Withoutpretences’s Weblog

Post da Marzo 2008

*Orienteering

Marzo 31, 2008 · 13 Commenti

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Tante piccole macchie colorate che migrano apparentemente senza meta tra campi, boschi e giardini.

Questo e’ quello appare scendendo dal paese verso quel piccolo gruppetto di case che sembrano appese a grappolo all’unica via che lo attraversa.
Tutt’attorno una distesa di prati ancora ingialliti ai margini dei quali il bosco ne segna un immaginario perimetro.
Qualche fienile abbandonato, riparo per una notte, nei stagionali passaggi di pastori che accompagnano le greggi di pecore verso i più miti pascoli.
Qua e là improvvisate cataste di legna destinate a rimpinguare le scorte quest’anno inesorabilmente esaurite dopo un inverno che ancora esita a lasciare il passo alla sua erede. Sotto
il vecchio albero di pero Betty sta frugando col musetto tra l’erba secca alla ricerca di qualche verde germoglio e ogni tanto si gratta le corna nella corteccia di quel tronco che oramai sembra avere in quell’uso la sua unica funzione.
Gli avellinesi stanno li fermi e osservano anche loro gli sporadici passaggi di quelle fulminee macchie e sollevano irte le orecchie ad ogni loro schiamazzo.

Sono sparse dappertutto, alcune a gruppetti altre singolarmente, ai margini del bosco, in mezzo ai prati, mi avvicino a casa e ne scorgo una nel mio giardino…Per un momento incrocio quello sguardo concentrato che fa da spola tra il foglio che e’ la sua guida e l’ipotetico punto meta del suo peregrinare.
Non c’e’ tempo per tanti convenevoli, un fugace saluto accompagnato da un mio compiaciuto sorriso e la giovane figura si allontana per proseguire la sua ricerca. Insolito direte…macchie che si muovono e schiamazzano! Non lo e’ per me che da alcuni anni vengo rallegrata dalla loro presenza…sono ragazzi della vicina scuola secondaria che cimentandosi nella fase d’istituto dei giochi sportivi studenteschi di orienteering sono portati ad immergersi nella natura e a scoprire il territorio dove vivono uscendo da quella striscia di asfalto che sembra essere oramai unica via di scoperta.

Nella foto il teatro di prova

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Ho rispolverato questo post un po’ di giorni fa quando una di queste macchioline, anziche’ compiere il suo percorso ritrovando le bandierine che aveva segnato sulla sua mappa, ha avuto un malore e si e’ accasciata all’ombra di quel vecchio albero di pero.
Nulla di grave per fortuna ma è mancata la giusta sorveglianza in modo che potesse essere soccorsa immediatamente anzichè essere trasportata da un passante verso il gruppo di insegnanti che se ne stavano ad aspettare in prossimita’ della scuola anzichè prestare attenzione al percorso.

Ho sempre considerato e considero tutt’ ora questa disciplina molto importante per far conoscere il territorio in cui i nostri ragazzi vivono cercando di sviluppare in loro il senso dell’orientamento, bagaglio che puo’ sempre tornare utile nel corso della loro vita.

Certo e’ che hanno bisogno di maggiori punti di riferimento, non bastano quelli che ci sono nella mappa per cercare gli obbiettivi che fanno parte del gioco, servono anche quelli atti a considerare la loro sicurezza e che devono essere preventivamente pensati… non si puo’ sempre pensare che succeda qualcosa per eventualmente prendere provvedimenti… accidenti!

Dona

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*IL CACCIATORE DI AQUILONI il film

Marzo 30, 2008 · 13 Commenti

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Il cacciatore di aquiloni

Ho scritto di questa storia raccogliendo i miei pensieri in un post, un po’ di tempo fa.

Quei pensieri riaffiorano e lo schiaffo emotivo lascia ancora il segno.

Sebbene un film non riesca mai , a mio avviso, a farci vivere in modo assoluto una storia, qualsiasi essa sia, come riesce invece la scrittura, questo film in parte lo ha reso possibile.

Suggestiva immagine del cielo di Kabul durante la gara di aquiloni quando ancora gli alberi erano retti, il melograno in cima alla collina brulla dava i suoi frutti. e nella città si sentiva il profumo del Kebab d’agnello anziché quello della nafta dei generatori.

