Withoutpretences’s Weblog

Post da Aprile 2008

*I giardini senza padrone

Aprile 28, 2008 · 6 Commenti

I giardini sono vivi di fiori di tuberose e piante perenni a contorno di case da non molto senza padrone. Li noti sorridere comunque ai pochi sprazzi di sole che questo aprile fin ora ha concesso, qui nel paese che porta i segni del tempo nelle sue facciate tristi. La gioventù preferisce spazi aperti, poco si adatta a chiacchiere appese ai fili tra terrazze. Quei fili ora sono invisibili come i panni che non hanno più bisogno di essere stesi.

Defraudate nei ricordi dalle mani di insensibili intrusi, spesso avide, lasciano solo l’odore di naftalina e contorni di fumo appesi ai muri. Vecchie assi e tagli di lino alle finestre sembrano attendere di essere scostate all’alba di un nuovo giorno ma sanno dover usare remissività.

Ci sarebbe bisogno di una mano di fresco li, fin sotto alle misere travi e ai coppi erosi dal ciclico ruotare delle stagioni… anche il camino sa di stantio e guarda, ai suoi piedi, vicino al dimesso lavatoio, l’ultimo avanzo di ceppi che l’inverno non ha voluto lui ardesse. La brutta stagione, da queste parti, sa essere subdola con le labili età e ad ogni sua partenza lascia una manata di prospettive così.

Anche questa, come ogni facciata triste e apparentemente negletta, porta il suo distinto ornamento, un po’ fuori vista, discreto… chissà se al suo interno ci sono ancora pagine di”mani di fata” appese alla parete col fil di ferro, da strappare e piegare al pari di soffice carta igienica! C’e’ pure una falce appoggiata all’angolo, la lama sarà da battere prima del taglio del “fien” ma il “contadino che vien dalla città” la userà come la sua nonna sdendata pretendeva di masticare nocciole.

L ’erba resterà da tagliare, rifugio per serpi e lucertole guardiane, la cassa di vino non renderà i suoi vuoti, disadorni i vasi di coccio. E così anche che la facciata resterà triste nel suo destino, ancora per molte primavere e nulla, per lei, potranno fare i fiori delle tuberose e le piante perenni se non stendere all’aria i loro tenui cuscini e tenere verde quel filo di speranza.

foto Dona

nella foto:
Scorcio di Sospirolo (BL) andando verso la piazza

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*Giovani verità

Aprile 23, 2008 · 15 Commenti

Foto Dona

Sentono lo stato d’ animo.
La tua malinconia e tristezza
senza che tu debba piangere.
La tua serenità e gioia
senza che tu debba ridere.
La tua rabbia
senza che tu debba arrabbiarti.
Di giorno,
mentre stanno giocando, ridendo o piangendo.
Di notte,
nel loro sonno tranquillo, sereno o agitato
Ti sentono.
Con loro,
non fingere mai.

Dona

****************

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*Visto dall’altezza media dell’uomo italiano

Aprile 21, 2008 · 18 Commenti

Me ne stavo tranquillamente poggiato sull’ultimo scaffale, all’altezza media dell’ uomo italiano, quello in cui di solito vengono esposti i libri “del momento”.

Li definisco così perché, per un meccanismo che è estraneo dalla mia comprensione, per un certo periodo rimangono lassù, in bella vista e poi scivolano più in basso fino ad arrivare all’altezza di frangette di bimbi, dove per la verità soggiornavo pure io fino a qualche giorno fa… Con la differenza che io non ci sono arrivato per scivolatura!

Poi per mano di un cliente distratto sono arrivato immeritatamente a provare l’ebbrezza dello sguardo di persone adulte, che con una mano disinteressatamente appoggiata sul carrello della spesa e l’altra incuriosita hanno iniziato a sfogliarmi.
All’inizio ero un po’ infastidito di quella mano sudaticcia e profumata di una miscela di odori di latte condensato, filetto di merluzzo e porri. Talvolta a girare le pagine era un solo dito impietosamente intinto a pinzimonio su di un’ umida lingua. Ecco in questi momenti preferivo gli spruzzi degli starnuti dei bimbi e i loro mocci che magistralmente andavano a mimetizzarsi sulla mia copertina scura.

