Post da Novembre 2008
Nei rari turni di lavoro che mi capita di condividere con la mia amica Ramona, ne escono sempre dei piacevoli scambi di idee, riflessioni ed esperienze delle nostre amicizie nel web. Ci piace raccontare e talvolta capire tramite l’obbiettività dell’altra le persone che stanno dietro ad un nik, quello che ci trasmettono tramite i loro blog, le loro scritture, immagini e conversazioni telematiche. A meno che non si abbia la possibilità di conoscerle di persona, queste amicizie restano entità sospese, seppur abbiamo la sensazione di conoscerle profondamente.
E cosi’ Ramona mi parla di questo scrittore, che lei conosce per aver preso visione di alcuni suoi lavori e in coda il suo primo romanzo: IL DIO FEMMINA STUPRATO NEL BOSCO.

Dice di essere un libro interessante, scritto bene e con stile, un bel miscuglio di realtà e fantasia e non può mancare quella che sembra essere la costante del sesso come una sorta di assillo che Stefano Marcelli a detta della mia amica non fa mai mancare nei suoi scritti.
Ci vien da sorridere nel pensare che , se e’ vero che ogni autore mette sempre qualcosa della sua vita nelle proprie opere, questa fissazione possa essere presente anche nella sua realtà…
Inutile dire che, a questo punto, la mia curiosità non ha tardato nel voler esser soddisfatta e pochi giorni dopo mi ritrovo per le mani il libro e per la mente le teorie che esso racchiude.
Nella storia del piccolo Giacomo Canto (affetto da “fitofilia”), figlio di una ninfomane e un dio dei boschi, e di una serie di personaggi reali e fantastici ci vedo una grande opera di conciliazione tra conoscenza (fin dove si possa arrivare a conoscere) e immaginazione (oltre il dove si è arrivati con la conoscenza), tra realtà (nella narrazione della condizione di solitudine e smarrimento dell’essere anziano oggi, come il Professor Veritier dopo una vita brillante di mente eccelsa) e fantasia (per quel modo di sognare che in fondo ci è rimasto da quando eravamo fanciulli).
Il tutto per esprimere un forte “sentire”: quello della purezza dell’anima che può essere solamente di chi guarda il mondo con gli occhi di bambino.
La tentazione alla quale l’uomo non sa resistere e che lo porta ad essere peccatore e’ vissuta invece come scoperta dall’animo puro della giovinezza; e questo non viene capito dalla società che tende a valutare e catalogare certi comportamenti “fuori dalle righe” in anormali e di conseguenza discriminanti.
In questo libro c’e’ la voglia di capire, di provare in prima persona, di non fermarsi alle apparenze, di andare oltre, di rischiare.
Ho avuto la sensazione che i fatti siano successi davvero e per certi versi appena fuori della porta di casa per la collocazione che ne da l’autore in un Italia del nuovo secolo e Marcelli pur rivisitando le vecchie teorie sul sesso di Dio lo fa in un ambientazione che affascina e cioè nel misterioso regno degli alberi…dando loro vita in fantastici personaggi che qualche volta ci sembra quasi di percepire alle spalle quando ci addentriamo nel bosco…
Dulcis in fondo, in Giacomo Canto, diventato uomo politico di potere in eta’ adulta, mi e’ parso di cogliere una certa somiglianza con un personaggio della vita politica dei nostri tempi e pensarlo affetto di “fitofilia” da bambino mi fa alquanto sorridere!!!
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Un giorno, passeggiando per le vie di Oberammergau, non ho potuto far a meno di sorridere di fronte a questo quadro esposto nella bacheca di una galleria d’arte.
Oberammergau, primavera 2008
foto@Dona
Penso: “Tho!.. una delle poche volte che vedo in vetrina una tela che mi piace!”
In realtà mi rendo conto che questo dipinto mi risulta esser gradito più per la scenetta che rappresenta che per le caratteristiche pittoriche, insomma non e’ facile trovare una sana ironia a suon di pennellate!
