Dona

*La “tredicesima intervista” a Gaspare Armato – Appunti della storia

In °°°APPENA FINITO DI LEGGERE°°°, °°°PENSIERI E PAROLE°°°, °°°TRA FIABA E REALTA'°°° on 14/10/2008 at 11:19 pm

Arriva di buon passo Rino, Armato d’ ombrello a mo’ d’archibugio, sguardo fiero e leggero sorriso.  Decisamente uno scorcio sereno in questa giornata che promette imminente piovere. Sembra a suo agio nel suo habit à la française . Gli conferisce un aria signorile e confesso che mi sento alquanto in soggezione, giacché ho pensato, e  non poco,  alle domande che avrei potuto porre ad un uomo che vive nella storia e anziché pensare alla mia intervista mi perdo tra le pieghe della sua marsina! Nella mia carriera da intervistatrice e’ la prima persona che interrogo e caso della vita vuole che proprio come inizio mi trovo ad incontrare un personaggio che ha avuto la fortuna di porre le sue domande a personaggi di tutti i tipi: dittatori, re, imperatori, regine musici, pittori, ma anche gente comune, lavoratori, contadini, piccoli impiegati e commercianti insomma tutti coloro che hanno vissuto nella storia. Ha letto e parlato di fatti e misfatti come racconto semplice da comprendere e capire. E io ora che gli chiedo?
Son scesa dai monti, ho attraversato le valli e solcato nel mezzo la pianura e son arrivata in Toscana, nella sua cittadina, che tanto ama, luogo dove con piacere ritorna dal suo viaggiare, Pistoia.
Ci incontriamo in Piazza della Sala, una delle piazze più antiche della città, proprio a ridosso del Pozzo del Leoncino, facile punto di riferimento per incontrarsi come pure facile aggancio  storico per iniziare la nostra chiacchierata…

Rino : Cara Dona sono lieto di farti un po’ da guida, in questa meravigliosa città circondata da mura che fin dal medioevo ne hanno caratterizzato il tessuto urbano.
Dona: le ho viste arrivando, ma dimmi perché questa Piazza si chiama proprio “della Sala” e non “del duomo”, o con l’appellativo di qualche personaggi storico o di qualche data relativa al passato da ricordare.
Rino: ad onor del vero, la si chiama  “La Sala” fin dal tempo dei longobardi che erano soliti nominare con quest’ appellativo il palazzo dove risiedeva l’amministrazione pubblica. Proprio in questa piazza, dove stiamo ora piacevolmente passeggiando, vi fu costruito anticamente il palazzo del gastaldo che governava la città in rappresentanza del re.
Dona: mi piacerebbe visitare questo palazzo Rino, credi sia possibile?
Rino: sarebbe piaciuto anche a me ma purtroppo ad oggi, non ne rimane traccia. In seguito, la Sala divenne il luogo degli scambi e del commercio sviluppando il mercato per lo piu’ dei generi alimentari e vi si insediarono le botteghe degli artigianio e da queste attivita’ han preso nome le stradee piazze vicine: Via  del Cacio, via dei Fabbri, via degli Orafi via del Lastrone che prende il nome della grande pietra su cui veniva venduto il pesce e piazza degli Ortaggi dove possiamo ammirare il Giro del Sole dell’artista pistoiese Roberto Barni.
Dona: … e questo bellissimo pozzo?
Rino: è il Pozzo del Leoncino e un tempo veniva usato per deporre i rifiuti derivanti dalla lavorazione delle carni ma durante la lastricazione della piazza per motivi igienici avvenuta nel quattrocento per ordine delle magistrature cittadine, venne ripulito il pozzo dai rifiuti in modo da sollevare il sollevamento dell’acqua.
…Buono il gelato, Dona?
Dona: si scusami Rino ma non ho saputo proprio resistere, io ne vado pazza, il gelato e’ proprio una delle mie passioni, mi dispiace che non mi fai compagnia…
Rino: preferisco raccontare della mia citta’, questa e’ una delle mie passioni…
Dona: ehm (incassando la pessima figura del confronto di passioni) noto che l’architrave è come suddiviso in tre fasce orizzontali…
Rino: hai notato bene. Questo dipende dai materiali usati per la sua costruzione. La prima fascia in marmo bianco e’ ornata con le armi degli artefici del riordino quattrocentesco della piazza, il Giglio di Firenze e lo stemma di Pistoia. La seconda fascia è formata da blocchi di marmo verde e in origine portava una scritta oggi non più leggibile. La terza è in marmo bianco come la prima e sorregge il Marzocco fiorentino, un leone di pietra arenaria che tiene la zampa sinistra sopra lo stemma di Pistoia.
Dona: insomma, a quanto mi è dato di vedere dalle attività commerciali e dalle bancarelle di generi alimentari questa piazza ha mantenuto la funzione di scambi e di commercio e il pozzo ne è il suo simbolo.
Rino: certo, ma ci sono anche tanti altri monumenti, piazze, palazzi da visitare che caratterizzano e danno lustro alla città, per esempio Piazza del Duomo , l’ Antico Palazzo dei Vescovi la Chiesa di Sant Andrea la Cattedrale di San Zeno andando verso le mura la Fortezza di S. Barbara ….