Però di tanto in tanto era anche piacevole, essere al centro dell’attenzione, quando le mani erano delicate e lo sguardo attento, come e’ successo oggi, quando, dicevo, me ne stavo comodamente poggiato sull’ultimo scaffale osservando l’ultimo arrivato, definito dalla commessa che l’ha sistemato “l’ultimo della Kinsella”. Chissà chi sarà mai questa Kinsella pensavo e mi sento sollevare.

Dopo un breve tragitto mi trovavo alla mercé di due occhi vispi e di un pollice asciutto che mi massaggia il margine destro della copertina. E’ una piacevole sensazione quel contatto e non sento alcun miscuglio di odori nauseabondi… Accidenti! Mi ha letto nel pensiero, mi chiedo come abbia fatto perché improvvisamente mi apre con un gesto repentino e mi annusa. Non ci posso credere, lei annusa me! Meno male che non mi ha aperto alla pagina 173 dove ieri quel vecchietto ha versato un po’ di polvere bianca scesa dal capo chinandosi meglio per vedere chissà che cosa… Meno male, meno male altrimenti che figura ci avrei fatto!

Dalla sua espressione non mi sembra comunque molto soddisfatta di ciò che ha annusato e ora legge velocemente qualcosa sul retro e inclina il labbro superiore in una smorfia che non fa presagire nulla di buono.

Ma perché non ha letto davanti dico io “N. 1 New York Time – Nominato – MIGLIOR LIBRO DELL’ANNO” … vabbé dello scorso di anno! Ma mica noccioline, no?

In effetti indugia con lo sguardo ancora un attimo proprio sulla copertina e quando oramai penso sia fatta, anziché fare il viaggio di ritorno prendendo la traiettoria del suo carrello mi ritrovo ancora al fianco dell’”ultimo della Kinsella”. Già prima “a pagina” mi stava un po’ sulle scatole, ma ora dopo con quell’aria da snob con cui mi ha guardato una volta ritornato sconsolato allo scaffale, ho deciso che per lei in questo ripiano non ci sarà storia!

Insomma siamo o non siamo tutti sullo stesso piano, ognuno con la propria personalità e con la propria storia… certo c’e’ chi ha un aspetto più accattivante di un altro ma poi bisogna vedere anche quello che c’e’ dentro di noi!

Pensavo che questa sarebbe stata la volta buona, che in quel carrello ci sarei arrivato, che sarei finito in una casa e preso tra le mani la sera, nel silenzio, in penombra, che finalmente avrei potuto raccontare la mia storia.

Invece no, sarei dovuto rimanere lì chissà ancora per quanto tempo, sperando che se non avessero preso me almeno si sarebbero portati via quell’”odioso ultimo della Kinsella”… anzi dico a voi che state leggendo nei miei pensieri in questo momento… mica me lo fareste un piacere?

Che me lo togliereste dallo scaffale?


IL BAR DELLE GRANDI SPERANZE


J.R. Moehringer

Appendice a lieto fine:
…e dopo il terzo tentativo finalmente ce l’ho tra le mani!

Dona

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*Fine sensazione

Aprile 18, 2008 · 12 Commenti

…fine sensazione

rivivere quelle emozioni

e rifiorirle su provate spalle

assaporarle fino in fondo

e come allora perdersi…

Dona

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*L’ eleganza del riccio – Muriel barbery

Aprile 16, 2008 · 40 Commenti

L’ ELEGANZA DEL RICCIO

E’ servito che passasse del tempo, per far decantare le sensazioni, prima di parlare di questo libro.

