Withoutpretences’s Weblog

Post da Novembre 2007

*L’ ombra del vento

Novembre 29, 2007 · 7 Commenti

                           

Molte volte, anzi moltissime, acquisto i miei libri semplicemente perché mi piace la loro copertina. La maggior parte delle volte, anzi quasi sempre, non hanno deluso le mie aspettative. Alcune volte però capita che, nonostante la copertina mi piaccia molto, non acquisto il libro, così perché c’e’ un qualcosa che mi trattiene (va bene lo ammetto, talvolta mi trattengo perché non ho un soldo in tasca!!!). Ho notato la copertina di questo libro un po’ di tempo fa e avevo i soldi per acquistarlo ma non l’ho fatto.

Ora me lo ritrovo qui… e’ destino che lo debba leggere?
 

Questo e’ stato il mio commento, un po’ di tempo fa, al post dedicato a questo libro   nel blog di Francesca.

Ed e’ cosi’ che quel libro l’ho acquistato e finito di leggere ieri sera.

 Un uomo giovane con qualche capello bianco, cammina per le strade di una Barcellona intrappolata sotto i cieli di cenere e un sole vaporoso che si sparge sulla ramala de Santa Manica in una ghirlanda di rame liquido.
Tiene per mano un bambinoni 10 anni che ha gli occhi pieni di una misteriosa frenesia per la promessa fattagli dal padre all’alba, la promessa del Cimitero dei Libri Dimenticati.
“Julian, quello che vedrai oggi non devi raccontarlo a nessuno. A nessuno.”
“Neppure alla mamma?” domanda il bambino sottovoce.
“Ma certo” risponde “Per lei non abbiamo segreti. A lei puoi raccontare tutto”. 

Con questo dialogo tra padre e figlio inizia e finisce questa storia.

Un storia che e’ un tributo ai libri, quelli ammuffiti in quel “Cimitero”  ma che conservano fresco il segreto che trascina da anni il destino di una serie di famiglie concatenate tra di loro. E poi c’e’ il sentimento che e’ capace di legare quanto sciogliere quelle stesse famiglie. L’ amore che appassiona, fa sperare e logora. Le atmosfere di una Barcellona a metà del secolo scorso, cupa sotto i cieli di cenere e suggestiva tra i vicoli e le piazze. E poi c’e’ il personaggio di Fermìn,, trascinatore della storia, stravagante, devoto, maledettamente, nonostante tutto, innamorato della vita.

 E ora si parte per un’altra storia!

Categorie: °°°APPENA FINITO DI LEGGERE°°°

*Biglietto d’ auguri

Novembre 28, 2007 · 23 Commenti

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Il mio pensiero a te, dolcissimo ometto:

… sei il venticello che fa muovere appena ogni singola fogliolina, delicato e spensierato
… sei la neve che sta scendendo ora, calma e pura
… sei la grande nuvola cupa, che oscura velovemente il sole cocente, nei pomeriggi d’estate
… sei la grandine, che in pochi minuti, distrugge il raccolto del contadino

Il mio pensiero a te, deliziosa donnina:

… sei un vulcano in eruzione, suggestivo ed inarrestabile
… sei il sole che rischiara, riscalda e porta il sorriso
… sei la pioggia battente, fresca e punzecchiante
… sei l’alta marea, che cancella le impronte della giornata

… a voi, preziosi tesori, il mio pensiero.

Ai pennelli Anna, Sara e Andrea

Categorie: DALLA MIA CARTELLA DEI COLORI · °°°PENSIERI E PAROLE°°° · °°°UNA CAREZZA DI PAROLE°°°

*Come ci sentiamo?

Novembre 25, 2007 · 24 Commenti

   fragile.jpg  Fragile

   Materna materna.jpg

   solare.jpg Solare

  Misteriosa misteriosa.jpg

  peccatrice1.jpg Peccatrice

Cosi’ io mi sento…

…e voi?

Categorie: DALLA MIA CARTELLA DEI COLORI

*TIZIANO. Ultimo atto

Novembre 23, 2007 · 11 Commenti

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O adesso o mai piu’!
Ed e’ così che mi sono aggiudicata il biglietto n. 49.549 per la Mostra del Tiziano “L’ ultimo atto” , in una ingolfata mattina d’autunno in una  Belluno  che si sta ancora stiracchiando tra il fumo dei camini e quello dei cappuccini.

