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*La grammatica di Dio

Dicembre 26, 2007 · 22 Commenti

Tra gli dèi che gli uomini inventarono, il più generoso è quello che unendo molte solitudini ne fa un giorno di allegria

CALLISTRATO

LA GRAMMATICA DI DIO, un libro che parla di solitudini e allegria l’ultimo di Stefano Benni.
L’essere e soprattutto il sentirsi soli in molteplici situazioni, momenti di vita, qualsiasi sia la posizione sociale e soprattutto in mezzo alla gente.
25 piccoli racconti per altrettante situazioni dove il frastuono degli uomini e dei luoghi comuni si mescola al silenzio stellare che interroga tutti, eroi silenziosi e ciarlatani della sopravvivenza o del sopruso.
Su tutti mi ha colpito il racconto di frate Zitto. 

Frate Zitto in uno dei racconti di Benni, riesce trovare spiegazione della grammatica di Dio solamente nel fascino di una pianta o della neve o ancora della luce piuttosto che nel libro del mondo rappresentato dai volti di vecchi rugosi, occhi brillanti di bambini, donne dal passo elegante.

Benni scrive:

“…Non si dovrebbe parlare di Dio. Non conosciamo la sua lingua. L’Universo si manifesta e scompare senza parole, siamo noi ad inventare una voce al suo terribile silenzio. Dal primo grido di paura che l’ uomo gettò sulla Terra, ogni nostra frase e’ poco più del lamento di un animale. Possiamo soltanto ascoltare. Come l’incanto di una musica lontana, nel cuore della notte. A cosa serve sapere chi l’ha scritta, chi sta cantando, a chi è dedicato quell’amore? Perché immiserire Dio, visto che di dèi miseri ed impotenti e’ piena la storia? Perché voler dare a Lui il volto incerto delle nostre idee e della nostra preghiera?…”

Di Stefano Benni volevo anche segnalare MARGHERITA DOLCEVITA

…”Beh, le inventano tutte! Ha il fermo immagine e lo zoom. Il replay e lo stabilizzatore antiriflesso. Ha dodici formati diversi! E puoi regolare tutti i colori in gamma cromotonale. Non so cos’e’, ma deve essere bellissimo!
Mamma, sono soldi sprecati, volevo dire.
Poi mi sono ricordata che anni prima mi ero fatta regalare un astuccio con ottantasei matite colorate.
Cosa me ne facevo di dieci tipi di viola inutile e del giallo calanco e del bianco avorio e del verde fava?
Niente: mi piaceva guardarli e alla fine li ho regalati ai bambini poveri.

Se vedete il disegno di un panorama col mare color viola inutile, la sabbia bianco avorio e gli ombrelloni verde fava, e’ sicuramente di un bambino povero.”…

Questo e’ un po’ quello che succede nella vita di tutti i giorni ad ognuno di noi, non solo a quella  bambina protagonista nel libro di Stefano Benni “Margherita Dolcevita”.

 L’essere talvolta abbagliati dai beni del consumismo, volerli a tutti i costi e poi una volta nelle nostre mani, estratte da tasche bucate, non avere il tempo di goderseli ed inesorabilmente rientrano nella nostra distratta routine.

A volte cerchiamo di disfarcene perché la loro inutilità ci fa sentire in colpa e talora sono una vera persecuzione, quando te li ritrovi in casa al costo di un euro all’estrazione del n. 37 alla pesca di beneficenza della parrocchia!!!

Categorie: °°°APPENA FINITO DI LEGGERE°°°