La crudezza di certe scene di violenza che forse poteva essere evitata e l’appunto di mia figlia di come abbiano dimenticato la figura del “bambino povero” (come ha chiamato lei Hassan) da “quella scena” in poi…

Mi e’ rimasta impressa “quella scena” dove altruismo vigliaccheria e scelleratezza si mescolano in un turbinio di emozioni contrastanti

Il donarsi agli altri come incondizionato segno d’amore verso il prossimo, il sentirsi togliere per questo la purezza di bambino e la consapevolezza del peso che rimarrà per tutta la vita per non aver avuto il coraggio di impedire tutto ciò.

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Per te questo e altro Gocce di sangue sulla neve di Kabul

gli artigli del male hanno aperto la ferita

e il codardo ci ha versato il sale delle sue lacrime

Per te questo e altro

Lui semplicemente sa

di essere agnello da sacrificare

che quello e’ il suo dovere in nome dell’amore

Per te questo ed altro

Sentirà, un giorno per suo figlio, pronunciare

perché lui semplicemente sa

di non aver donato inutilmente il suo cuore

Dona

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I gatti di Vernazza

Marzo 25, 2008 · 18 Commenti

Lasciamo il giorno a quelli che hanno bisogno di facili panorami, dai quali raccogliere sensazioni di un momento che sfugge.

Sguardi rivolti a panni stesi e brezze che li sfiorano come esili dita sulle corde di violino.

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Loro non sanno che dalle verdi ante di rubizze facciate talvolta l’occhio osserva lo scorrere del tempo, giù, lungo
la via che portano al loro mare.
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Loro non sanno la nostra storia, loro alzano lo sguardo, gli basta così.

Scendono a bocca aperta ma mai completamente abbandonati all’anima che trasuda dalle crepe dei muri. Cercano un sapore o un profumo da portare a ricordo, ma tutti se ne vanno a mani vuote.

E scendono per la pietra che risale per ripiani smussati dal sale e dal passo dei pescatori di un tempo.
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E le loro barche più riverniciate delle loro case fanno il secondo lavoro, a ridosso del porticato, lì vicino a Santa Margherita di Antiochia
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E noi a strusciarci sui remi sorseggiando poi con loro il tiepido sole versato.

Oggi abbiamo scelto la rossa, sigillo alla tavolozza del pittore.
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Vicino all’albero di Pasqua, il mezzogiorno solletica i languori, mentre il tavolo nella locanda di un ex musicista rimane apparecchiato.
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Non serve fare molto, basta mantenere la posizione; qualcuno, prima o poi, ti allungherà il suo ultimo boccone.
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Sguardi, sguardi e sguardi ma sopraggiungerà la notte che ci riporterà i nostri odori negli angoli tra i vasi di coccio. Veglieremo sulla nostra gente lassu’ dalla torre del castello Doria e il mare ci renderà il suo taciturno sciacquio.

Perché in fondo, a noi, è così che “Vernasa” ci piace.
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Foto e ricordi di Vernazza – Parco Nazionale delle Cinque Terre
17 marzo 2008
Dona


Categorie: APPENA FINITO DI VISITARE · °°°CINQUE TERRE°°° · °°°FOTORICORDANDO°°° · °°°PENSIERI E PAROLE°°° · °°°TRA FIABA E REALTA'°°° · °°°UNA CAREZZA DI PAROLE°°°

Marzo 22, 2008 · 13 Commenti

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Categorie: °°°FOTORICORDANDO°°°

*Ma tu sei di destra o di sinistra?

Marzo 13, 2008 · 28 Commenti

Un giorno la Gigia, tra un cambio di vestitino al suo Cicciobello e alla mia anonima bambola con l’occhio strabico mi chiese :” Ma tu sei di destra o di sinistra?”

Io, che non avevo ancora ben compreso quale fosse la mano destra e la mano sinistra, ho pensato al suggerimento della mamma per riconoscerla: “Con la destra scrivi!”

Le guardai, e non capendo bene cosa di preciso volesse sapere la mia amica del cuore, optai per la sinistra.

Mi sembrava quella più bistrattata visto che non essendo mancina la destra era quella che usavo di più. Ho pensato: “E che caspita, poverina! Diamo anche alla sinistra un po’ di lustro, facciamola per una volta sentire importante, considerata, in fin dei conti cosa farebbe quella destra da sola se non ci fosse anche la sinistra a darle una mano?!”

Insomma una mano lava l’altra… se ce ne fosse solamente una, grandi cose non potrebbe fare o le farebbe di sicuro male.