Sono passate da poco le 9.00, orario di apertura, ma già un discreto numero di persone sono in coda per il ticket.
In realtà si tratta di un semplice baratto: un biglietto da 10 euro in cambio di quello d’ingresso.

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Finalmente lo stringo tra le dita ancora intirizzite dal freddo, non prima di aver appreso che il Signor Vecellio  ha messo astutamente il suo zampino da perfetto commerciante, quale e’ stato intorno al 1500, anche in questa occasione, visto che una delle riduzioni previste riguarda i possessori della tessera IKEA.
Chiedo consiglio ed indicazione ad una delle Hostes griffate dal “Divin Pittore” e con il mio biglietto in bella vista, sentendomi un po’ Mr Been mi reco al deposito borse dove rifiuto l’auricolare per la spiegazione delle opere più per una inconscia convinzione che possa affidarmi del mio senso critico che a quello di una guida accuratamente preparata.
In realtà, anche l’ulteriore baratto richiestomi per questo servizio, con un biglietto da 5 euro mi sembra ulteriore furbizia da parte di suddetto signore.

Il percorso in Crepadona è questa volta al contrario, ma i locali, anche se appositamente vestiti a festa per l’occasione, sono sempre gli stessi: bassi e  di dimensioni ridotte per ospitare tali imponenti tele.
Per ammirarne i giusti riflessi dovresti stare almeno ad una decina di metri. Impossibile farlo anche perche’ ci sono gia’ alcuni gruppi di studenti ed uno assai più assortito di anziani che accompagnati dalle rispettive guide migrano come piccole greggi da un settore all’altro al ritmo di pecorelle telecomandate dal proprio auricolare.
Mi avvicino al gruppo di anziani, alcuni hanno in mano un taccuino e con gli occhi appiccicati a questo piu’ che ai quadri, prendono appunti; altri guardano in direzioni opposte, solo pochi interagiscono con la guida che amabilmente spalma le sue conoscenze come nutella su una fetta di pane duro.
Mi soffermo a leggere la lettera mandata dal pittore a regale committente per esortarlo di a provvedere a mancato pagamento, quando una simpatica nonnina, evidentemente già stanca del continuo sostare, decide di appoggiare il suo curioso seggiolino proprio sopra all’alluce del mio piede destro…


Seconda decisione drastica della giornata: mi aggrego alla scolaresca!

La giovane guida sa catturare l’interesse dei ragazzi e anche la mia, il suo raccontare e’ accattivante e deciso mentre si sofferma davanti a documenti, lettere, oggetti e tessuti, incisioni e naturalmente i dipinti.
In questa mostra si e’ concentrato l’attenzione sugli ultimi vent’anni creativi del Tiziano e di qui il titolo della mostra “L’ultimo atto”.
Sono gli anni in cui oramai consacrato dal successo e meno “afflitto” dai problemi materiali esplode la sua sensibilità artistica, in cui inizia a pensare alla vecchiaia e a prepararsi alla morte.
Organizza meglio “la bottega” che attraverso i suoi collaboratori tra i quali anche i suoi figli Pomponio ed Orazio dei quali sono esposte alcune opere.
La sua pittura si concentra su soggetti sacri e mitologici ma ci sono anche alcune tele di ritratti tra i quali “Ritratto di donna con figlioletta”   …straordinario.
Le opere sono un centinaio e provengono da tutto il  mondo, da grandi musei internazionali ma anche da collezioni private.
Ci sono opere inedite o esposte per la prima volta come il “Ritratto di Paolo III”  dove il Papa appare potente e monumentale con tutta l’autorità della sua carica, immagine  che compare sui volantini pubblicitari della mostra.
A suscitare un particolare interesse e’ però il “Ritratto di Paolo III senza camauro”   versione in cui il Tiziano ritrae un uomo pallido e anziano, ingobbito e rimpicciolito. Straordinario e’ il rosso mantello che pare di velluto.
Ci si porta lentamente verso l’uscita nel  “Cubo”  padiglione firmato da Botta dove l’ampio spazio dona vitalità e respiro alle ultime tre intriganti opere: il “Paolo III”, “L’ ultima cena”  e il “San Giacomo in cammino” .


Esco così assieme ai ragazzi, oramai mi sento in qualche modo alunna onoraria e colgo i commenti dei miei compagni… sono tutti molto felici di questa visita e naturalmente dei gajet che li attendono all’uscita, difficile per me invece ritornare a questa atmosfera commerciale.

