Dona

*Il professore

In °°°FOTORICORDANDO°°°, °°°PENSIERI E PAROLE°°° on 11/03/2008 at 4:38 pm

Spalle curve e i pensieri che spuntano da un bavero che sembra non riuscire a contenerli tutti.

Si avvicina con passo determinato ma privo della volontà che dovrebbe portare ad esempio e saluta i bidelli, le oramai uniche figure che lo accolgono rassicuranti. Un sorriso all’inizio della giornata, un’altra da aggiungere e probabilmente da dimenticare.

Sono parecchi anni che mette piede in quella scuola, non abbastanza da essere stato il mio professore di matematica.

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Me lo ricordo ancora ora, lui, il mio professore.

io-gerlando-maniscalco-e-la-gigia-1978-1979.jpg


Gerlando Maniscalco di Agrigento

Stava tra di noi, alunni, con passione e dedizione, non aveva paura di voltarci le spalle scrivendo alla lavagna. Sapeva che non sarebbe stato oggetto di derisione e di facili imitazioni, anzi credo che questo timore non l’abbia mai avuto.

Non ricordo atteggiamenti di sfida e maleducazione reciproca, la sua figura bastava per incutere in noi la giusta dose di rispetto.

E ci piaceva tanto il Professor Maniscalco con quell’accento così strano… ce ne sarebbero stati di spunti per fargli il verso, i gradassi avrebbero suscitato l’ilarità che li fa sentire tali ma ci pensava lui ad elargircela con la sua autoironia. Talvolta lui si dava del terrone ma una parte di noi non sapeva cosa veramente significasse quel termine e chi lo conosceva se ne guardava ben dal sillabarlo ad alta voce.

Non ci siamo mai permessi di prenderlo in giro perché lui era il nostro professore. Era impensabile non dargli del “lei”!

Rappresentava la figura di un adulto, una persona colta dalla quale imparare la matematica, una persona alla quale rivolgere rispetto. Cosi’ ci insegnavano anche a casa i nostri genitori.

In lui c’era una parte di alunno attraverso la quale riusciva ad arrivare nel nostro mondo di ragazzi adolescenti, mettendosi alla prova, al nostro pari.

Ricordo quando ci insegnò a ballare la tarantella… comm’ erano ridicoli per noi quei saltelli in cui goffamente si esibiva e comm’era ridicolo lui, ma da questo insegnamento, addobbate più da contadinelle venete che siciliane ne è derivato uno spettacolo attraverso il quale abbiamo in qualche maniera sigillato la nostra reciproca amicizia.

Fu ridicolo anche quella volta che, in occasione di una serie di giochi tradizionali veneti, si e’ cimentato nella corsa coi sacchi. Le sue guance erano rosse dalla fatica e un po’ anche dalla vergogna per essere caduto quasi subito ma rideva e noi tutti addosso a sorreggerlo e a ridere con lui.

Piccoli e grandi gesti che lo hanno avvicinato al nostro mondo di alunni, ragazzi in crescita, in cerca di modelli di riferimento nonostante l’apparenza spavalda e talvolta impertinente.

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Piuttosto di entrare in quella classe sarebbe disposto ad ammettere il suo totale fallimento. Ma nessuno alla fin fine glielo permette: quei ragazzacci sono li tutti i giorni con i loro sorrisetti beffardi

I colleghi minimizzano le sue lamentele e i genitori non si lamentano più di tanto che lui non riesce a dare quel che vorrebbe a quella classe.

Ma cosa darebbe se le condizioni fossero ideali? Bella domanda, fin ora non se l’era mai chiesto. Aveva letto per anni ai ragazzi regole, teoremi e dettato esercizi. Aveva conquistato così soddisfacenti ritagli di silenzio nel quale rifugiarsi e isolarsi e i ragazzi erano molto più ubbidienti una volta… di sicuro prima di aver preso quella dannata classe.

Anni e anni di insegnamento e proprio prima della pensione doveva capitargli tale ingarbugliata matassa!

Nulla gli può dare più sicurezza e autorità. Non si può più rifugiare dietro l’ autorevolezza di note sul registro di classe o in quello personale, nelle lamentele a genitori refrattari e colleghi accomodanti e nemmeno più dietro quella distinta valigetta che per anni l’ha accompagnato e che ora sta posando sulla cattedra avanti se prima di iniziare la lezione.