La Gigia col suo sorriso contagioso mi fece capire che avevamo un’altra cosa in comune anche se io non sapevo bene cosa.

Il discorso delle mani e’ un po’ quello che mio padre ha tentato di spiegarmi la sera quando, insoddisfatta del mio ignorare, ho chiesto spiegazioni a lui dopo che tale richiesta era stata precedentemente dribblata da mia madre.

Ha cominciato a parlarmi di democrazia di diritti e doveri, di posizioni contrastanti e di rispetto di idee.

Inutile dire che ancora non avevo capito la domanda della mia amica.

Ieri sera vedo mia figlia sorridere dopo aver letto questa vignetta…

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“Che FORTE!” mi dice.

E io le chiedo: “MA L’HAI CAPITA?”

Mi son resa conto che la mia domanda e’ stata un po’ come quella della Gigia fatta più di trent’anni fa e pure mi son resa conto che forse, a tutt’oggi, mica l’ho ancora capita e per un momento inconsciamente ho sperato che mia figlia forse avrebbe avuto la risposta!
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In questi ultimi giorni ci sono parecchi commenti che vanno a finire tra lo spam e non ho modo di vederli ed eventualmente recuperarli. Se vi succedesse con i vostri commenti avvisatemi a questo indirizzo mail tella1967@libero.it oppure lasciateli eventualmente li.
Grazie
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*Il professore

Marzo 11, 2008 · 12 Commenti

Spalle curve e i pensieri che spuntano da un bavero che sembra non riuscire a contenerli tutti.

Si avvicina con passo determinato ma privo della volontà che dovrebbe portare ad esempio e saluta i bidelli, le oramai uniche figure che lo accolgono rassicuranti. Un sorriso all’inizio della giornata, un’altra da aggiungere e probabilmente da dimenticare.

Sono parecchi anni che mette piede in quella scuola, non abbastanza da essere stato il mio professore di matematica.

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Me lo ricordo ancora ora, lui, il mio professore.

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Gerlando Maniscalco di Agrigento

Stava tra di noi, alunni, con passione e dedizione, non aveva paura di voltarci le spalle scrivendo alla lavagna. Sapeva che non sarebbe stato oggetto di derisione e di facili imitazioni, anzi credo che questo timore non l’abbia mai avuto.

Non ricordo atteggiamenti di sfida e maleducazione reciproca, la sua figura bastava per incutere in noi la giusta dose di rispetto.

E ci piaceva tanto il Professor Maniscalco con quell’accento così strano… ce ne sarebbero stati di spunti per fargli il verso, i gradassi avrebbero suscitato l’ilarità che li fa sentire tali ma ci pensava lui ad elargircela con la sua autoironia. Talvolta lui si dava del terrone ma una parte di noi non sapeva cosa veramente significasse quel termine e chi lo conosceva se ne guardava ben dal sillabarlo ad alta voce.

Non ci siamo mai permessi di prenderlo in giro perché lui era il nostro professore. Era impensabile non dargli del “lei”!

Rappresentava la figura di un adulto, una persona colta dalla quale imparare la matematica, una persona alla quale rivolgere rispetto. Cosi’ ci insegnavano anche a casa i nostri genitori.

In lui c’era una parte di alunno attraverso la quale riusciva ad arrivare nel nostro mondo di ragazzi adolescenti, mettendosi alla prova, al nostro pari.

Ricordo quando ci insegnò a ballare la tarantella… comm’ erano ridicoli per noi quei saltelli in cui goffamente si esibiva e comm’era ridicolo lui, ma da questo insegnamento, addobbate più da contadinelle venete che siciliane ne è derivato uno spettacolo attraverso il quale abbiamo in qualche maniera sigillato la nostra reciproca amicizia.

Fu ridicolo anche quella volta che, in occasione di una serie di giochi tradizionali veneti, si e’ cimentato nella corsa coi sacchi. Le sue guance erano rosse dalla fatica e un po’ anche dalla vergogna per essere caduto quasi subito ma rideva e noi tutti addosso a sorreggerlo e a ridere con lui.

Piccoli e grandi gesti che lo hanno avvicinato al nostro mondo di alunni, ragazzi in crescita, in cerca di modelli di riferimento nonostante l’apparenza spavalda e talvolta impertinente.

