…qualche giorno di mare, un po’ di shopping e ci si rivede…
foto@Dona
(luglio 2008)
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(luglio 2008)
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Un po’ di tempo fa, del “Suggeritore” di Donato Carrisi, scrissi qualche scarna impressione (qui), dopo averne letto una dozzina di pagine.
Avevo scritto che probabilmente non l’avrei mai letto per intero visto che il noir non era il mio genere di lettura, scherzai pure sul nome dell’ autore, forse mancando un po’ di rispetto, ma ho ricevuto poi alcuni commenti a quel post che mi hanno convinto a ritornare sui miei passi.
In modo particolare ho trovato stuzzicanti, in tal senso, i giudizi di due lettori: Gianna e Oscar (qui) che hanno intrapreso in questo periodo un simpatico “battibecco” per alcune leggerezze che sembra siano state commesse dal Carrisi in questa storia.
Così ho acquistato il libro e in 3 giorni l’ho letto, segno che, per me, la storia è stata coinvolgente e il ritmo incalzante.
Non avendo letto molti testi di questo genere non sono in grado di capire se questo sia un buon libro tra i noir ma per quello che sono i miei parametri di valutazione posso affermare che di per se e’ stata un’ interessante lettura sia per l’argomento trattato, per il modo di scrivere accattivante dell’autore e per le emozioni che è riuscito a trasmettere.
La storia poi può avvalersi di situazioni e aspetti più o meno verosimili che si possono percepire e questo dipende dalla sensibilità, dalle conoscenze di chi legge e dalla bravura dell’autore di condurre oltre il lettore.
In ogni libro si possono cogliere delle ingenuità vissute come tali da alcuni e magari non da altri, di solito sono piccole sfaccettature che forse rilette successivamente prendono un altro significato con lo snocciolarsi della storia.
In questo caso la leggerezza in questione percepita da Gianna riguardava una villa (uno dei sei siti in cui son stati ritrovati i cadaveri delle vittime) e i tempi di costruzione della stessa nonchè dell’ allestimento del giardino. Devo dire che i passi riportati da Oscar son stati corretti e forse Gianna ha male interpretato soprattutto quelli riguardanti il roseto .
L’autore non dice assolutamente che in primavera la padrona di casa avrebbe potuto già avere delle rose da collezione ma che avrebbe potuto coltivarle con i tempi necessari per ottenere un buon risultato ma non il risultato definitivo. Per quanto riguarda i tempi di costruzione di una villa penso che dipenda dai “mezzi” impiegati e dove ci sono i soldi di solito i tempi sono brevi (inimmaginabili per noi comuni mortali) … questo anche per l’allestimento del giardino per il quale il prato sarà stato srotolato e le piante selezionate messe a dimora già sufficientemente forti per affrontare l’inverno. Penso che ciò scritto dal Carrisi possa essere verosimile.
Magari io invece ho percepito altre leggerezze, per esempio quando dice che una delle bambine ritrovate era nata 8 settimane prima del termine e come scritto dall’autore fa intendere che per questo pesasse appena mezzo chilo, fosse lunga come la mano della madre e avesse il cuore debole. Può essere che a sette mesi compiuti un bambino possa avere queste dimensioni e il cuore debole ma non penso sia la condizione comune a tutti. Magari si tratta semplicemente di come io ho interpretato il passo in questione, non sempre e’ semplice esser chiari e farsi capire per quello che si vuol dire.
Tornando al libro nel complesso è un ottimo miscuglio di personaggi e situazioni che si intrecciano come in un puzzle tra di loro senza però avere ben definito un margine lineare a chiudere il tutto. Rimangono per me in sospeso molti passi, molti “come, perché e chi”. Un grande punto di domanda sul perché le famiglie prescelte per il rapimento delle ragazze avessero solamente una figlia, quando e come il criminologo Goran Gavilla avesse ucciso sua moglie (scomparsa molto tempo prima) e suo figlio, perché “il suggeritore” fosse così legato alla protagonista Mila Vasquez tanto da prevedere, semplicemente avendola innanzi, il sesso del bambino che portava in grembo.