Con il mio biglietto n. 49.549 ancora tra le dita a questo punto riscaldate saluto la cittadina oramai desta e sorrido all’occhio vispo di Paolo III che sbircia dalla vetrina dell’ osteria alla fine della via.                 c_2_media_17811_galleryitems_galleryitem7_immagine1.jpg      

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Ps.  A me e’ piaciuto di più quello senza camauro! 

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Appendice riflessiva…
A quale prezzo si saranno accordati col “Divin pittore” gli inquilini di quel palazzo per privarsi della luce del sole?

Categorie: APPENA FINITO DI VISITARE

*Quella rossa, quella rossa!

Novembre 20, 2007 · 17 Commenti

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   Le ho riviste sullo scaffale di un supermercato alcuni giorni fa, in un semplice sacchettino trasparente, una piccola etichetta per delle piccole insignificanti caramelline di zucchero.
Non le ho comperate, la mia gola richiedeva in quel momento concentrato elisir di eucalipto ma la mia mente era già pronta a viaggiare.
Un viaggio di poche centinaia di metri, rigorosamente percorsi a piedi.

Un po’ di ghiaia, impronte lasciate sui  campi tra i prati,  il sentiero tra i boschi lastricato di sassi e muschio, il ponticello sulla “roia”,  la “grande strada grigia” e la vetrina con la porta che suona.
Di fronte, il maestoso bancone, ad ogni passo più imponente; bisognava rimanere alla giusta distanza, per vedere comparire da dietro il gigante buono. Se gli arrivavi a ridosso , lì a toccare la sua vetrina, del gigante potevi solamente riscaldarti del calore della sua voce gentile e rinfrescarti della sua ombra imponente,  ma non lo potevi vedere.
Ricordo di guance sane e un filo di sorriso tra la sua lunga e folta barba bianca…in seguito ho spesso pensato che avrebbe potuto  benissimo  indossare i panni di Babbo Natale ed ora la somiglianza mi porta a considerare lo stravagante personaggio di Funari… sia inteso solo per la somiglianza fisica.
Mi sarebbe piaciuto possedere la matita che teneva dietro l’orecchio; la punta sempre perfetta scorreva sui piccoli quadretti del notes che teneva a mo’ di palmare tra la mano…e la matita digitava nostalgiche lire.
Dietro al maestoso bancone si ergeva “lo  scaffale” con appesi ai lati, risultato delle più quotate vetriniste dell’ epoca, una sfilza di orrendi baccalà seccati… Scaffale che negli attuali supermercati è a malapena sufficiente ad esporre “qualche tipo” di merendina ma nella bottega di Gusto sapeva offrire l’intera gamma di prodotti che poteva appagare le esigenze di vita di un tempo… a pensarci bene, un tempo che non è per nulla lontano.
Mi divertiva vederlo appoggiare, quasi in una carezza, la sua grande mano  sulla manovella dell’affettatrice e con l’altra, intervallando, riporre una fetta di prosciutto sulla carta che la mamma conservava di volta in volta  e la fetta successiva a scomparire in quella fessura tra il bianco della sua barba… una fetta sulla carta ed  una in bocca, una fetta sulla carta ed una in bocca… e la mia di bocca che si apriva al ritmo della sua e le papille gustative in illuso fermento…
Era meglio farsi un giretto tra le canne da pesca e gli improponibili stivali verde oliva che il settore adibito a questo praticatissimo sport proponeva.
Li aveva anche il mio papà, e faceva proprio ridere quando se li metteva, rimboccati al ginocchio, canna in mano, cestino a tracolla e giù per il Cordevole e le trote già agitate se la davano a pinne levate…ma questa  storia al prossimo ricordo!…
Il mio interesse però era tutto per coloratissime “mosche” appoggiate  tranquillamente in alcune “sdraio di vimini” a prendere il sole che filtrava tra le storiche chiazze di sporco della vetrina. Stavano lì ogni volta che ci andavo, più o meno le stesse, qualche nuova arrivata si notava per l’assenza di polvere sulla coda tinteggiata e sembrava pavoneggiarsi nei confronti delle più  gallonate colleghe di sdraio. Mi piacevano anche perché stavano sempre ferme, non erano dispettose come quelle che si appoggiavano sulle mie gambe d’estate e che prendevano il volo appena mi sfiorava  l’idea di poterle coprire con la mia dolce e spietata manina…quelle di Gusto invece si facevano accarezzare la loro variopinta coda tanto ci pensava l’amo che erano chiamate a nascondere a far indietreggiare la mia curiosa manina.
“Non toccare” mi diceva la mamma ma la tentazione ogni volta era tanta; anche i bambini di una volta avevano il tocco facile e io difendevo per bene la categoria. Puntuale arrivava anche lo sguardo del gigante, un misto di avvertimento e comprensione addolcito da un filo di sorriso di certo vincente rispetto all’autorità della mamma.
Avevo imparato a non chiedere, era controproducente farlo. Un ingenuo sguardo ai barattoli dalla pancia larga e dal tappo di latta sortiva sempre il giusto effetto. E mentre la mano di  Gusto guidava la paletta tra quei preziosi confettini di zucchero ogni volta mi ritrovavo a desiderare: “quella rossa, quella rossa” ma poco importava se come al solito capitavano solamente quelle bianche… “Quella rossa” era come pescare il granello di riso nella ciotola di cenerentola.