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Piuttosto di entrare in quella classe sarebbe disposto ad ammettere il suo totale fallimento. Ma nessuno alla fin fine glielo permette: quei ragazzacci sono li tutti i giorni con i loro sorrisetti beffardi

I colleghi minimizzano le sue lamentele e i genitori non si lamentano più di tanto che lui non riesce a dare quel che vorrebbe a quella classe.

Ma cosa darebbe se le condizioni fossero ideali? Bella domanda, fin ora non se l’era mai chiesto. Aveva letto per anni ai ragazzi regole, teoremi e dettato esercizi. Aveva conquistato così soddisfacenti ritagli di silenzio nel quale rifugiarsi e isolarsi e i ragazzi erano molto più ubbidienti una volta… di sicuro prima di aver preso quella dannata classe.

Anni e anni di insegnamento e proprio prima della pensione doveva capitargli tale ingarbugliata matassa!

Nulla gli può dare più sicurezza e autorità. Non si può più rifugiare dietro l’ autorevolezza di note sul registro di classe o in quello personale, nelle lamentele a genitori refrattari e colleghi accomodanti e nemmeno più dietro quella distinta valigetta che per anni l’ha accompagnato e che ora sta posando sulla cattedra avanti se prima di iniziare la lezione.

Nella foto: Io, il mio professore di matematica e la Gigia (1978 – 1979)

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*Bruciata viva – Suad

Marzo 9, 2008 · 17 Commenti

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Mi è stato regalato questo libro a Natale assieme ad un altro dal titolo “Come uccidere il marito (e altri utili consigli domestici)” e mi e’ venuto da sorridere

Non credo che leggerò quest’ ultimo… penso che ognuna di noi nella nostra vita matrimoniale un pensierino l’abbia fatto e di certo semmai ci sfiori l’intenzione non avremo di certo bisogno di trovare consiglio in un libro.

Ho appena finito di leggere invece “BRUCIATA VIVA”. L’ho letto d’un fiato e ho davvero sofferto nel farlo. Questo testimonianza di una donna cisgiordana fa rabbrividire.

Laggiù una donna non ha vita. Molte ragazze vengono picchiate, maltrattate, strangolate, bruciate, uccise. E per noi è tutto all’ ordine del giorno. Mia madre ha cercato di avvelenarmi per finire il lavoro di mio cognato, e per lei era normale, faceva parte del suo mondo. E’ così che cresciamo noi donne. Ti riempiono di botte, è normale. Ti danno fuoco, è normale; ti strangolano, è normale. La mucca e le pecore, diceva mio padre, valgono più delle donne. Se non si vuol morire bisogna tacere, obbedire, strisciare, sposarsi vergini e fare dei figli maschi… se fossi vissuta là, sarei stata come mia madre, che ha soffocato le sue bambine appena nate. Forse anch’io avrei fatto bruciare mia figlia. Adesso mi sembra mostruoso, ma se fossi rimasta al mio paese, no! Quando ero all’ospedale, laggiù, e stavo per morire, pensavo ancora che tutto quello che mi stava succedendo fosse normale, Ma quando sono venuta in Europa ho capito che ci sono dei paesi dove non bruciano le donne e dove si e’ felici quando nasce una bambina. Per me il mondo si fermava entro i confini del mio villaggio, i suoi confini arrivavano fino al mercato, oltre il mercato, niente era più normale…”

E mi vien da sorridere, pensando a questo doppio regalo perche’ sono convinta che mai le cose succedono per caso… non so se questo accostamento di letture sia stato pensato dalla persona che me ne ha fatto dono… sta di fatto che c’e’ da riflettere.

In essi la cultura di due mondi diversi, entrambi facenti parti di un unico universo e cosi’ radicalmente opposti. Da una parte la testimonianza incredibile e toccante di una cultura che va a mettere in dubbio l’indiscusso valore della vita e dall’altra , dove tale valore e’ insito nelle nostre coscienze c’e’ un tale livello di insoddisfazione da potersi permettere di scherzare sul metodo migliore per “eliminare” una persona possa essere essa marito, moglie, suocera o altro ruolo in una famiglia.