I due simpatici vecchietti mi ricordano istintivamente i miei amici Pinco e Pallina che ancora totalmente canuti non sono ma che spesso hanno come protagonista dei loro divertenti tafferugli coniugali proprio Mr. Pc. Mi diverte pensarli così tra qualche anno, Pallina sempre attratta dalle incalcolabili possibilità che questo mezzo offre e Pinco che, oramai rassegnato, le sta amorevolmente a fianco.
Ma già su troppe considerazioni mi son permessa di indugiare così c’è chi è subito pronto nello strattonarmi per la manica e chi, passandomi accanto, borbotta: “Non mi dire che ora questa fa la foto pure ad una vetrina!”
Una foto? Già, perché no! E’ un’ idea. Potrei mandarla ai miei amici oppure… non si sa mai…
L’altra sera, mi son rivista in quel quadro anche se, anziché essere davanti ad un monitor mi ci son ritrovata dietro senza saper che CAVETTI pigliare.
C’ e’ voluta una settimana prima che potessi trovare un po’ di tempo per estrarre quel tozzo parallelepipedo di grigio vestito dallo scatolone. Veramente me lo aspettavo nero ma il negoziante mi ha ripreso col dire che non conta la forma ma la sostanza e lui lo preferiva quasi così. Come si può obbiettare a tale affermazione al giorno d’oggi? E no non si può! Però nero non sarebbe passato mai di moda… il nero lo puoi usare con tutto e smagra pure… mmm scusate, vero, stavo parlando di pc, ma il mio inconscio mi fa parlar di tutt’ altro piuttosto che affrontare l’HARD(dito) DISK(orso).
Finalmente la mia MEMORY CARD si e’ messa in funzione tanto da aver fatto i giusti collegamenti … e si perché mica te lo forniscono più il manuale delle giovani marmotte col percorso di collegamento delle periferiche … meno male che le mie sono alquanto ristrette!
USB!!! Non ci posso credere son pronta per l’accensione, quel pulsante nero incastonato nel grigio, devo ammetterlo, e’ davvero accattivante e non vedo l’ora di CLICCARLO.
Aveva ragione il negoziante… del resto lui ne vede tanti … e di sicuro ha piu’ FILE(ing) di me verso il settore! E’ stato davvero un PROVIDER di uomo con me, per niente spocchioso nel trovarsi davanti una signora alla quale avrebbe potuto far passare un topo per un MOUSE. Ho calcolato che da come mi parlava poteva avere almeno 6600QUAD /RAM4GB/DDR2/HDD500GB/DL/R3450-512BP2 come caratteristiche… davvero interessante come macchina di negoziante; meriterebbe un VISTA HOME PREMIUM!
Insomma ci si sente al sicuro con queste credenziali, dovrebbe essere proprio un caso che il PC che ti ha SCARICATO alla velocità di 10 KG(iorni, non funzioni. Proprio a me che non ne capisco un GIGA DI RAM deve succedere che premuto l’accattivante pulsante nero incastonato nel grigio non abbia la possibilità di verificare se il i 22 POLLICI di L.G. ha effettivamente un CONTRASTO 5000:1… ebbene parrebbe di si!
NORTON è possibile!
Me lo diceva sempre mia nonna: “Pensaci bene prima di lasciare la SCHEDA MADRE vecchia per quella nuova!”
Vi sto scrivendo dalla mia longeva macchina da scrivere … va tutto bene!
Mi mancano solamente le cartine per cancellare…
Dona
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Chiudi gli occhi
lasciati trasportare,
sali sulle brezze della fantasia.
Lasciati cullare come fiocco di neve,
la tua posa lenta ma decisa.
Nel fluttuare la tua grazia,
nella forma la tua eleganza,
nella consistenza la tua fragilità,
nella determinazione la tua forza.
Lasciati cullare fino alla meta:
posa la tua mano di speranza
per la gioia di un bambino.
Dona
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Su Fotovagando GIOCHI DI GELO
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La Genia ti arriva due volte all’anno, proprio come l’arrotino che passa col suo camioncino di carabattole, la molla che gira a vuoto e ombrelli da vendere, ad aggiustarli oramai non conviene più.
La Genia giunge a piedi dal paese di “Oltre la Valle”, a piccoli passi veloci nelle sue scarpe scure, allacciate strette alle caviglie gonfie di circolazione che porta il segno degli anni. Le calze, color pelle, spesse almeno cento denari; scommetto che sono sapientemente rammendate nelle vicinanze degli alluci deformi e sorrette da elastici alle cosce… ogni tanto si ferma a sistemarsene uno.