Una caramellina per il viaggio del ritorno, al di la’ della vetrina con la porta che suona, ripercorrendo a ritroso la “grande strada grigia”, il ponticello sulla “roia”, il sentiero tra i boschi lastricato di sassi e muschio, ritrovare le impronte lasciate sui campi tra i prati e nuovamente la ghiaia sotto i piedi in un viaggio di poche centinaia di metri lì tra gli scaffali di un supermercato, alcuni giorni fa.

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*l’incontro

Novembre 17, 2007 · 7 Commenti

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Quella sera l’aveva attesa e desiderata semplicemente incontrando il suo sguardo apparentemente distratto, solo per un  attimo.

Richiami di labbra, delicato lo sfioro, naturale saluto che rasenta colpevoli  innocenze.

Impacciate solo le parole mentre sale gradini dietro di lei.

Entrambi consapevoli dell’ incedere dell’altro, mischiato al fluido movimento di capelli e profumo di agrumi.

L’occhio illumina la fontanella da dove scendono persistenti e  pacate le sue lacrime e la musica accompagna delicatamente il susseguirsi di incalzanti sensazioni.

Lui, di fronte a composta posa, vorrebbe passare sul suo profilo affiorare netto  dal bagliore del ceppo che arde.

Tra le mani ingannevoli pagine distraggono l’attenzione di lei che deliziosamente conscia di sognato contatto,  già paga, attende l’incontro.

Dona

 

Grazie Michele per la foto

 

      °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

 

 

 

 

 

Ieri, dopo uno scambio  di complici occhiate e mi sono ritrovata in mano questo libricino .

15,5×10,5×0,3 cm di puro spirito di viva creatività. Provare per credere!

Grazie Ramona  per questo sentito dono… ma mi manca una cosa…

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*Dalla cartella dei colori…

Novembre 15, 2007 · 11 Commenti

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…mamma, mamma mi prendi un ovetto?!

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*STORIE DI FOTO

Novembre 12, 2007 · 22 Commenti

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 Il mio viaggiare non può essere che nel tempo e nella fantasia,in quel particolare che racconta una storia.
Nel lento e incuriosito strisciare di una lumaca nelle mani di un bimbo… 

La bambina la prende tra le sue piccole e maldestre mani. Capisce che quel momento richiede più accurati gesti e la depone delicatamente sull’indice teso. Sente un leggero umidiccio e in un primo momento la reazione e’ di ribrezzo ma la curiosità di scoprire come reagirà a tale contatto e’ senz’altro più pungolante. A prima vista solamente un guscio, una piccola spirale dai colori tenui decorata dal pantografo della natura.

Oramai avvezza del fievole calore la chiocciola allunga e sente nell’ impercettibile tremolio l’emozione di chi l’ha accolta. Un piccolo indugio e si ritrae, il tempo di adattarsi l’una all’altra, il tempo di un battito di ciglia. E’ piacevole quel calore, e’ singolare quel lento estendersi… sempre meglio, in ogni caso, rizzare le antenne! Ne compare una in avanscoperta, mentre l’altra diffidente temporeggia. “Via libera!” dice alla compagna e un sorriso illumina il viso della bambina.

