Withoutpretences’s Weblog

Post da Gennaio 2008

*C’era una volta… IL CARNEVALE

Gennaio 31, 2008 · 24 Commenti

Rispondendo al richiamo di Signora Tradizione, nella stagione in cui i prati riposano e il tasso dorme nella sua tana, all’ ora in cui il sole ancora per poco splende, arrivano…

Arrivano dalla fantasia di chi sa giocare col proprio cuore di bambino e che si lascia trasportare dalla magia dei colori.

 E compare un simpatico topo dall’alto del suo carro a guidare una marea di piccoli simili che impazienti ripassano la loro coreografia.

                 

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Il loro sarà un magnifico show che si tinge di rosso e di giallo. Tanti piccoli topini che danzano impacciati inchinandosi a alla grazia di dame e baroni dai costumi di pizzi velluti e broccati.

Prendono posto anche gli aiutanti di “Super Mario Bros” in groppa al suo draghetto Yoshi e con la tartaruga Koppa che non riesce a volare…

                                  

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hanno azzurre tute da lavoro, cappellino sulle 23 e grandi mani che sincrone si muovono al ritmo di una musica immaginaria…

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 Dai campi del vicinato tante dorate pannocchie danzano felici,  protette da fastidiose beccate dal loro amato spaventapasseri al quale, riconoscenti,  hanno donato le loro foglie per un enorme cappello…

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Da una valle incantata la vetrina dell’ “acchiappasogni” da dove per magia escono e prendono vita tanti piccoli soldatini dalle giubbe rosse, bottoni dorati e cappelli a cilindro ostentano fieri i loro fucili di legno.

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 Nella loro marcia accompagnano dolci bamboline e tutt’ attorno simpatici orsetti non riescono a trattenere la loro felicità…

E poi ancora musica… nella vicina Mel-Town dove la vita si svolge semplice lungo la via principale tra chiacchiere di donne e sparatorie di cowboys. Esce dal saloon l’acclamare alle sue ballerine che sorridenti alzano le gonne a mostrare lunghe e bianche mutande di pizzo ad un pubblico che batte mani e occhi compiaciuto.

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 Dalla foresta rivivono fantastici personaggi del passato, Heimmurach dai volti lignei sfigurati, con espressioni che richiamano la loro gestualità nel far suonare i pesanti campanacci che portano sulla schiena ricoperta da una folta pelliccia…

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Incuriosiscono, spaventano, divertono, affascinano ma soprattutto conservano secolare originalità.

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Tutto questo fervore genera in tutti un certo appetito ed e’ così che per incanto arrivano incredibili cuochi che escono da calici di un servizio oramai passato di moda …

  

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alti e bianchi copricapo al vento, pance testimoni dei continui assaggi distribuiscono dolci biscotti e cioccolatini che non tardano a scomparire come pure la miriade di caramelle che girano tra la folla…sono invitanti nel loro involucro colorato: piccole o grandi ogni palato riescono a soddisfare rubando anche l’ultimo celato sorriso.

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E’ quasi l’ora e un brivido di eccitazione scorre lungo la schiena…il drago dalla lunga coda muove i primi passi e il direttore della banda… TAC-TAC-TAC… dà inizio alla grande sfilata… 

Vicino al fuoco, nella stanza in stile vittoriano, la nonna racconta ai nipotini “la storia delle persone che non sanno più ascoltare le favole” mentre, sul tetto, indaffarati spazzacamino sturano un comignolo da manciate di coriandoli…

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BUON GIOVEDI’ GRASSO A

TUTTI !!!

Comunicazioni di servizio:

Sevolete provare a fare i crostoli ciccate la pagina a fianco *FOTORICETTE*°*
Nelle foto carnevale di Sedico (Belluno) 2006

 

Categorie: °°°FOTORICORDANDO°°°

*Bianco e Nero, solo un film?

Gennaio 27, 2008 · 26 Commenti

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BIANCO E NERO  

Può essere che solo la passione possa far crollare la barriera che esiste tra l’uomo nero e quello bianco?

In questo film, che solleva parecchi interrogativi su questo sensazione di diversità che va al di là del colore della pelle, che anche senza voler ammettere ci portiamo tutti appresso, non ho visto l’amore a combatterlo ma solamente la passione, l’attrazione profonda tra i corpi e le menti, ma non di certo l’amore. Forse era previsto nel copione, ma l’amore, in questa pellicola,  non fa il protagonista  nel voler annichilire l’animo razzista  che c’e’ in noi.