E’ un libro che piace o non piace e mi vien difficile dire che proprio non mi e’ piaciuto

Il riccio costruisce il suo nido con foglie, paglia e fieno nelle cavità degli alberi o nei buchi dei muri. Esce all’aperto soltanto di notte, procedendo lentamente, con un ‘ andatura saltellante. Esplora il territorio con curiosità, fiutando qualsiasi oggetto che incontra: non ci vede molto ma ha odorato e udito finissimi. Se si sente minacciato da qualche nemico si arrotola assumendo la forma di una palla irta di aculei.

E’ per questo ultimo aspetto che talvolta ho paragonato delle persone a dei ricci per il loro modo di racchiudersi in se stessi appena si sentono minacciati da critiche o confronti. C’e chi reagisce andando all’attacco l’ uomo riccio si mette invece in difesa talvolta disarmando l’avversario .

Non ci ho mai visto nulla di elegante in questo modo di fare per cui quando lessi il titolo naturalmente mi incuriosì l’accostamento di tale aggettivo a questo animale tracagnotto.

L’eleganza sta nella scoperta di quella personale storia di se che rende ogni essere umano unico e irripetibile, che può essere si catalogato in certi standard di personalità e modo di essere ma semplicemente per la comodità di chi non vuole vedere oltre..e cosi rispolverano vecchi detti: che non bisogna mai fermarsi alle apparenze, che l’abito non fa il monaco, che una rondine non fa primavera

Questo succede anche per le due protagoniste del libro che pur vivendo due vite completamente diverse sono unite dalla stessa mascherata intelligenza e genialità.

L’ una, portinaia di un elegante palazzo abitato da famiglie dell’alta borghesia francese, conforme all’idea che ci si può fare di una portinaia: scorbutica, sciatta e magari anche un po’ grassoccia e che invece e’ una colta autodidatta

L’ altra, figlia dodicenne di un stupido ministro inquilini proprio in quel palazzo, che nonostante la sua brillante acutezza e lucidità finge di essere una ragazzina mediocre come tutte le altre sue coetanee.

Talvolta ci si maschera o si assumono le sembianze di un riccio perché ci si sente inopportuni rispetto all’idea che gli altri hanno di noi o per il lavoro che facciamo, per come ci esprimiamo, ci vestiamo, per come e dove viviamo senza avere cognizione, alla fine, di chi veramente siamo e l’ “eleganza” che appresso ci portiamo.

Appendice ri-riflessiva:

Certo che, talvolta si vedono, ai bordi delle strade, parecchi ricci schiacciati dalle auto in corsa… stvano probabilmente attraversando la strada… proprio come Renée…

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*IL LIBRO DEGLI ANIMALI – Mario Rigoni Stern

Aprile 14, 2008 · 10 Commenti

Leggere il libro degli animali di Rigoni Stern, per chi ama la natura e le sensazioni che da essa scaturiscono e’ come gustare quei pasticcini che riempiono di colori e profumi il banco e di acquolina il raffinato palato. Ogni piccolo racconto uno scrigno di emozioni attraverso l’ascolto e la visione di un mondo a noi parallelo e che non siamo abituati a vivere. Siamo avvezzi ad ammirare panorami lontani piuttosto che apprezzare ciò che possiamo scorgere affacciandoci alla nostra finestra. Ed e’ così che non conosciamo gli abitanti del nostro bosco, loro che ci osservano, ci ascoltano, ci fiutano e talvolta ridono di noi. Rigoni stern ha saputo cogliere i segnali del suo bosco e dare loro il suono della poesia.

E a proposito di animali…

11/04/08

ABBIAMO VISITATO UNA FATTORIA.

Martedì scorso siamo andati in una fattoria con le maestre. Il posto era bello ma la fattoria però troppo puzzolente.

Abbiamo visto il toro che aveva un anello al naso ma era ancora un vitellino. Mi sarebbe piaciuto se il toro fosse stato più forte e con le corna.

Mi è piaciuto troppo il cavallo. Anche i coniglietti, il capretto, il tacchino e la gallina che continuava a chiacchierare erano graziosi.