Lentamente avanza, la pelle della piccina e’ morbida e liscia, leggermente più secca della sua e ne assorbe il calore. Passando scorge usuali venature di colori pastello, su verso il pollice… perché si sa le mani di un bimbo son sempre ingenuamente sporche, le mani di un adulto invece non sono mai innocentemente pulite.

Nel viaggio della vita  ci sono piccoli gesti che regalano grandi emozioni degne di essere immortalate nella storia di una foto.

 Foto: VIAGGIARE CON LA FANTASIA
1° premio giuria popolare
18° Concorso fotografico
L’ ARTE DI RACCONTARE UN VIAGGIO
ATTRAVERSO UN PARTICOLARE
Tarzo 2007

Categorie: °°°FOTORICORDANDO°°°

*Mille splendidi soli – Khaled Hosseini

Novembre 9, 2007 · 12 Commenti

Quante volte siamo stati rassicurati dai nostri genitori e abbiano a nostra volta rassicurato i nostri figli dopo essersi svegliati da un brutto sogno oppure dopo aver visto delle scene raccapriccianti di un film o semplicemente di fronte a qualche povero bambino capitato nelle grinfie di un orco cattivo in una delle più leggendarie fiabe di sempre.

Stai tranquillo si dice, “…e’ stato solamente un brutto sogno” o “…e’ solo una scena di un film” oppure ancora “… e’ una favola!” come credendo o facendo credere che certe cose spregevoli in realtà non siano mai capitate o non possano capitare.

Ed invece e’ proprio nella realtà di tutti i giorni, magari ci sembra non nella nostra, ma in quella molto vicina a noi certe storie possono davvero accadere.

Storie di uomini che mostrano le loro fragilità con la crudezza di gesti vili su donne e bambini ma anche uomini forti che trattano con fragilità di sentimenti queste creature più deboli.

Bambini con il loro immenso bisogno di affetto, vulnerabili e innocenti spettatori.

Ragazze costrette a diventare anzitempo donne, rinnegate, trattata come oggetti di piacere, come macchine per fare figli, insultate, massacrate di botte, umiliate, condannate.

Donne innamorate.

Madri umili, pazienti, sagge, scrigno di infinito amore per i figli.

Personaggi di storie afgane, personaggi di storie nostre non nel medioevo ma di questi tempi.

Mi mancano una trentina di pagine ma non e’ necessario dare un finale a questo libro.

Posandolo sul comodino non posso dirmi che tanto e’ solo un libro… e trovo conforto dal rassicurante calore del corpicino di mio figlio rannicchiato accanto a me sotto le coperte.

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*Con la valigia in mano

Novembre 6, 2007 · 4 Commenti

In questi giorni, visitando diversi blog, mi e’ capitato di leggere pensieri, punti di vista, opinioni o semplicemente emozioni sul tema della sicurezza, strettamente collegato, parrebbe in questo periodo, al questione dell’immigrazione.
E’ un tema assai complesso, molto delicato e sinceramente difficile da affrontare.

E così mi vien da pensare ad una persona a me cara, emigrante fin da ragazzino.
Dedito al suo modesto lavoro tra volti spesso ostili, attento ad osservare le regole del paese che per anni gli ha dato la possibilità prima di formare e poi di mantenere una famiglia.
Una vita semplice, lontano dal paese natale e dagli affetti.
I consueti rientri in Patria, sempre più faticosi da sopportare con il passare degli anni ma comunque irrinunciabili richiami… fino all’ultimo viaggio.

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CON LA VALIGIA IN MANO

Sei arrivato in una piovosa notte di fine marzo.
 

Ad aspettarti io e mia madre…tua sorella.
non alla solita stazione
e nemmeno l’ora e’ la stessa.
 

Ti abbiamo atteso,
sedute sul divano della tua dimora,
quella casa che tanto amavi,
testimonianza delle tue origini,
da sempre custodite nel tuo cuore. 

Siamo rimaste lì sedute per ore,
eri in ritardo… 
Pare strano ma…
non hai mai indugiato così tanto,
quando prendevi il treno. 

Le campane segnano le ore che passano:
un rintocco, due, tre…
e poi il rumore del furgone che avanza. 

Sei arrivato
…non con le solite valigie,
quelle che hai sempre tanto odiato
…non con la presenza di chi ti e’ stata vicina
fino all’ultimo respiro…
 

Questa volta,
come quella volta,
sei arrivato solo,
al punto di partenza
della tua esistenza.
 
Dona

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