Pubblicato in: ARTE, CAMPAGNA, CIELO, IMMAGINI, MUSICA, NATURA, NOTIZIE, POESIA, RIFLESSIONE, VERDE

QUANDO TUTTO E’ PERFETTO

Difficile da credere che ci possa essere qualcosa di perfetto di questi tempi, in cui la sfiducia collettiva generata da una crisi economica che sembra non avere più fine è condita da una discreta dose di maltempo che sovverte quasi l’ordine e il senso delle stagioni. E invece…

DSC_0607                                                                                                                                          dona@foto

Guardando questa immagine altro non mi viene da dire che in essa tutto è perfetto.
In essa trovo il senso di un momento unico in cui tutto è sospeso.
Sospeso come il fiore aperto e pronto a donare il suo nettare verso la spirotromba della sfinge del galio.
Sospese sono le sue ali che si muovono a circa 200 volte al secondo per permetterle di far rifornimento di fiori in fiore senza mai posarsi.
Sospeso il suo corpo, tozzo ma perfetto, sospese le antenne verso un onirico cielo.
Sospeso il mio respiro di fronte a questo istante in cui la natura, nonostante tutto, nella sua perfezione si concede.

Dona

Pubblicato in: CHIESA, FEDE, PASQUA

Verso una Pasqua di resurrezione

Il suono della campanella mi riporta alla realtà ma continuo a fissare le canne dell’organo proprio dietro all’altare. In particolare l’ultima sul lato sinistro, poco più lunga della marmitta della mia vecchia moto.

Quando ho aperto gli occhi, dopo l’impatto con l’asfalto, li ho visti rispecchiati proprio in quello specchio di metallo, impauriti e spersi, tra la visiera del casco. Tutto era ovattato e confuso attorno a me, nessun dolore, solo l’azzurro comparirmi sopra, sensazione di un peso ai lati del collo e da lontano un suono che molto lentamente si trasforma in una voce gentile che mi dice di non muovermi, di stare fermo.

La campanella suona ancora nell’ arcipretale e rivedo quella targa come ultima immagine, prima del buio. No forse c’è dell’altro, forse non ero solo.

Provo a guardarmi attorno ma nemmeno più il cielo riesco a vedere, qualcuno mi sta sopra e mi chiede qualcosa che non riesco a capire. Nella mia mente prende posto lentamente un ricordo, la inonda e la travolge. Dalle mie labbra secche esce un suono distorto, ci riprovo, una due volte, mi viene detto di stare calmo; è la voce gentile di prima a dirmelo. Il torace mi fa un male tremendo, sembra stretto in una morsa, cerco di ridurre al minimo il respiro e finalmente riesco a pronunciare quella parola, anzi no, è un nome: DENISE…

“…DENISE” pronuncia il suo nome il prete. Al suo fianco vedo mio figlio con l’abito da cherichetto, che grande è già diventato, penso. Assomiglia molto alla madre. Oggi è qui alla mia destra, dopo tanto tempo; da quel giorno dell’incidente sono cambiate un mucchio di cose. Al fianco della madre l’altro mio figlio, il maggiore. Strano vederlo li, seduto fermo e composto. Di sicuro avrebbe preferito essere da un’altra parte piuttosto che sorbirsi la narrazione della passione secondo Matteo… – Pietro gli disse: “Se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzerò mai” Gli disse Gesù: “In verità io ti dico, questa notte prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte” Pietro gli rispose: “Anche se dovessi morire con te , io non ti rinnegherò” Lo stesso dissero tutti gli apostoli.”…

Mi perdo in queste parole e sento tutta la mia colpa. Ho rinnegato la mia famiglia in quella corsa sfrenata e non solo in sella alla mia moto. Ho distrutto DENISE, e la sua famiglia. A proposito, non vedo la sua famiglia qui oggi, non c’è nessuno.

Ci sono solo le solite vecchie signore chine, alcune in ginocchio con i grani del rosario tra le dita. Altre ritte ad accordare l’ ugola per il canto o per il dire. Solo qualche ragazzo, tra loro anche i gemelli; che cambiamento da quando andavano in classe con mio figlio, il maggiore. Ancora qualche altra persona sparsa a tossire i pollini di stagione o l’odor d’incenso. Non c’è nessuno della sua famiglia continuo a ripetermi ma forse, anche queste persone sono una famiglia. Noi stiamo cercando di tornare ad essere una famiglia.

Sento gli sguardi addosso, un’altra volta. Succede quando il prete ricorda Denise. E lo ricordo anch’io, alla mia maniera, con tutto il suo amore per la vita che mi ha lasciato dentro. E trovo la forza, finalmente, di sollevare il capo verso l’ultimo raggio di sole, lassù.