Nel laghetto c’erano cinque pesci e anche un pesciolino d’oro. C’era anche un posto con tanti fiori profumati che si chiamava serra.

Tutto era davvero molto interessante ma sarebbe stato più bello se il toro avesse avuto le corna e fosse stato più grande!

Autorizzazione data alla pubblicazione in questo blog da Andrea, 7 anni

Che hai da guardare… mai visto un tacchino?

Foto Dona

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*Lettera di Maria

Aprile 11, 2008 · 11 Commenti

Ho quasi settantacinque anni, vivo da sola a casa mia, la stessa in cui stavo con mio marito, quella che hanno lasciato i miei due figli quando si sono sposati.

Sono sempre stata fiera della mia autonomia, ma da un po’ non è più come prima, soprattutto quando penso al mio futuro. Sono ancora autosufficiente, ma fino a quando ? Tra me e me m’accorgo che i gesti diventano giorno per giorno un po’ meno disinvolti, anche se mi dicono ancora: “Fossi io come lei alla sua età …”. Uscire per la spesa e tenere la casa mi fa una fatica crescente.

E allora penso: “Quale sarà il mio futuro ?”. Quando ero giovane la risposta era semplice: con tua figlia, col genero, con i nipoti. ma adesso come si fa, con le case piccole e le famiglie in cui lavorano tutti ? Allora anche adesso la risposta è semplice: l’istituto.

E’ martellante, lo dicono tutti, però tutti sanno anche, e non lo dicono, che nessuno vorrebbe lasciare la sua casa per andare a vivere in un istituto.

Non posso credere davvero che sia meglio un comodino, uno spazio angusto, una vita tutta anonima alla propria casa, dove ogni oggetto, un quadro, una fotografia, ricordano e riempiono anche una giornata senza tante novità.

Sento spesso in giro chi dice: “L’abbiamo messo in un bell’istituto, per il suo bene”. Magari sono sinceri, ma loro non ci vivono. Non è neppure un “male minore”, ma necessario.

Ammettiamo pure di non capitare in uno di quei posti da telegiornale, dove gli fa fatica pure darti l’acqua se hai sete, o ti maltrattano solo perché si sentono frustrati del lavoro che fanno.

Però non credo proprio che sia un istituto la risposta a chi sta un po’ male e, soprattutto sta solo.

Ritrovarsi a vivere all’improvviso con persone estranee, non volute e non scelte è davvero un modo per vincere la solitudine? So bene come si vive in istituto. Succede che vuoi riposare e non ci riesci perché non sopporti il rumore degli altri, i colpi di tosse, le abitudini diverse dalle tue. Si dice che da vecchi si diventa esagerati.

Ma non è un’esagerazione immaginarsi che se vuoi leggere c’è chi vuole la luce spenta o che se vuoi vedere un programma, o se ne guarda un altro o non è orario.

In un ricovero anche i problemi più banali diventano difficili: avere ogni giorno il giornale, riparare subito gli occhiali quando si rompono, comprare le cose che ti servono se non puoi uscire.

Capita spesso che ti scambino la biancheria con quella di un’altra dopo la lavanderia e poi non puoi tenere niente di tuo.

Quello che è peggio – ammesso che il mangiare non sia cattivo – è che non si può decidere quasi niente: quando alzarsi e quando restare a letto, quando accendere e quando spegnere la luce, quando e cosa mangiare. E poi, quando uno è più anziano (ed è più imbarazzato perché si sente meno bello di una volta), è costretto ad avere tutto in comune: malattia, debolezze fisiche, dolore, senza nessuna intimità e nessun pudore.

C’è che dice che in istituto “hai tutto senza pesare su nessuno”. Ma non è vero. Non si ha tutto e non è l’unico modo per non dare fastidi ai propri cari.

Un’alternativa ci sarebbe: Poter stare a casa con un po’ di assistenza e, quando si sta peggio o ci si ammala, poter essere aiutati a casa per quel tempo che serve.