Ma il suggeritore forse ha di questi poteri; di far emergere il lato cattivo delle persone e qualche volta anche quello positivo, evidentemente. Davvero bello il passaggio in cui lui, il detenuto RK-357/9, il suggeritore (forse) stringe la mano di Mila e come uniche parole predice il sesso del bambino che porta in grembo: “E’ femmina” dice.
Chissà se sarà femmina e se ci sarà un seguito in cui possano trovare risposta ai miei punti di domanda e porre una cornice a questo bel libro.
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In questo ultimo periodo le mie letture sono state alquanto superficiali, senza che a prendere in mano un testo provassi quella solita voglia di immergermi in una storia, qualunque essa potesse essere. E’ cosi’ che ho preso per mano libri acquistati o donati da tempo, per i quali non era giunto ancora il momento di esser aperti e mondati del giusto interesse che ognuno di essi auspicherebbe avere.
Troppo tempo era stato loro tolto dal tomo di Grossman, lettura difficile e profonda, che ancora non mi va di raccontare.
Mi son lasciata invece cullare da due favole, così per caso, anche se a pensarci bene nulla e’ per caso…
La prima uscita da un volumetto particolarmente accattivante, dalla copertina imbottita e dai disegni estremamente esaustivi nell’anticipare il genere di fiaba che ci si appresta a vivere. Anche il titolo non lascia dubbi: GLI INCUBI DI HAZEL di Leander Deeny è una favola moderna, grottesca nel raccontare i personaggi e le loro avventure. Non ci si deve stupire che un cane abbia una testa di legno, che un gruppo di papere fumino sigarette e neppure che ci sia una zia di turno odiosa e cattiva con qualsiasi persona le venga a tiro. Non c’è nulla di poetico nel raccontare di Deeny, semplicemente un modo di descrivere la fantasia attraverso strani protagonisti come il pitospino (un pitone con la testa di porcospino), il gorillopardo (un gorilla con la testa di ghepardo) e lo struzzorana (una rana con il corpo di struzzo)… a pensarci bene nulla di così inimmaginabile, almeno non così tanto da far assumere a questi mostri il ruolo dei peggiori incubi dei bambini di oggi!
La zia cattiva di Hazel c’è cascata, ma i nostri bambini, sommersi da mostruosità di ogni genere propinate dalla più “alta” tecnologia, secondo voi, riusciranno a crederci?
E’ una fiaba asettica quella di Deeny, di una persona che non ha mai vissuto l’ambientazione che ha voluto dare alla sua storia, persino la morale sembra povera e scontata.

Ben diversa invece è la favola di Buzzatti che l’ambientazione invece l’ha curata nei minimi particolari. Più che curata l’ha vissuta e si percepisce dalla poesia che esce dal suo modo di narrare il bosco, con i suoi suoni, gli odori attraverso ciò che gli occhi possono vedere e immaginare, attraverso la descrizione che solamente una certa sensibilità può cogliere.
Del resto il racconto di Buzzati: “IL SEGRETO DEL BOSCO VECCHIO” non è una fiaba moderna, diretta, sfrontata quasi arrogante ma una favola d’altri tempi che ti cattura l’immaginazione e ti fa percepire quei suoni e quegli odori, ti apre le porte dell’immaginazione e rallenta il tempo che sfugge di mano.
Certo il volumetto di Buzzatti non è così accattivante come quello di Deeny, trattandosi dell’ennesima ristampa dal 1935.
Però in essi una similitudine c’è, ovvero nel disegno di copertina (- Senza titolo, Acrilico su tela di Dino Buzzati nel Segreto del bosco vecchio – e – Illustrations by David Roberts negli Incubi di Hazel) e cioè nella rappresentazione del bosco con gli alberi quasi a prender vita e rami come artigli a voler difendere i suoi segreti.
Decisamente mi e’ tornata la voglia di leggere!
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