Difficile dire cosa porti sotto al cappotto rigorosamente nero, più facile pensare cosa nasconda sotto l’ansia che si porta appresso.
Forse una vita accanto all’uomo e alla sua bottiglia, uno dei più difficili triangoli da sopportare semmai ce ne fosse uno di semplice. Forse il suo ragazzo che oramai sessantenne non ha trovato alcuna da accasare, la mancanza di generazione che rassereni nel portare continuità, o forse semplicemente il tempo che la Genia usa adottare come parafulmine alle sue angosce.
Ne parla col sorriso sulle labbra incastonate tra guance paffute e truccate dall’aria frizzantina, premessa di neve che deve arrivare. E passa di casa in casa alleggerendo il suo fagotto di pacchetti di caffè red quality e chili di zucchero che non deve mai mancare.
Da noi si usa offrirli come segno di comunanza quando viene a mancare una persona del vicinato ma la Genia ha personalizzato la tradizione e come una sorta di “babbo natale” o “befana del popolo” anziché gettarsi dai camini o cavalcare una scopa suona il campanello a cadenza semestrale.
Quando arriva da noi e’ oramai alla fine del suo giro, non ha più tempo di sedersi e l’ansia e’ stata già abbondantemente solleticata da un buon tot di tazzine di caffè.
Il fagotto, svuotato dell’ultimo pacco regalo e manciate di caramelle per i bambini, di sicuro si e’ riempito strada facendo di una colorita serie di ultime notizie e pettegolezzi del contado e ne avrà di certo da pubblicare nella “Gazzetta Oltre la Valle” per molti giorni a venire, anche questo e’ una sorta di folclore!
E ogni volta che la vedo di spalle, curvate da una broda di artrosi ed affanni , piedistallo di una ciambella di capelli e forcine, avviarsi verso il bosco dove il sentiero che attraversa la valle la riporterà nel covo delle sue inquietudini, non posso far a meno di pensare se il tempo le concederà il prossimo giro.
Se lo chiede forse anche il lupo che, spiandola al suo rientro, appostato dietro l’albero delle favole, continua a trovare il letto della Genia vuoto e nessuno oltre lei che attraversa quel macchia col fagotto pieno di gentilezze da portare ad una nonnina che non sia la propria.
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Visto che metter ordine nella mia vita risulta piu’ difficile,
ho deciso di iniziare dalle foto!
E così è da poco nato

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CAVALLO PUROSANGUE O CAVALLO DA TIRO?
Sarà perché nel mio cesto dei panni da stirare non ci sono camicie o indumenti che richiedano particolari attenzioni prima di esser riposti nell’armadio, sarà perché quando le mani sono occupate i miei pensieri non riescono ad essere da meno, sta di fatto che stirare a me porta consiglio e mi fa stare bene (schiena a parte).
Già me ne son resa conto tempo fa parlando delle pieghe della vita e oggi ne ho particolare conferma.
E così, mentre uno stereo vinto alla lotteria del paese oramai venti anni fa mi riporta la voce di Joan Baez e la Bigia se ne sta pigramente acciambellata sul più comodo cuscino della panca e non ne vuol proprio sapere oggi di sfidare l’umido incedere dell’autunno; mentre il ceppo arde e riscalda le mura e i ragazzi, a scuola, probabilmente non vedono l’ora che suoni la campanella della ricreazione, mi ritornano alla mente queste parole:
“Sai qual’e’ la differenza tra me e te? E’ che io sono un purosangue mentre tu sei un cavallo da tiro”. Me le disse un po’ di tempo fa un medico del mio reparto in occasione di una discussione della quale non ricordo poi molto. Me le disse con un sorriso beffardo, sapeva che avrebbero suscitato la mio disappunto, che mi avrebbero offeso… forse non sapeva che di esse mi sarei ricordata ora proprio mentre probabilmente confermano il suo modo di vedere.