Questo servizio già esiste, ma più sulla carta che in realtà. Ogni amministrazione dovrebbe garantire l’assistenza. Siamo in tanti, infatti, che potremmo rimanere a casa anche soltanto con un piccolo aiuto (un servizio piccole spese, pagamenti di bollette, un po’ di pulizie, eccetera), o con l’assistenza sanitaria a domicilio (il fisioterapista, il medico, l’infermiera), come previsto dalla legge italiana.

E non è vero che tutto questo costa troppo. Questi servizi costano tre o quattro volte meno di un mio eventuale ricovero in una lungodegenza o in istituto. All’estero mi dicono che è diverso. Qui da noi, invece, succede che finisci in un istituto e che nemmeno l’hai deciso tu. Non capisco perché si rispettano le volontà di un testamento e invece non si viene ascoltati da vivi se non si vuole andare in istituto.

Ho sentito alla TV che qui in Italia sono state stanziate migliaia e migliaia di miliardi per costruire nuovi istituti e per realizzare 140.000 posti letto. Se abitassi in una baracca ne sarei pure contenta. Ma io una casa e un letto, il mio “posto letto” già ce l’ho, non c’è bisogno di creare nuove cucine per prepararmi il pranzo, potete usare la mia. Non ho bisogno che mi costruiate una nuova grande sala per vedere la TV, ho già la mia televisione in camera. Il mio bagno funziona ancora bene. La mia casa, semmai, necessita soltanto di qualche corrimano e maniglia al muro: vi costerebbe molto meno.

Quello che desidero per il mio futuro è la libertà di poter scegliere se vivere gli ultimi anni della mia vita a casa o in istituto.

Oggi questa libertà non ce l’ho. Usufruire dell’assistenza domiciliare è molto difficile, quasi impossibile: le domande sono molte e il servizio è ancora troppo limitato. ma se questa assistenza domiciliare si sviluppasse di più e diventasse per tutti quelli che hanno bisogno, potreste anche fare a meno di costruire tanti nuovi, costosi istituti. E persino gli ospedali sarebbero meno affollati.

Per questo, anche se non più giovane, voglio ancora far sentire la mia voce e dire che in istituto non voglio andare e che non lo auguro a nessuno.

Aiutate me e tutti gli anziani a restare a casa e a morire fra le proprie cose. Forse vivrò di più, sicuramente vivrò meglio.

Maria.

————————————–

Questa lettera e’ stata scritta da maria nel 1992 e a partire da essa la Comunita’ di S. Egidio ha promosso una campagna di raccolta di firme per contrastare l’ istituzionalizzaziione e per consentire a chi e’ anziano e in difficolta’ di poter resatre a casa propria. l’iniziativa partita nel 1992, ha raccolto centinaia e migliaia di adesioni: alla fine degli anni 90, oltre cinquecentomila persone, anziani e non solo, avevano gia’ sottoscritto la lettera di Maria.

Penso che non servano parole aggiunte a questa lettera per esprimere quali siano i sentimenti, le sensazioni e i timori di un anziano che si trovi a dover pensare come sia meglio per lui trascorrere gli ultimi anni della sua vita.

E’ difficile prendersi cari di un anziano a casa, perche’ si e’ sempre meno disposti a fare delle rinuncie o perche’ la situazione economica e’ tale che il lavoro ci prende tutto il tempo. tempo che non c’e’ per la famiglia, coniuge, figli, figuriamoci per un anziano. E’ ancora difficile essere supportati nell’ assistenza domiciliare. La popolazione anziana e’ in aumento e le risorse a disposizione sono insufficienti.

Le case di riposo costano, le badanti costano, rimanere a casa per accudire un anziano costa, insomma gli anziani costano. E’ cosi’ che dobbiamo solamente considerare ogni singola persona che abbia la sua storia, i suoi sentimenti, la sua anima ma che non sia piu’ in grado di essere attiva nel mondo lavorativo… e’ cosi’ che dobbiamo considerarci tutti noi tra un po’ di anni, aitanti giovani ora?