E così ci affidiamo alla compassione, al buonismo, alla pietà, al voler essere al di sopra di certi pregiudizi, al non volere essere razzisti come gli altri che noi consideriamo tali senza ponderare che così pensando lo siamo più di loro.

E’ inutile negare, facciamo ancora tanta fatica a guardare in viso una persona che ci pare diversa da noi, talvolta abbiamo dei dubbi solamente per qualche lineamento del viso che sembra non appartenerci, siamo ancora più diffidenti di un tempo e per non far trapelare ciò ci nascondiamo dietro ad una maschera di ipocrita indifferenza.

Vi parlo da un paesino di montagna dove fino ad alcuni anni fa lo straniero era solamente rappresentato dai “vu cumprà” o come venivano chiamati da noi dai “diecimilo”, Qualcuno si presentava con  la mano mozzata e un’enorme borsone inspiegabilmente sorretto dal moncherino, sulla spalla opposta appoggiate stole di asciugamani lenzuola e copriletto.

Alternavano le loro visite a quelle dei “testimoni di geova”, tra le due categorie i primi erano di gran lunga i più accetti.

Poi sono comparsi i bambini che trascinavano gli stessi borsoni forse lasciati in eredità dagli adulti?

 OGGI

Oggi vedo un bambino della mia età
ha suonato alla porta,
alla nostra porta.
Era carico
di oggetti inutili
che nessuno vuole,
e di povertà,
che nessuno accetta. 

Questa è la poesia di Andrea, 9 anni

Ora raramente qualcuno si presenta alla porta…e si fa fatica ad accettare che non ci si possa rintanare dietro come un tempo. Ci si sentiva forti all’ interno di quella porta, con facilità poteva rimanere chiusa e ora invece, che si ha la consapevolezza che non ci si può più nascondere, si fa fatica a tenerla aperta.

Questo e’ quello che emerge nel film… siamo ancora tanto restii ad aprire le nostre porte soprattutto quelle del cuore, le uniche che fanno in modo che l’accettazione dell’ uomo verso tutta l’umanità  sia totale.

Nel bianco e il Nero ho percepito amore solamente nelle lacrime di Bertrand (Eriq Ebouaney, unica interpretazione eccellente in questo film)  nel momento in cui sente che senza la presenza di sua moglie nella vita sua e dei suoi bambini la vita non ha un senso. Quella moglie che l’ha tradito, con un bianco.

Ma l’amore capisce e perdona, e’ buono e cortese.

La passione, invece, dove porta?

Questo e’ l’interrogativo con il quale si esce dalla sala assieme a quello:

“perché i bianchi hanno così  pochi amici neri e…
perché i neri hanno così pochi amici bianchi?”

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*Shoah…

Gennaio 24, 2008 · 20 Commenti

Mio figlio di 7anni ieri mi ha chiesto cosa significasse shoah.
L’aveva sentito dalle sue maestre che parlavano tra di loro ma non ha osato chiedere… si e’ portato la curiosità a casa.
Ho detto lui che si trattava di un bruttissimo periodo di non molto tempo fa in cui furono uccise moltissime persone perché ingiustamente  ritenute diverse e quindi inferiori.

Se ne e’ andato un po’ perplesso ma so che tornerà a chiedere…

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Il termine Shoah  (che in lingua ebraica significa “distruzione” (o “desolazione”, o “calamità”, con il senso di una sciagura improvvisa, inaspettata), è voluto dagli ebrei, i quali, attualmente, rifiutano l’altra parola stilizzata, Olocausto, in quanto questo indica un sacrificio propiziatorio, il che è sicuramente ingannevole.

L’espressione Shoah si riferisce al periodo che intercorre fra il 30 Gennaio 1933, quando Hitler divenne Cancelliere della Germania, e l’8 Maggio 1945, la fine della guerra in Europa: in questo periodo furono milioni le persone soppresse dalla follia razziale nei confronti non solo degli ebrei . Pur essendo impossibile accertare l’esatto numero di vittime ebree, le statistiche indicano che il totale fu di oltre 5.860.000 persone. La maggior parte delle autorità generalmente accettano la cifra approssimativa di sei milioni a cui si devono sommare 5 milioni circa di civili non ebrei uccisi. In tutto quindi, ma la cifra precisa ha ben poca importanza, oltre 10 milioni di persone furono uccise dall’odio nazionalsocialista.

