Post da Aprile 2009

foto@Dona
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Ancora pochi giorni e saremo attratti da altre atmosfere.
Il paesaggio in continua evoluzione tiene il passo e giorno per giorno cambia la scena.
Ora la ribalta e’ del bosco ma e’ piu’ facile farsi incantare da sfacciate tonalita’ di fiori. Del resto un fiore concede la possibilità anche alla mente piu’ distratta di poter rendersi amante della natura.
Lo si trova in ogni dove: monile in davanzali di finestre destinate a rimaner chiuse, vanto di giardini in cui l’erba del vicino non può esser la piu’ verde, semplice espressione di bellezza che talvolta fa preferire la primavera ad altre stagioni.
Cosi’ succede per le foglie in autunno, calde nei loro spettacolari colori, suggestive e facili da ammirare. Chi non si e’ mai fermato davanti ad un viale alberato a fine ottebre!
Abbiam bisogno di cose facili da guardare perche’ la nostra mente e’ occupata da piu’ fosche immagini che tendono a carpire buona parte del nostro interesse.
Molto piu’ facile ammirare un bosco in autunno dalle piu’ grossolane sfumature che il medesimo paesaggio in primavera dove queste sono molto piu’ fini e delicate.
Solo un’ unica tonalià di verde ai nostri occhi e non abbiam tempo di soffermarci sui particolari.
Siamo cosi’ nella vita di tutti i giorni, ci facciamo ammagliare dalle “grandi” notizie, da facili traguardi, dal mostrare chi siamo piuttosto di come siamo… e dalle foglie in autunno.
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foto@Dona
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Nel bosco di Pinolarice, da tempo, c’erano due grossi problemi: l’abbandono di spazzatura di qualsiasi genere e il taglio incontrollato dei suoi alberi.
In esso vi regnavano due famiglie: quella dei Pineti e quello dei Larici.
La famiglia dei Pineti era quello che subiva il taglio; ogni giorno venivano soppressi minimo un dieci alberi se non di più dal solito gruppo di boscaioli e, se si continuava di questo passo, c’era il rischio che non ne rimanesse nemmeno uno.
La famiglia dei larici invece era invasa dall’immondizia perché moltissime persone del paese vicino buttava proprio qui qualsiasi cosa: da una carta di merendina alle gomme delle macchine. I Larici si chiedevano perché al posto di buttare i rifiuti nel loro territorio non li portassero per esempio al vicino ecocentro. Il Comune l’aveva costruito di recente proprio alle porte del paese, poco più a est del bosco di Pinolarice. Quel giorno dell’inaugurazione i Larici e i Pineti avevano visto tutti i ragazzi delle scuole parteciparvi entusiasti e ascoltare il discorso del Sindaco che diceva loro di aver cura dell’ambiente. Aveva spiegato loro come dividere i rifiuti e poi smaltirli negli appositi cassonetti. Sembravano aver capito ma poi già dal pomeriggio alcuni di loro si erano presentati a Pinolarice a cavallo delle loro montan bike e avevano lasciato le carte delle loro merendine proprio ai piedi dell’ Alberomaestro. Era davvero troppo!!!
Così, quel giorno, i due gruppi di alberi decisero di allearsi contro gli umani.
La stessa notte, mentre il paese dormiva, tutti gli “abitanti” di Pinolarice si riunirono con a capo l’ Alberomaestro, per trovare una soluzione per difendere il loro ambiente dall’uomo.
Per la prima volta le due grandi famiglie del bosco erano unite in un obbiettivo comune anche se i loro problemi erano diversi.
Decisero che i Pineti dovevano allontanare il solito gruppo di boscaioli facendoli inciampare sulle loro radici colpendoli poi a suon di fronde, cosi’ da far credere che erano stati gli spiriti degli alberi che loro avevano fin ora tagliato.
Per il gruppo dei Larici, invece venne deciso dopo parecchie idee, che ad ogni persona che passava e lasciava la sua immondizia le venisse rilanciata contro.
Il giorno dopo il solito gruppo di boscaioli arrivò per tagliare gli abituali dieci alberi se non di più. Intanto che i boscaioli giravano per vedere quali pini tagliare, Pinovecchio (il più anziano tra i pini), facendo finta che ci fosse il vento, si muoveva un po’ con i rami e un po’ con le radici e diede il via all’ “operazione antitaglio”.
Mentre gli uomini, armati di motosega, camminavano fischiettando e guardando in alto i rami, le radici degli stessi si alzarono dal suolo quel poco che serviva per farli inciampare. Infatti caddero tutti e cinque a terra e i Pini fecero fatica a trattenersi dalle risate, erano proprio ridicoli! Mentre si stavano rialzando arrivò dall’alto l’attacco di fronde dispettose e si ritrovarono un’altra volta a terra. Questo si ripeté per parecchie volte. I malcapitati, senza quasi più forze abbandonarono il bosco, senza saper bene cosa fosse successo. Il piano, per quel giorno, aveva pienamente funzionato con grande soddisfazione della famiglia dei Pineti. Ora era da vedere se il giorno dopo i boscaioli si sarebbero ripresentati.