Chissa’ se il desiderio di MARIA sara’ esaudito o lo sara’ stato…

Qual’e’ il vostro pensiero?

Com’e’ la situazione assitenziale a domicilio per gli anziani da voi?

Foto LIBORIA TESORO – Rialzarsi… La casa delle bambola

altre immagini qui

Se vuoi sottoscrivere la lettera di Maria clicca qui

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*Raccontarsi al nostro tavolo

Aprile 9, 2008 · 17 Commenti

DIVIETO DI SVOLTA A SINISTRA

DIVIETO DI SVOLTA A SINISTRA

Lo so, potrebbe sembrare l’ ultimo appello del pittoresco cavaliere al termine di questa vacua campagna elettorale, dico a Mayra seduta con l’aria assorta, di fronte a me, al nostro tavolo in piazzetta delle erbe, e invece…

Oh noo!!! Fa che non mi fermino! Fa che non mi fermino!

Sono in ritardo, leggermente innervosita dall’attesa al passaggio a livello e preoccupata per la visita medica che mi attenderà di li a poco e poi… mi scoccia dover frugare tra le carte dell’auto per trovare il libretto di circolazione, ogni volta mi viene il dubbio su quale sia e mica voglio fare la brutta figura di non sapere cosa cercare!

E poi quando ti guardano con quell’aria seria, dall’ alto della loro uniforme, non ci sono barzellette che tengano per allentare la soggezione che provo di fronte a quella divisa. Forse sarà per il modo in cui son stata cresciuta, il rispetto dei ruoli e i principi che rappresentano o che talvolta dovrebbero, credo … Vabbe’! Questo e’ un altro discorso e ora non e’ il momento…

PALETTA!

Meno male che ho la cintura, penso. Qualche volta me la dimentico, ma ora c’e’ l’ho e mi spunta un piccolo sorriso.

Si avvicina con un aria da “6+” e sottovoce ripeto con lui:

“PATENTE E LIBRETTO”…

Nemmeno il buon giorno ci siamo dati… mmmm ho uno strano presentimento!

Frugo nella borsa, proprio in fondo trovo il portamonete (non si trova mai in queste occasioni) e con le dita tremanti estraggo il mazzo di documenti a cui la mia patente fa da imbottitura… c’e’ di tutto carta d’identità, tesserino del collegio , codice fiscale, carta donatore di organi, anche un santino di S. Antonio, che guardo con aria abbattuta e al quale rivolgo una fulminea preghiera quasi a presagire quello che mi sarebbe aspettato… …

“CHE DIO ME LA MANDI BUONA!”

…avrà pensato il Santo, si rivolge a me e invoca Dio, non e’ mica tutta apposto questa!!!

Finalmente l’ho trovata e anche questa ce l’ho ora tocca al libretto e gia inizio a sudare. Vedo davanti a me la figura possente, e per un attimo incrociamo gli sguardi… nascondo subito il mio nel cruscotto e cerco il libretto. Libretto… libretto libretto… dove sei, dai esci fuori, non fare come al solito non e’ ora di nascondersi, lo sai che difficilmente ti riconosco, non fare lo “str….” altrimenti da ora in poi ti tengo sotto il sedere! Ehi , ha funzionato… eccolo .. scovato … ce l’ho!

Soddisfatta e tranquillizzata di avere tutto in mano, porgo nelle sue i miei documenti con un sorriso che mi ricaccia immediatamente dietro i denti dicendomi… così… senza nessun preavviso…

MA LEI SA COSA HA COMBINATO?

IO? Io! Iooo…. che mi fermo davanti alle strisce pedonali, che do la precedenza sulle rotatorie, che non passo col rosso….io che guardo poco i segnali stradali… I SEGNALI!… quali segnali? E cerco in una frazione di secondo di capire ma non mi lascia il tempo e incalza:

LEI VUOLE FARMI CREDERE DI NON SAPERE COSA HA APPENA FATTO?