Suad sognava di potersi sposare in Cisgiordania per poter acquistare quella libertà che le avrebbe permesso di uscire dalla porta di casa ed andare a fare la spesa sola e per non essere derisa da tutti nel villaggio per essere rimasta zitella. Avrebbe amato suo marito e le sarebbe stata servitrice fedele, gli avrebbe dato dei figli, non avrebbe chiesto altro

Le donne occidentali, seppur capaci di amare, tendono a voler mantenere invece quella liberta’ che sin dalla nascita hanno acquisito, vedendo spesso il matrimonio come legame che può in qualche modo scalfirla… e come dar loro torto sentendo certe vicende di violenza domestica… ma queste sono ancora ulteriori altre tristi storie…

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ANJANI – Blue alert

Marzo 6, 2008 · 14 Commenti

… cosi’ la gente parla di Sanremo e nessuno parla di Blue alert di Anjani…. Un viaggio di pura poesia…

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Sneak Peek Into The Making Of “Blue Alert”
(10 min. 34 sec.)
vedi

“Thanks For The Dance” Video
(4 min. 50 sec.) vedi

Questo il contenuto del messaggio di Michele ricevuto alcuni giorni fa. Nel frattempo son riuscita a capire chi fosse Anjani, non ne avevo sentito mai parlare ma e’ facile quando si parla di musica con Michele non conoscere certi artisti…

Conoscevo invece Leonard Choen che ha prodotto questa raccolta di melodie e poesia, come del resto e’ solito mettere anche nelle sue opere musicali.

Ho ascoltato Blue alert… e’ vero, non poteva non piacermi!

Un brano il particolare, questo…

THE MIST

AS THE MIST LEAVES NO SCAR

As the mist leaves no scar
On the dark green hill,
So my body leaves no scar
On you, nor ever will.

When wind and hawk encounter,
What remains to keep?
So you and I encounter,
Then turn, then fall to sleep.

As many nights endure
Without a moon or star,
So will we endure
When one is gone and far.

ascolta

COME LA NEBBIA NON LASCIA CICATRICI

Come la nebbia non lascia cicatrici
sulla collina verde scura,
così non ne lascia il mio corpo su di te,
né mai ne lascerà

Quando il vento e il falco s’incontrano,
che cosa rimane di duraturo?
Allo stesso modo ci incontriamo,
io e tu, per poi rigirarci e dormire.

Come tante notti resistono
senza la luna o una stella,
così anche noi resisteremo,
quando l’uno l’altro avrà lasciato.

Questo supera la mia comprensione..

La poesia ha un significato intrinseco che sovrasta le parole e che ci
avvicina alla natura.
Mi ha molto toccato. Il suo significato per me è oltre perchè è la poesia
stessa che crea la bellezza.
E’ un disegno complessivo prova a pensare che la nebbia e il mio corpo non
sono la stessa cosa, Ma fanno la stessa cosa, non a caso la rima sui tre
versi è ripetuta accentuandola sulla stessa azione e sulla stessa parola.
Cosi il mio corpo non lascia cicatrici, come la nebbia non lascia cicatrici.
Così il falco e il vento si incontrano, così noi ci incontriamo (purtroppo
l’inglese scrive sempre encounter ma non puoi farlo in italiano in cui
“incontrano” e “incontriamo” sono due parole foneticamente diverse). Se ci
pensi è tutto parte del cosmo. Noi (uomini) è come fossimo parte di un
insieme, non siamo astrusi dal resto, le nostre azioni ripetono le cadenze
degli animali, del clima e della vita. Così anche per noi sembra non esserci
la luce, ma continuiamo ad esistere come esiste la notte. E la notte che
sopporta la sua mancanza di luce fa parte della sua esistenza conscia che
essa continua a perpetuarsi.

Come nel mondo è cosi.. così per noi è così. ( in tutti e tre i versi)

Così anche la traduzione può essere azzeccata, ma può essere anche
sbagliata. L’ultima riga letteralmente è “quando uso se n’è andato e
lontano”, in questo caso l’azione può essere dettata da una scelta, ma può
essere una costrizione degli eventi. La nostra difficoltà con la lingua a
volte aiuta a ricreare significati.
Per esempio potrebbe essere ambientata tra due amanti in cui il giorno dopo
uno deve partire per la guerra o per andare sulla navicella spaziale per sei
mesi o per andare a lavorare all’estero oppure sta morendo perché molto
malato.
Billy the kid, Casablanca, il cacciatore, l’ultimo tango.. tutte scene da
film che potrebbero starci con situazioni diverse. In tutti i casi il
concetto della sopportazione è collegabile a una specie di piccola croce che
accompagna la nostra vita.
Sembra quasi che questo sopportare non crei dolore, (non lascia cicatrici),
perchè ascrivibile al ciclo vitale dell’esistenza.
Ci sono tante di quelle cose belle in queste righe che è difficile
scegliere, per esempio l’immagine dell’incontro tra il vento e il falco, ma
ancora una volta vorrei sottolineare l’accostamento della nebbia al corpo
che ci avvicina all’essere spirito, al senso di avvolgere, di limitare la
vista, di definire il nostro campo di comprensione. Quando pensi alla
nebbia, l’accosti più allo spirito che al corpo, ma se dici che corpo e
nebbia fanno la stessa azione, allora non disgiungi più il corpo dalla
spirito, perché tutto è una cosa sola. Un concetto anche religioso e che
ho, credo con buon intuito, definito come l’erotismo spirituale, alla base
di molti scritti di Cohen
.

