foto Dona
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A Lisa piaceva stare sul lettone, poggiare la testolina nell’incavo del braccio della mamma, con i capelli sparsi sul cuscino, abbandonarsi con lei a tenere coccole. Le piaceva anche se la mamma era triste e ultimamente capitava spesso.
A Lisa piaceva stare sul lettone semplicemente per rotolarvisi sopra, vedendo girare vorticosamente il soffitto sopra e sotto di lei sino a non riuscire più ad orientarsi. Era bello riprendere fiato mentre si passava le piccole dita tra le ciocche dei suoi lunghi capelli pensando a nulla. Era bello farlo, erano belli i suoi capelli.
Lisa quel giorno però e’ pensierosa non si attarda sul lettone, corre alla finestra e si affaccia per un momento; deve fare in fretta.
Corre verso il bagno e, al posto di piccole dita fa passare una forbicina tra le ciocche dei capelli che così tanto ama. Ad una ad una cadono ai suoi piedi, deve alzarsi sulle punte per riuscire a specchiarsi, a vedere se così può andar bene, può essere sufficiente. Del resto non ha molto tempo, appena quello che serve per salire 3 rampe di scale e suonare alla porta di casa, in quel giorno così importante, perché anche se ha solo cinque anni, lei sa che lo sarà.
Non c’e’ tempo per ulteriori ritocchi, solamente un ultimo sguardo e un lieve sorriso riflesso. E corre ancora, felice verso l’uscio di casa.
Si smorza il sorriso che mamma e papà hanno stampato in viso quando lei apre loro la porta. Persino Tommy rimane per un attimo spaesato di fronte al nuovo look della sorellina ma e’ il primo a capire.
Lui con quegli occhietti infossati e con i segni della chemioterapia che scorre ancora nelle sue esili vene.
Il sorriso ritorna sulle labbra dei due fratellini mentre Tommy fa dono a Lisa del suo carminio cappello.
Non una parola in quei quaranta secondi sufficienti per raccontare una storia, quella storia!
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Sono questi quaranta secondi che questa volta porto a casa come insegnamento di un corso di aggiornamento durato due giorni sul come dare le cattive notizie all’ammalato in particolare sulla sua inguaribilità. Questi quaranta secondi usati per spiegare che spesso e’ difficile capire un comportamento se non viene visto nel contesto in cui viene vissuto ma che a me piace pensare possano servire anche a comprendere che talvolta non servono tante parole. I bambini sanno comprendere molto di più di quello che noi pensiamo affidandosi spesso ai loro smisurati piccoli gesti.
















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