Cosi’ successe ma gli alberi non si scoraggiarono e ricominciarono il loro attacco. I boscaioli si guardavano attorno un po’ preoccupati ma desiderosi di tagliare i quotidiani alberi, più quelli che non avevano potuto mozzare il giorno prima. Improvvisamente si sentirono pero’ battersi sulle spalle. Tutti e cinque si girarono di scatto ma non videro nessuno dietro di loro, si rigirano e si ritrovano schiaffeggiati da un ramo di Pino. Tanto per cambiare si ritrovano l’ennesima volta a terra e ogni volta che provano a rialzarsi o inciampano sulle radici o venivano schiaffeggiati dalle fronde. Uno di loro disse che questi erano, senza ombra di dubbio, gli spiriti del bosco di Pinolarice dei quali la nonna, quando era piccolo, gli raccontava la leggenda. Gli altri non gli credettero e ritornarono nei giorni successivi per tentare di fare il loro “lavoro”. Ogni giorno però si prendono una bella batosta e dopo un po’ di tempo cominciarono a credere a quella leggenda.
Contemporaneamente nel bosco dei Larici passò di là un ragazzo che gettò una lattina di birra e rotolando arrivò ai piedi dell’ Alberomaestro; questo con la massima cautela, ma anche cercando di sbrigarsi, prese con il suo ramo più basso la lattina e la lanciò in modo da colpirlo. Infatti la lattina arrivò sulla schiena del giovane, questo si girò con aria minacciosa per vedere chi fosse ma non vide nessuno. Rilanciò la lattina verso un altro albero sempre nel gruppo dei larici e questo, facendo le stesse mosse del suo maestro, la rilanciò e questa volta arrivò sul piede del marmocchio. Questo si ripeté per altre due volte e ad un certo punto il giovane si stufò e alla fine si portò con se la lattina. Anche la strategia dei Larici per il momento aveva funzionato e si stava animando nel bosco un certo ottimismo.
Il giorno dopo arrivò con una jeep un signore che si sbarazzò di un’intera batteria di pneumatici da neve che aveva appena sostituito dopo un inverno rigido in cui le nevicate erano state abbondanti. Mentre il signore stava risalendo nella vettura i Larici si rimboccarono le fronde e cominciarono a spingere i pneumatici facendoli rotolare verso la jeep. Sbalordito scese e ributtò le gomme dall’altra parte del bosco di Pinolarice ma anche qui altri Larici alzando le radici fecero correre le ruote verso il signore che inciampò e si ritrovò a terra ricoperto dalla sua immondizia. Non c’era verso che riuscisse a lasciarla lì per cui ricarico tutte e quattro le ruote e corse impaurito verso l’ecocentro.
La famiglia dei Larici era proprio contenta e orgogliosa del suo lavoro che proseguì ancora per parecchi giorni fino a quando non si vide più nessuno portare immondizia e nemmeno i boscaioli si ripresentarono più nella famiglia dei Pini.
All’ingresso del bosco un giorno comparve un cartello:
BOSCO STREGATO
TENERSI ALLA LARGA
Gli abitanti di Pinolarice erano contenti perché il loro piano aveva funzionato ma allo stesso tempo erano tristi perchè più nessuno veniva a fargli visita anche solo per una passeggiata, per godere del fresco ai piedi delle loro chiome e ammirare la bellezza del bosco.
Si riunirono una seconda volta per cercare una soluzione e pubblicizzare il loro territorio. Decisero quindi di cambiare quel “maledetto” cartello che aveva portato tanta desolazione tra di loro.
Alberomaestro e Pinovecchio per amore delle loro famiglie si spezzarono un rametto entrambi e con la linfa che ne uscì scrissero il nuovo cartello.
Cosi’ comparve scritto il mattino dopo alle soglie del bosco di Pinolarice:
BOSCO INCANTATO
VENITE, RELAX ASSICURATO!
by Sara
dopo aver letto Cloni di Fate di Laura Walter

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foto@ Dona
Col Molin Fest estate 2007
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Solitamente scrivo poco di musica, a dire il vero… ultimamente scrivo poco e niente di tutto.
La musica mi piace usarla come sottofondo alle mie giornate, assieme ai silenzi alternati al vociare di figli.
Mi piace la melodia che sa accompagnare gli stati d’animo, cercata o casuale che sia.
Mi piace il senso delle parole e la loro armonizzazione, meno il personaggio che ne è autore o portavoce, anche se, essenziale e’ la sua vocalita’ e personalita’ affinche’ la musica possa trasmettere emozione. Sara’ per questo che son cresciuta senza preferire un interprete ad un altro, senza idoli ne beniamini; solamente l’emozione del momento, della musica che continua a girare intorno.
Mi piace il messaggio che sa trasmettere così in poche parole come la poesia, come io, talvolta, ho la presunzione di saper fare davanti ad un foglio.
Mi piace la passione di chi la sente fonte di vita, di chi la compone e ne e’ maestro.
Mi piace il personale suono di ogni strumento, la capacita’ di fondersi assieme ad altri in una melodia e allo stesso tempo di distinguersi.
Ogni genere ha la sua storia e merita di rispetto , merita di esser ascoltato per quel che ha da dire, almeno una volta, per non togliersi la possibilita’ di potersi stupire.
Questo a me e’ successo oggi, sentendo questa canzone
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