Tra i gruppi assassinati e perseguitati dai nazisti e dai loro collaboratori, vi erano: zingari, serbi, membri dell’intellighentia polacca, oppositori della resistenza di tutte le nazionalità, tedeschi oppositori del nazismo, omosessuali, testimoni di Geova, delinquenti abituali, o persone definite “anti sociali”, come, ad esempio, mendicanti, vagabondi e venditori ambulanti. La maggior parte delle persone soppresse passarono per i campi di sterminio, che erano campi di concentramento con attrezzature speciali progettate per uccidere in forma sistematica.

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Penso non ci siano parole, dette ora,  che possano esprimere quello che fu.Conviene ascoltare i ricordi… Ho letto Etty Hillesum circa due anni fa, Michele mi consigliò di leggere il suo diario… disse che forse io avrei capito ancora meglio essendo scritto da una donna…

Talvolta lo riprendo per mano perché leggere i suoi pensieri   mi dà sempre  coraggio e forza.

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Diario (1941-1943)

…Ora devo dormire e lasciar andare tutto. Mi gira tanto la testa. Non c’e’ niente che funzioni nel mio corpo. Vorrei guarire presto, ma dalle tue mani accetto tutto come viene, mio Dio. So che e’ sempre un bene. Ho imparato che un peso può esser convertito in bene se lo si sa sopportare.

Vedi, ho ancora sempre lo stesso problema, non so decidermi a smettere di scrivere: all’ultimo momento vorrei ancora trovare la formula liberatoria, la parola che esprima il mio ricco, sovrabbondante sentimento della vita. Perché non mi hai fatta poeta, mio Dio? Ma si, mi hai fatta poeta, aspetterò pazientemente che maturino le parole della mia doverosa testimonianza: cioè che vivere nel tuo mondo e’ una cosa bella e buona, malgrado tutto quel che ci facciamo reciprocamente noi uomini…

…Dammi un piccolo verso al giorno mio Dio, e se non potrò sempre scriverlo perché non ci sarà più carta o perché mancherà la luce, allora lo dirò piano, alla sera, al tuo gran cielo. Ma dammi un piccolo verso di tanto in tanto…

Da “DIARIO 1941 – 1943”  di Etty Hillesum

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Lettere 1942-1943

A Christine van Nooten
Presso Glimmen, 7 settembre 1943

Christien, apro a caso la Bibbia e trovo questo: “Il Signore è il mio alto ricetto”.Sono seduta sul mio zaino nel mezzo di un affollato vagone merci. Papà la mamma e Mischa

Sono alcuni vagoni più avanti.

La partenza è giunta piuttosto inaspettata, malgrado tutto. Un ordine improvviso mandato appositamente per noi dall’Aia. Abbiamo lasciato il campo cantando, papà e mamma molto forti e calmi, e così Mischa. Viaggeremo per tre giorni. Grazie per tutte le vostre buone cure. Alcuni amici rimasti a Westerbork scriveranno ancora a Amsterdam, forse avrai notizie? Anche della mia ultima lettera?

Arrivederci da noi quattro.

Etty

Questa cartolina postale, che Etty buttò fuori dal treno il 7 settembre 1943, fu ritrovata lungo la linea ferroviaria e spedita da Glimmen (nella provincia di Groningen) il 15 settembre 1943.

DA “Lettere 1942 – 1943” di Etty Hillesum

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Etty Hillesum, nata nel 1914 a Middelburg da una famiglia della borghesia intellettuale ebraica,  morì a Auschwitz il 30 settembre 1943

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*Il particolare

Gennaio 23, 2008 · 21 Commenti

per un momento
non son riescita a capire
se fosse stata neve
o
fossero state nuvole
oppure ancora…

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* “1977″

Gennaio 20, 2008 · 24 Commenti

Un vecchio tronco di nocciolo vicino casa, quei segni oramai irriconoscibili scalfiti all’altezza di  ragazzino dodicenne…

Erano i segni di un amore platonico ma pur sempre amore. Due iniziali, incorniciate dal classico cuore trafitto da una delle tante frecce di un complice cupido.

Non e’ stato mai tagliato quell’ albero, forse, perché a distanza di anni, e’ in grado di essere ancora generoso verso mani che colgono i suoi frutti, forse per un caso, o forse per tenerezza  di un romantico boscaiolo…Sta di fatto che e’ ancora li ben saldo e di sicuro non indifferente al mio sguardo.