Michele

Tornando al messaggio iniziale ci siamo posti questa domanda:

Sono i signori della musica a proporre solo il suo lato commerciale lasciando nel dimenticatoio queste perle o siamo noi che richiediamo questo?

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*La solitudine dei numeri primi

Marzo 4, 2008 · 17 Commenti

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Come Alice non avrebbe voluto esserci quel giorno in quella pista da sci anche Mattia non avrebbe voluto che la mamma quel giorno gli imponesse di portare con se, a quella sua prima festa di compleanno a cui era stato invitato, Michela, la sua gemella “ritardata”, …
Da questi due momenti nascono le tragedie di questi due ragazzi che crescendo si portano appresso come marchio indelebile sensi di colpa e di inadeguatezza che li portano a trovarsi, a capirsi ad appoggiarsi l’un l’altra… a nascondersi l’un l’altra tremendamente vicini ma mai abbastanza… . un po’ come i numeri “primi gemelli” avvincenti per i matematici, che sono sempre così vicini ma mai abbastanza da potersi toccare.
I fantasmi incombono e li rendono adulti fragili, troppo fragili per potersi aiutare … e’ già tanto dover badare alla loro personale incolumità; non hanno la forza di aiutarsi e così seguono separatamente la loro strada di persone ai limiti.

Mi chiedo come sia possibile che da una parte i ragazzini siano capaci di così facili metabolizzazioni agli eventi più disastrosi che possono coinvolgerli e talvolta , invece, tali eventi siano così deleteri per la loro crescita fino a portarli a condurre un esistenza che sembra si sia fermata al momento di quel tempo che l’ha così radicalmente cambiata.
Quale può essere la variabile che porta dei bambini a superare un tragedia e portarli a crescere comunque serenamente.
Per me questa variabile non può essere che nell’amore della famiglia e la giusta attenzione delle figure istituzionali che accompagnano un bambino nella sua crescita, tra tutte quella della scuola.
Molto importante e’ anche il valore della sana amicizia dell’ascolto e della parola.

Quante volte noi genitori imponiamo regole e abitudini di vita che non rispecchiano la personalità dei nostri figli, semplicemente per dare un senso ai nostri “vuoti” o per alleggerire le nostre frustrazioni… o semplicemente perché non ci concediamo il tempo di ascoltarli!

Una particolare considerazione va a questo giovane autore che in questo suo primo romanzo e’ stato capace di trattare cosi’ delicati sentimenti riuscendo, in modo paradossale, ad alleggerirli mettendoli a confronto con così sterile materia quale possa essere la matematica.
E ancora mi vien da pensare quale possa essere stato o ancora sia il suo dramma…

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*Pensieri in riva al mare…

Marzo 2, 2008 · 14 Commenti

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“…ma se non poteva essere amore e non era desiderio, che cos’era? Forse piacere? Lui gli piaceva?

Certo che si, ma quel verbo non bastava a definire le sue emozioni.
Era troppo impreciso…impreciso e poco attinente.
Alla gente piace il gelato, andare in vacanza. Insomma piacere non significa nulla e non spiega neppure alla lontana perché, stranamente, aveva la voglia di raccontare a qualcuno…”

E’ spesso quello che accade, qui forse in modo particolare, ma anche altrove… di non riuscire a capire come mai ci si trova meglio a parlare, anche di cose riservate, con delle persone “lontane” che non si conoscono così tanto bene ma alle quali il nostro istinto o forse la nostra estrema necessità di raccontarsi affida.

Perché le persone che ci stanno vicino meritano, talvolta, così poca considerazione?

…forse perché tale considerazione non hanno di noi o forse perché loro stesse sono la causa dei nostri crucci

…o forse ancora, anche in questo caso, si riesce a vedere l’erba del vicino sempre più verde?

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