Nella foto: Io, il mio professore di matematica e la Gigia (1978 – 1979)

  1. Cara Anna, tu non sai quanto piacere mi abbia fatto questo tuo messaggio e sapere che il mio caro professore stia bene e continui ad essere quella persona meravigliosa che e’ stato con noi e che ricordo con tanto piacere. Peccato che tu non abbia lasciato un indirizzo dove poterti contattare, spero che tu ritorni a leggere la mia risposta e se succedesse, se lo vorrai potrai contattarmi al mio indirizzo mail tella1967@libero.it
    mi piacerebbe parlarne con te e non nego avere la possibilita’ anche solamente di salutarlo.
    Spero che ci possiamo risentire e grazie per il dono che mi hai fatto oggi
    Dona

  2. non so chi tu sia, ma il tuo articolo mi ha colpito moltissimo visto che il professore di cui tu parli è adesso il preside della scuola che frequentano i miei figli ed io ho con lui un ottimo rapporto, volevo dirti che come preside ha oggi la stessa valenza di quando era professore, grazie per i tuoi ricordi

  3. Più che involuzione, la scuola è cambiata e ora c’è, tanto disagio. I professori non riescono ad adeguarsi, a rapportarsi ad alunni che conoscono solo certi linguaggi perchè nessuno gli ha insegnato altro. Ma credimi alla fine è vittima il professore, ma lo sono anche i ragazzi che crescono senza nessuna guida perchè pochi gliela sanno dare. E la cercano eccome, anche se fanno capire il contrario. Giulia

  4. Che bei ricordi… anch’io ricordo con affetto molti dei miei professori, per quelo che han rappresentato per me, per quanto m’hanno dato..
    E ancora custodisco l’eco dei loro insegnamenti dentro me..

    Mi hai fatto tornare alla memoria un libro letto tempo fa: “Ricordi di scuola” di Giovanni Mosca, il mondo della scuola visto da un maestro.. diversa prospettiva😉

  5. ciao Prof

  6. notte Dona, che qui tira un gran vento ed è tutto un ululare…

  7. *Carlo: alla fine del discorso si purtroppo!

    *Rino: la cultura e’ universale hai ragione e aggiungerei prima di tutto e’ apertura verso gli altri, verso il conoscere e la consapevolezza di non essere mai arrivati, che c’e’ sempre qualcosa da comprendere e da apprendere.

    *ma.ni e artemisia: a mio avviso c’e’ sempre meno il senso del dovere sia per chi insegna e chi dovrebbe far tesoro di questi insegnamenti. Manca il rispetto delle regole e spesso da parte di chi le regole le ha decise, come possono questi dare il buon esempio. Vacilla sempre piu’ il senso della famiglia e i figli non hanno punti di riferimento. Manca si anche la necessaria autorevolezza!

    *Melania: ci sono e’ vero le eccezioni che purtoppo devono lottare contro i mulini a vento in un paese che di arie se ne tirano ben troppe. intanto chi ha il diritto di essere istruito e quello di istruire debbono sempre accontentarsi del meno peggio.

    Buon pomeriggio
    Dona

    *

  8. Credo che la figura del professore abbia un’importanza fondamentale nella crescita dei ragazzi. Un ruolo importantissimo, grandi responsabilità. Non sempre se ne trovano di davvero in gamba, a volte rischiano di arrecare danni irreparabili ai ragazzi a cui insegnano, per mancanza di sensibilità e di senso del dovere. Per fortuna non sempre,, per fortuna ci sono le eccezioni.
    buona giornata

  9. Hai colto molto bene l’involuzione che ha seguito la scuola e che ho notato anch’io confrontando quella che ho frequentato con quella che frequentano ora i miei figli. Non puo’ essere che chiamata involuzione e purtroppo rispetta chiaramente la societa’ di oggi dove non c’e’ piu’ rispetto e dove il modello da seguire e’ il furbo che si puo’ permettere di di farsi beffa delle regole.
    Negli anni sessanta e’ stato giustamente messo in discussione l’autoritarismo ma adesso invece non si riconosce nemmeno piu’ la necessaria autorevolezza.

  10. I professori come il tuo di matematica sono eccezioni in un mondo che si sente, a ragione, sottovalutato e probabilmente non riesce a dare il meglio di se anche per questa ragione, ma negli alunni di adesso manca anche la cultura del rispetto che ricordi con questa frase: “Cosi’ ci insegnavano anche a casa i nostri genitori.”

  11. La cultura non ha barriere, non ha spazio, non ha denominazioni, semplicemente è cultura in quanto universale, sia da parte di chi la da, che da parte di chi la riceve.

    Rino, rileggendo l’interessante articolo.

  12. Servono ripetizioni di matematica?

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