Il ricordo di quel suono, un richiamo … non di un telefonino smarrito nel bosco che suona come il verso di un tordo, ma un fischio ad imitare chissà quale volatile, suono dolce al mio orecchio attento, l’emozione di essere cercata ed osservata ad una rispettosa lontananza.Quasi ogni pomeriggio lui attraversava il bosco che separava le nostre due abitazioni, si appostava li vicino a quel nocciolo,  mandava i suoi richiami e lasciava il segno del suo sentimento proprio su quella corteccia. Ricordo la mia frenetica attività di trovare qualsiasi pretesto per poter guadagnare una buona posizione rispetto alla sua postazione, per poterlo vedere, per incrociare anche per un istante il suo sguardo e contraccambiare il suo bel sorriso. Mia madre osservava apparentemente disinteressata da lontano, talvolta scorgevo il suo ammiccato sorriso, provavo un po’ di vergogna per quel mio manifesto segreto…e lei sorrideva…

Ha sorriso anche la maestra quando, un giorno, andando in passeggiata mi scoprì leggere un suo bigliettino con la frase romantica del giorno. Era solito lasciarlo all’interno della mia cartella marrone che casualmente lasciavo a sua portata di mano fuori dall’aula di 5^,  unica classe dislocata tra la farmacia e l’ambulatorio medico perché non c’era più posto nel vecchio edificio scolastico. Il nostro era uno scambio alla pari…io lasciavo il mio bigliettino nella cartella e lui nel prenderlo, ogni mattina, prima del suono della campanella, lasciava il suo…insomma questi erano gli sms di una volta!Così, da quel giorno, anche la maestra sorrideva…

Era difficile una volta la vita da innamorati!

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*Parlando di cugini…

Gennaio 18, 2008 · 22 Commenti

Ieri sera ho avuto modo di leggere questa  bella testimonianza    suggeritami da   Alex    sui ricordi dell’adolescenza in particolar modo sulla scoperta della propria sessualità.  

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Il mio ricordo:
Non ricordo quanti anni avessi, forse una decina, di certo so che mio cugino ne aveva uno più di me.

Era estate, perché solo in questa stagione mio cugino arrivava, all’ombra dei suoi genitori, nella piccola stazione del paese  dopo 12 ore di viaggio; tale era il tempo che il treno ci impiegava per portarli in patria dalla lontana Zurigo.

Per me era ogni volta una gioia rivederli, lo zio  sorridente e paffuto, la zia impettita e truccatissima e Mauro  timido e rassegnato.
Le altre tre componenti della famigliola erano le loro valigie; avessi dovuto fare un disegno che li rappresentasse di certo loro non sarebbero mancate.
E meno male perché era proprio da una di loro che ogni volta la zia estraeva  tra agli immancabili asciugamani, strofinacci per la mia dote e le tavolette di cioccolato con la croce, qualche giochino introvabile qui in un pesino di montagna dell’Italia settentrionale.

Per me era una  festa averli vicino, in quei quindici giorni praticamente mi trasferivo dalla nonna che aveva l’appartamento sotto il loro e così passavamo le giornate a  prender mosche, schiacciare nocciole e ovviamente poi papparsele, a giocare a briscola, cava camisa e scala quaranta.

Ci piaceva stare appena fuori dalla porta d’ingresso, ci riparavamo dalla calura dietro la tenda parasole, era la nostra piccola “casetta”… mi vien in mente la canzone … “Era una casa tanto carina senza soffitto  senza cucina…”
Si faceva pagare il pedaggio a chi dovesse passare di li e si rideva.
Li dentro si passavano interi pomeriggi, quando il caldo era intenso e si ruotava la tenda al girare del sole verso ovest.

Alle volte era nostro ospite nella casetta anche un ragazzo che abitava lì vicino e che aveva un paio d’anni più di noi.
Con lui si giocava a toccarsi, le mani si posavano ingenuamente e con imbarazzo di tutti alla scoperta di del nostro corpo, solamente percezione e immaginazione non ci si spingeva mai al di là.
E le mani si ritraevano ad ogni imbarazzata risatina ma poi ritornavano .