Lo sapevo lo sapevo… accidenti allora non si tratta solamente di un segnale che non ho rispettato, deve essere qualcosa di più grave; forse ho rischiato di investire qualcuno, forse correvo troppo ma non può essere perché ho appena svoltato a sinistra ad un incrocio al massimo ero in seconda quando mi hanno fermato…

LEI HA APPENA SVOLTATO A SINISTRA A QUELL’ INCROCIO E C’ERA IL DIVIETO, CI SONO 4 CARTELLI CHE LO INDICANO, NON PUO’ FARMI CREDERE CHE NON LI HA VISTI!!!

E io con le spalle sempre più curvate in avanti e la coda tra le gambe, ingenuamente rispondo di no, che non li avevo visti, che vengo raramente in centro città con l’auto… insomma cerco la giustificazione più appropriata di fronte a tutta quella severità… mi sembra di essere uno dei miei figli in attesa del peggiore dei miei castighi (che pera altro debbo ancora escogitare).

A questo punto mi manca solo che mi metta a piangere!

E no, questa poi no! Non ci posso credere, ma i miei occhi cominciano a velarsi… e no non posso mica farmi vedere in questo stato… va bene essere mortificata ma mica ho commesso un peccato mortale!

Deve avermi osservato e visto gli occhi lucidi perché cambia un po’ atteggiamento. Per un attimo ho visto passare un lampo tra stupore e divertimento nei suoi occhi che si soffermano per un tempo relativamente lungo sui miei… non e’ nemmeno male il tipo. Un bel paio di spalle larghe, un viso interessante, ora che e’ più disteso. Penso abbia capito che sono veramente dispiaciuta e che non lo stessi prendendo per i fondelli mostrandomi ignara del mio “reato”

SAREBBERO 70 EURO E 5 PUNTI SULLA PATENTE… FACCIAMO 36 EURO E ZERO PUNTI…

Caspita mi e’ andata bene penso, ma poi la parte diffidente di me batte alla porta e mi vien da pensare che forse la sanzione che mi e’ stata inflitta e’ quella che realmente equivale al mio “reato” e allora sarebbe da …

HA QUALCOSA DA DICHIARARE?

Mi chiede il collega che sembra stia compilando un fascicolo di un processo penale piuttosto che la mia banale multa…

NULLA!!!

E con ancora addosso quel senso di mortificazione mi allontano alla scoperta di altri segnali, ringraziandoli…pure!

Mi piace vedere la mia amica sorridere serenamente, che sia per la mia storia o per il profumo di cannella che dalle tazze del the si propaga al nostro tavolo?

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*Le case di Burano

Aprile 7, 2008 · 20 Commenti

Esiste un luogo, dove le strade non sono d’ asfalto

e il mare riempie ogni fessura

Dove i bambini si sfidano, lanciando una pallina,

sui banchi del mercato del pesce

e il vecchio li guarda dalla soglia,

tra il fumo di una sigaretta

Le case sembrano piccole

e si tengono per mano

sono tinteggiate di gioia

anche dove racchiudono l’ umano dolore

Sono unite da ponti

e divise da stretti pertugi,

sono addobbate di bianchi ricami

e sorrette da pali, dalle maree, corrosi.

Fondamenta da rinforzare nel tempo,

per sostenere la bellezza

di ciò che è stato creato, vissuto e offerto…

o semplicemente per tutto ciò che ancora c’è da dire.

Appendice riflessiva:

… dove nonostante i colori, serve ancora mettere le catene…

Foto e ricordi di Burano
6 aprile 2008

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*Sensazioni

Aprile 5, 2008 · 12 Commenti

L’odore della terra appena tagliata
tra le screziate chiome
riporta alla luce.

L’odore della terra
tra le dita, come radici
esalta.


Dona

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