Dona

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…tornare a scrivere…

L’altro giorno ho trovato, tra i commenti dell’ultimo post pubblicato, questo messaggio:

…torna a scrivere…

Poche parole che hanno saputo smuovere in me una piacevole sensazione di presenza, in queste pagine di blog, senza pretese seppur con la loro storia.
Presenza nei miei confronti, persona come tante altre che per un discreto periodo di tempo ha condiviso pensieri ed emozioni con chi per caso si fosse trovato a passare di qua e con chi puntualmente invece veniva a farmi visita, lasciare il suo pensiero o semplicemente il suo saluto.

Ammetto che tutto questo mi manca molto, come altrettanto mi manca scrivere.

E mi vien da riflettere sulla parola “manca”, sempre più ricorrente di questi tempi.

MANCA tempo,
MANCA rispetto,
MANCA condivisione,
MANCA benevolenza,
MANCA denaro,
MANCA lavoro,
MANCA dignità,
MANCA futuro,
MANCA la forza,
MANCA fiducia,
manca OTTIMISMO.

Al di là di tutto ciò che può mancare, credo che sia fondamentale non debba succedere con l’ottimismo.
Ottimismo nel credere che attraverso la nostra forza e fiducia ci possa esser un futuro nella dignità di avere un lavoro, il denaro sufficiente, la benevolenza verso gli altri, la condivisione di pensieri e obbiettivi comuni, recuperare il valore del rispetto e il tempo da rivalorizzare, ottimizzare per ciò che veramente conta nell’essenzialità di essere uomo.

Riappropriarsi del nostro tempo, dei nostri tempi, per ritrovarci, ritrovarsi e perché no… tornare a scrivere…

Grazie VENTO che hai fatto sentire la tua brezza.

Dona

Pubblicato in: °°°FOTORICORDANDO°°°, °°°MARE°°°, °°°PENSIERI E PAROLE°°°, °°°TRA FIABA E REALTA'°°°, °°°UNA CAREZZA DI PAROLE°°°, CIELO, Il gabbiano Jonathan Livingston, RECENSIONI, RIFLESSIONE

Il gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach

Pensato e scritto da Andrea Nannini

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Alcuni indicano questo come un libro per ragazzi.

Io penso che sia un libro accessibile anche ai ragazzi per il modo semplice con cui è scritto e per la storia che, da un punto di vista esteriore e superficiale, è relativamente semplice.

Se però riflettiamo bene sulle parole di Bach,  cercando il senso profondo della storia che ci narra, e le valutiamo nel contesto del nostro tempo e dei valori che la nostra società esalta, ci rendiamo conto che il messaggio che vuole proporci è ben più profondo e articolato.

La metafora del gabbiano che vola per il piacere di volare, che vuole perfezionare la sua tecnica e rinuncia anche al cibo per questa sua passione, mentre i familiari e il branco lo guardano chi con pena, chi con sufficienza e poi lo cacciano, ci rimanda a questa nostra società che non accetta coloro che si discostano dal pensiero comune e omologato per cui ci dobbiamo vestire, vivere, mangiare, comportarsi tutti allo stesso modo. Il diverso, chi ha interessi diversi dalla massa o non vuole conformarsi alle abitudini comuni, chi la pensa in altro modo, viene emarginato.

E qui, il mio pensiero va alla persona che tenta di  “scremare” la vita da quegli orpelli inutili che la nostra società consumistica vuole imporci come essenziali. Ha ragione a volersi ribellare a questo concetto che vuole farci schiavi di tutte quelle cose che non ci danno la felicità ma solo assuefazione. E’ un meccanismo perverso che ci spinge a comprare l’ultimo modello di cellulare o le scarpe e i vestiti firmati. Oppure costringe i nostri figli ad andare in discoteca alle 24,00 per stare storditi fino alle 6,00 del mattino: solo perché questo è il sistema che è stato impostato ed a cui tutti si sono assoggettati. Mentre invece la felicità che noi cerchiamo è dentro di noi e nelle persone che ci stanno accanto.

Bach ci trasmette anche altri messaggi positivi: credere nelle nostre possibilità, avere fiducia in noi stessi, ma soprattutto essere artefici del nostro destino.

Tutto questo facendo leva sul Libero Arbitrio che ci viene donato dal Grande Gabbiano (il Dio di ogni credo religioso, il Padre comune di tutti gli esseri viventi di questo nostro infinito universo).

Credo che sia questo il messaggio più importante di Bach: c’è un’Entità Superiore che ci ama e ci ha dato grandi possibilità insieme al potere di decidere di utilizzarle o ignorarle, servircene per il Bene Comune o a nostro esclusivo tornaconto.

E’ questa la sfida di ogni uomo e di ogni donna: riuscire a trovare la strada che ci conduce alla scoperta del significato della nostra vita.