Non c’era volgarità e malizia in quei gesti solamente voglia e timore di scoprirsi. Non ricordo di aver provato piacere  da questi contatti ricordo però la paura di essere scoperti perché si sapeva di fare qualcosa di male e che si ci avessero scoperti ci avrebbero senz’altro punito.
Questo provocava in me una certa eccitazione, quel senso di intimità e sfida ne fare un qualcosa di proibito più che sapere bene cosa si stesse facendo.

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*Passeggiate invernali

Gennaio 16, 2008 · 25 Commenti

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La mente persa in un copione apparentemente senza senso porta i miei piedi a passi lesti a seguire un percorso di insidiosi pensieri. 

Passi liberatori in un turbinio di dolorose emozioni, il freddo a cozzare con un respiro che scarica la tensione. 

Passo dopo passo, pensiero dopo pensiero mi trovo a ripercorrere parallele le mie consapevolezze e le mie debolezze in un binario immaginario. 

Non ci sono rumori che possono coprire il frastuono che il mio silenzio emette…

Solo un suono sordo e martellante attira la mia attenzione, telegrafico messaggio della natura che non mi delude mai. 

E il picchio incide la colonna sonora dei miei pensieri sul vecchio tronco  oramai secco da tempo.

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Dopa una passeggiata come queste, qualcosa di caldo e una buona fetta di dolce non guastano…

…per il dolce cliccate  tra le mie pagine a fianco questo post alla voce  “FOTORICETTE” e  da bere consiglio una cioccolata calda o una bicchiere fumante di vin brule’

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*Un amore

Gennaio 14, 2008 · 17 Commenti

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Ho acquistato questo libro  il 18 settembre 2007.
Il primo di Buzzati.

Nonostante questo scrittore sia nato a Belluno, la mia città,  e sia stato qui ampiamente celebrato negli anni scorsi non ho mai sentito il bisogno di leggere qualcosa di suo.
Succede così per molti autori, anche i più famosi, poi senza alcun apparente motivo entrano a far parte della mia, seppur sempre carente, biblioteca.

Mi ricordo quel giorno perché e’ stato uno dei più lunghi della mia vita.
Lo e’ quando si aspetta in una desolata sala d’attesa come solo quella di un ospedale sa essere.
Attesa e incertezza per la sorte di una persona e del tempo da trascorrere con la mente piena di vuoto e gli occhi puntati a quel vetro che non ti fa vedere oltre.
Difficile concentrarsi sulle pagine del libro che ho portato, nervosismo ed impazienza, impotenza e paura.

Me lo ritrovo tra le mani senza nemmeno rendermene conto, in fondo mi ero già portata un libro per ingannare il tempo, quel tempo.
Sarà stata la copertina, molte volte succede che acquisti dei libri attratta dal loro involucro…
E mi ritrovo stupita a pensare cosa possa centrare questa storia, quella di Buzzati con il momento che sto vivendo.

Buzzati parla d’ amore, forse quello da lui provato e ne parla credendo che questo sentimento sia ancora capace di tutti i miracoli. Ne parla con tale sincerità e semplicità da far sentire la sua vitalità e l’inquietudine.

Dice Eugenio Montale nella sua critica  “ Ci troviamo nel cuore del più acceso realismo e psicologismo, nella dissezione quasi anatomica di un sentimento amoroso che molti diranno patologico, ma che in realtà tutti gli uomini, che non hanno gli occhi e il cuore foderati da una cotenna di lardo, hanno almeno virtualmente provato”.

E’ un opera che parla d’amore, l’amore di un uomo verso una donna.
Antonio Dorigo (un architetto cinquantenne) e la Laide (ragazza ventenne ufficialmente ballerina alla scala e ufficiosamente danzatrice in un ambiguo locale notturno e dispensatrice di sesso in case di appuntamento da lui frequentate) … e mi son chiesta allora, come mai stessi leggendo quel tipo di libro in quel particolare momento… non lo trovavo adatto, era fuori luogo ma continuavo a leggere e quando quella porta si aprì ero arrivata circa a metà …

Lo finii la notte, alla luce fievole della stanza dove giaceva mio padre.
Me lo ritrovo in mano ora ad un mese dalla sua morte e mi vien ancora da pensare al perché di quella lettura in quel particolare momento.

E giacché tutto ciò che accade per me ha un senso il senso per me sta nella parola amore.
Non solo amore tra le persone ma Amore in senso lato, amore per la vita, amore nel dolore, intenso, struggente e vero.

E chi meglio di Buzzati poteva farmi riflettere sul senso dell’amore, quello insegnatomi da  mio padre?