Insomma sono qui col ferro da stiro in mano, perfetta casalinga se non fosse per la stizza di dover stirare piuttosto che assemblare il mio nuovo pc che se ne sta lì in un angolo da quasi una settimana, ancora imballato, perché di tempo per lui proprio non ce n‘e’ tra lavoro i corsia, casa, ragazzi da seguire, commissioni da assolvere.
Forse lui aveva proprio ragione, sono un cavallo da tiro, in reparto come a casa, con i miei figli, nella società. Ma poi penso anche che ho la prerogativa di riflettere su quello che ho per le mani, alla salute che pur talvolta cagionevole mi sostiene, ai miei affetti, al lavoro, alle mie passioni. Non potrei avere di meglio in quello che è il mio modo di essere “senza pretese” nel rispetto di quelli degli altri, anche se non condivisibili.
Mi vien da sorridere pensando che affinché lui possa fare la sua bella figura di fronte alla platea debba esserci, oltre che l’opera della sua sapienza, anche qualcuno che abbia stirato la sua camicia.

Appendice casalinga:
Mentre stavo stirando mi e’ uscita acqua dalla lavatrice… secondo voi si tratta della pompa?
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Mi e’ stato donato questo libro in primavera, a pochi mesi dalla perdita di mio padre e ancor più a breve distanza dalla morte del padrino dei miei figli. Mi e’ stato regalato dalla moglie, accompagnato da queste parole: “Non pensare che sia un brutto libro, un libro inopportuno troppo pesante per noi che stiamo vivendo questo momento particolare della nostra vita, chi l’ha letto dice che ne ha ricavato grande conforto.”
E si perché si tratta di un libro che parla della morte, vista da chi la sta aspettando come implacabile e destinata méta della sua giovane vita che sarebbe potuta essere ancora prezioso scrigno da cui attingere; per se , per sua moglie, i figli ancor in tenera età, per i suoi collaboratori e i suoi studenti. Insomma per un sacco di persone alle quali Randy Pausch, vuole dedicare la sua ultima lezione di vita prima che la morte lo possa prendere tra le sue braccia. Lo fa analizzando le tappe fondamentali che lo hanno reso uomo consapevole e ha tradotto il suo essere in piccole stille di saggezza alle quali ognuno può attingere per trovare un senso alla propria di esistenza. Cose semplici, rivolte a tutti, rivolte anche ai bambini perché e’ proprio ai suoi figli che vuole lasciare questi messaggi in primis, loro che saranno costretti a crescere senza i buoni e talvolta meno buoni consigli di un padre.
Tra tanti ho scelto come simbolo questo messaggio che io reputo fondamentale come basamento nel credere nell’esistenza altrui, nel rispettarla, nell’accettarla, nel vederla come a nostra somiglianza, per credere ed essere promotori di pace in un mondo dove parlano il potere, la prevaricazione e le armi.
CERCATE IL MEGLIO IN CIASCUNO
Questo e’ un meraviglioso consiglio che mi ha dato una volta Jon Snoddy, il mio eroe alla Disney Imagineering. Mi ha rapito il modo in cui me l’ha detto. “Se hai abbastanza pazienza” ha affermato, “ la gente ti sorprenderà e ti lascerà basito.”
Per come la vedeva lui: quando ti senti frustato dalla gente, quando questa ti fa innervosire, spesso il motivo è che non le hai dato il tempo necessario per sorprenderti.
Jhon mi ha avvertito che a volte questo richiede grande pazienza – addirittura anni.
“Ma alla fine” ha concluso, “le persone ti mostreranno il loro lato migliore. Quasi tutti ne hanno uno. Bisogna sapere aspettare. Verrà fuori.”
Da queste considerazioni mi vien di farne ulteriormente un’ altra:
Cogliendo il lato migliore che ogni persona possiede, si riescono meglio ad accettare quelli peggiori, perché ognuno ne ha e spesso vanno a svalutare quelli buoni.
Ho preso per le mani questo libro solo ora, a distanza di mesi da quando me ne e’ stato fatto dono e non a caso proprio in prossimità del primo anniversario della morte di mio padre.
Nei pensieri di Pausch ho letto i consigli con i quali lui, da sempre, mi ha arricchito e anche se nell’andarsene non mi ha lasciato raccomandazioni, trovo spesso riscontro della sua parola.
