Dona

*TRA FAVOLA E REALTA’

In °°°FOTORICORDANDO°°°, °°°TRA FIABA E REALTA'°°° on 12/10/2007 at 10:54 pm
questo post a risposta del precedente

Quando vidi quella lampadina, ricordo che ancora prima di impugnare la mia macchina fotografica, nell’osservarla  girandole in torno e volgendo la schiena al sole quasi a proteggerla dai suoi raggi, rimasi stupita come fosse possibile che il vetro si presentasse ancora intatto. La base era incrostata dalla salsedine, doveva essere rimasta in mare per un periodo sufficientemente lungo perché  ciò sia potuto accadere, pensai.

Ed è che così che la mia mente corre a quello che solo la fantasia può muovere. Forse un rifiuto a dover  pensare che la mano dell’uomo si renda fautrice dei soliti irrispettosi gesti, forse il continuo bisogno di evadere dalla realtà.

Immagino  il comandante che tenta di salvare la sua nave dalle onde che la tempesta alza impietose sul lavoro di una vita. Il coraggio, la determinazione, l’esperienza, la consapevolezza. La consapevolezza di aver fatto del proprio meglio, comunque debba andare, dovunque la tempesta trascini la sua nave.

La sua integrità  trasportata dalle forze della natura, resistente fino a riflettersi nella medesima di quella lampadina.

 Il sole e’ ancora alle mie spalle e posso scattare la mia foto.

  1. E invece io avrei pensato a quello stupido che ha buttato la lampadina sporcando la spiaggia.
    Vedi come sono negativa!

  2. Hai ragione cielo, ho sempre detto che camminare con la testa tra le nuvole possa portare delle spiacevoli sorprese e poi il sale nelle ferite fa proprio male!
    Buona giornata

  3. la lampadina mi fa pensare al dopo..
    ..una donna mentre cammina la calpesta, sangue e sabbia si aggiungono al vetro..

  4. Insomma non ci sono mezze misure per un innamorato. molto belli i due passi che hai citato, soprattutto il primo.
    Grazie

  5. Sai come sono gli innamorati. Sono persone capaci di questo: “Un mandarino era innamorato di una cortigiana. “Sarò vostra, – disse lei – solo quando voi avrete passato cento notti ad aspettarmi seduto su uno sgabello, nel mio giardino, sotto la mia finestra”. Ma, alla novantanovesima notte, il mandarino si alzò, prese il suo sgabello sotto il braccio e se ne andò.” (Da Roland Barthes, “Frammenti di un discorso lirico interrotto”). E di questo: “Una sola rosa rossa mi basta – insistette l’Usignolo, – solo una rosa rossa! Non c’è nessun modo per averla?” “C’è un modo – disse il Cespuglio, – ma è così terribile che non oso parlartene…” “Dimmelo – replicò l’Usignolo, – non ho paura!” “Se vuoi una rosa rossa – proseguì il Cespuglio, devi costruirtela con il tuo canto alla luce della Luna, e colorarla col sangue del tuo cuore. Devi cantare per me con il petto squarciato da una spina. Devi cantare tutta la notte e la spina deve straziare il tuo cuore e il tuo sangue, il tuo fluido vitale, deve scorrere nelle mie vene, diventando il mio”.
    “La morte è un caro prezzo da pagare per una rosa rossa – si lamentò l’Usignolo, – e la Vita è cara a tutti. E’ bello stare nel folto degli alberi e seguire il corso del Sole sul suo carro dorato e della Luna sul suo cocchio di perle. Dolce è il profumo del biancospino e dolci sono le campanule che si nascondono nella valle e l’erica che cresce sulla collina. Però l’Amore è più bello della Vita, e cos’è il cuore di un piccolo uccellino paragonato al cuore di un uomo?” Così l’usignolo distese le sue alucce marroni per il volo e s’innalzò in aria. Passò il giardino sfiorandolo come un’ombra e come un’ombra volò dentro il folto del boschetto.” (O. Wilde, “L’usignolo e la rosa”). Siamo nel territorio delle fiabe, che è solo un pallido riflesso della realtà.

    .

  6. “Mi basta il tuo viso per illuminare la notte”.
    E’ una di quelle frasi che la maggior parte delle donne vorrebbero sentirsi dire almeno una volta, ma quando capita la tendenza e’ di fuggire. Che alle donne piaccia di piu’ sognare ad occhi aperti che avere un amore certo?
    “…che si sa come sono gli innamorati”… Come sono?
    Ne potrebbe nascere un racconto… che ne dici?
    Buona serata
    Dona

  7. La nave forse sta ancora viaggiando sulle onde. La lampadina? Gettata in mare da un innamorato (così si spiega la villania del gesto, ché si sa come sono gli innamorati), lanciata fuori dall’oblò della cabina. La sua ragazza è distesa su morbide piume. Lui guarda fuori dell’oblò: mai visto un buio così assoluto, privo com’è della luminescenza delle città. Allora gli viene un’idea, svita la lampadina dall’abat-jour che si trova accanto al letto, la getta in mare e sussurra alla sua bella: “Mi basta il tuo viso per illuminare la notte”. Una frase certo già sentita, ma che pronunciata sulle onde, a migliaia di chilometri da terra, fa un certo effetto.

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