In copertina
Disegno su carta di Dino Buzzati
Tratto da Poema a fumetti (1969)

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*E’ bene credere alla fortuna?

Gennaio 12, 2008 · 20 Commenti

Ho sempre tenuto questa piccola immagine nella cartella della fantasia.

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Seppur a me non piacciano particolarmente i fotomontaggi, questo mi ispira raffinata serenità.
Due termini che letti così sembrano quasi fare a pugni  ma… 
Raffinata nell’immagine come pienezza di un modo di essere
Serenità nella trasmissione di emozioni come pienezza di un modo di sentire 

Rivedo quella ragazza  seduta al muretto, lì verso nord con l’ ombra dello Sperone che rinfresca i pomeriggi d’estate.
Sembra assorta guardando il prato di trifoglio. 
Una suora le siede accanto e racconta delle ragazze della sua stessa età, in quel paese lontano, tra fame e miseria .
Sembra non essere turbata dal racconto della giovane Sorella, forse a malapena riesce ad immaginare…
forse pensa di essere semplicemente fortunata ad avere trovato per prima quel quadrifoglio…
             

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Non so se avete mai cercato un quadrifoglio.
Fissi le piccole foglioline e ti sembra di vederne uno ogni 5 secondi e la mano precipitosamente si avvicina per appropriarsi di così rara fortuna
… e poi c’e’ la delusione di scorgere solamente tre foglioline in cima quel gambo ma non ci si da per vinti e si ricomincia ad incrociare gli occhi dall’impazienza…
 
E’ un po’ quello che succede nella vita di tutti i giorni.
Bene o male siamo sempre all’erta nell’ attingere dal piatto della fortuna e molto spesso affidiamo ad essa le nostre sorti.  
Rischiamo  in questo modo di perdere di vista i pericoli che ci sono durante questo cammino e di fare rovinosi scivoloni o prendersi delle belle mazzate in testa!              

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*Vederci più chiaro…

Gennaio 10, 2008 · 20 Commenti

Talvolta ci vien voglia di vederci più chiaro, nel lavoro, in famiglia, con gli amici nella propria vita… o semplicemente si ha bisogno di un reset, trovare un punto da cui partire e da li andare avanti, gettando via ciò che ci e’ superfluo, riordinando ciò che ci e’ sfuggito di mano, rispolverando intenti fermandosi alla fine per apprezzare il lavoro fatto. 

Ebbene io stamattina son partita dalla camera delle ragazze, dal punto piu’ a nord della casa e ho iniziato le cosiddette pulizie Pasquali… si sa la Pasqua arriva prima quest’anno e per quel giorno vorrei avere la casa uno splendore… devo pur partire da un punto se voglio vederci più chiaro!

E io parto dalle pulizie di casa per poi passare a quelle spirituali… 
Deve essere la giornata giusta, non devo essere nervosa, non devo avere altri impegni, non devo essere di turno di pomeriggio, non deve esserci il sole, deve esserci la musica adatta…  insomma devo avere l’ispirazione giusta! 

Stamattina era il grande giorno, la giusta combinazione di tutte le condizioni favorevoli perché il bidone si riempisse e i cassetti si vuotassero, perché la polvere se ne andasse gentilmente dalla porta e i vetri tornassero diciamo… meno opachi? 

Stavo giusto alla finestra quando me li vedo comparire davanti… non come al solito uno alla volta  (vedi)  oramai a questo  ci sono abituata… no, stavolta tutti assieme!

Vi confesso che per un momento sono rimasta interdetta. 
Non sono molti a dire il vero ora che ce li ho tutti davanti, sbuffano un po’ affaticati dalla corsa, ma per loro non c’e’ tregua!

Ecco, mi sono distratta, mi tocca andare a prendere la macchina fotografica, non posso non immortalarli!
Dovrebbero coprirsi forse un po’ di più, penso! Notare i rimasugli di neve sul fraticello davanti alla mia finestra e stamattina il freddo non si arrende… nemmeno loro però, si sa son ragazzi!

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Certo che un po’ di streccin lo farei pure io… mi e’ venuto un certo doloretto alla spalla nell’arrivare con lo straccetto lassù in cima a quella mensola prima…
Quasi quasi…
Bè ragazzi, quasi quasi vado fuori con loro… piu’ chiaro di così!

Categorie: °°°VABBE'°°°