Dona
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Pochi giorni fa ho pubblicato un post dove mettevo in risalto i gioielli della scuola, la voce dei ragazzi spesso messa in secondo piano rispetto ai problemi dei grandi nel riuscire a provvedere alla loro crescita e educazione.
Pur mantenendo ferma la mia visione mi va anche di mettere in risalto alcuni atteggiamenti che si pensa sempre lontani dalla propria persona, dalla propria famiglia.
Si pensa che i nostri figli siano al di fuori di certe logiche di gruppo che li pone arroganti e maleducati verso il prossimo… io l’ho sperato. Ho sempre insegnato loro educazione, rispetto e buone maniere sperando che almeno una parte di questi valori attecchiscano in loro. Fondamentalmente penso di esserci riuscita ma ci sono messaggi ai quali bisogna porre la dovuta attenzione e spesso emergono inaspettati: e’ il momento che vengano a galla e affrontati.
E cosi’ stamattina ho trovato sulla scrivania dei miei figli di 8 anni un foglietto con scritto:
“SEI BRUTTA, SCHIFOSA, STRONZA, ROMPI PALLE, BASTARDA”.
Conoscendoli penso che non sappiano il significato di buona parte di questi appellativi però il messaggio c’e’ e ne racchiude di infiniti altri. Ho 4 ore di tempo prima che ritornino da scuola ma mi sa che dovrò prendermene un po’ di più per affrontare il problema nella giusta maniera… semmai trovero’ il modo di individuarne una.
Dona

foto@Dona
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Maddalena e’ impaziente che abbia inizio la funzione, lei e’ cosi’… tanto meticolosa quanto frettolosa. Oggi poi non ha chierichetto da manovrare, solo il solito prete e a sinistra un maggiordomo d’asta.
La giornata chiama gite fuori porta tra gli scaffali delle meraviglie piuttosto che slalom tra tombe, seppur addobbate a festa. Anche questa e’ una dote, quella della coerenza. Shopping sette giorni su sette e al cimitero manco morti!
Ma c’e’ Maddalena e anche il prete si e’ ricordato di venire. A sinistra pure il piccolo coro: una suora in libera uscita dall’ospizio e il suo autista tuttofare. Distribuiscono foglietti della messa.
Non ho mai capito il perché non si possa solo ascoltare e guardare nel frattempo il corvo che gracchia la sua preghiera. E’ così bello vedere le cime innevate di fresco, a sud, dove il sole soggiorna alle tre del pomeriggio; alle spalle Pizzocco dove andrà a riposare… domani si vedrà. Sarà perché ti vedo in ogni volo d’uccello padre che preferisco rivolgere lo sguardo al cielo…
Non serve neppure a far aria quella preghiera, la bella giornata l’ha prenotata da tempo e puntuale si presenta a sollevare approssimative pieghe di bigodini fai da te. Scommetto che Anna non ha di questi problemi, il suo fazzolettone post chemioterapia regge bene alle folate.
Neppure la giovane vedova, piccola a fianco del suo giovane ragazzo, adolescente costretto a crescere in fretta e a rispecchiarsi qui nella foto del padre, neppure lei fa caso a ciò che trasporta il vento…
Trasporta la noce che la cornacchia lascia cadere a rompersi sulla lapide dei Righi, osserva i pezzetti del frutto dal ramo più alto, passerà alla fine della funzione a riscuotere la sua ultima razione della giornata, anche lei a sperare che la predica sia breve.
E la Maddalena, furtiva, ha strappato un rametto di pino, costretto nano dal sepolcro che lo ospita, lo userà più tardi il pastore, alla fine della funzione per la benedizione solenne ai nostri defunti… per l’ultimo giro di chiacchiere prima di uscire dal camposanto.
Dona
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NOVEMBRE
Di anime e santi,
di tristi crisantemi
tra ricordi e pianti.
Di caldarroste col vino bagnate
tra profumo di cirmolo dagli scalpelli
e bancarelle per San Martino addobbate.
Di vetri appannati, infantili stampi
e tra nuvole, nebbia e fumo
canne tagliate nei campi.
Di feste oramai alle porte
con empori di domenica aperti
e giornate sempre più corte.
Dona

foto@Dona
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