… Inutile dire che ascoltare Rino in quel momento era come legere le sue pagine di Babilonia 61,    un narrare con grande semplicità e serenità e mi vin in mente come per incanto un passo della sua pubblicazione… accidenti la pubblicazione, me ne stavo quasi dimenticando… e pensare che ero qui per questo, per far a lui la mia prima intervista della carriera, la cosiddetta “Tredicesima intervista”, come io l’ho definita(dopo le dodici sapientemente realizzate da lui ad altrettanti personaggi storici fra cui VICTOR HUGO, ELISABETTA I D’ INGHILTERRA, FEDERICO DI MONTEFELTRO su fatti avvenuti nel 1200, 1500 e 1700) ma il mio taccuino non sanitatis e’ ancora vuoto di quelle risposte di cui avrei dovuto tracciare schizzo in merito al libro… del resto debbo ancora porre le domande, cosa pretendo!
Devo essermi immersa in questi pensieri per un lasco di tempo relativamente lungo perche’ mi accorgo che rino mi sta guardando con aria interrogativa, con quel sorriso a metà tra l’allegro e malinconico…

Dona: ehm… scusami ma stavo pensando alla risposta che ti dette Pietro da Urbino (studioso che scrisse le memorie di Federico da Montefeltro e  nominato duca di Urbino nel  1474 dal papa Sisto IV), al tuo ringraziamento per averti fatto vivere la sua Urbino del 1400 durante l’intervista che tu gli facesti.
Ora che mi accingo a salutarti caro Rino, tra l’altro senza aver riempito il mio taccuino da novellina, ti ringrazio di avermi fatto vivere la tua Pistoia nell’arco di questa “tredicesima intervista”

La risposta di Pietro da Urbino fu:
“Giovanotto, la storia e’ fatta anche di piccoli dettagli, piccli particolari che servono a completare un quadro, servono ad ultimare un mosaico, anche se psesso non ci si riesce. Talvolta bisogna avvicinarsi al lavoro per meglio dettagliarlo, a volte allontanarsi per ponderare l’ insieme e cercare l’armonia. In ogni modo tutto fa parte di un grande quadro che stiamo colorando poco alla volta e ognuno di noi come meglio sa fare.
Buona serata, amico mio.
Torni presto. Arrivederci” ……

Dona, chiedendo venia!

  1. Artemisa cara, vedi te cosa puo’ succedere con la forza dell’immaginazione…
    Un caro saluto
    Dona

  2. Non ho capito: ma è un intervista immaginaria? E io che già vi vedevo passeggiare per Pistoia!
    Che forte che sei, Dona!

  3. Rino: e’ meraviglioso il fatto che ancora qualcuno arrossisca al giorno d’ oggi! Son contenta di averti fatto omaggio gradito e soprattutto di aver riportato non piu’ di tante stramberie!!!
    A rileggerci e grazie

    *Alessio: si, mi pare che a fine anno qualcuno la prende!🙂
    A parte gli scherzi, aspettiamo!

    Un caro saluto
    Dona

  4. Adesso però aspettiamo la quattordicesima

  5. Stamani, come mio solito, apro google reader e leggo di una tredicesima intervista… sorpresa, piacevole sorpresa, inaspettata, gradita, accettata di tutto cuore.

    Meraviglioso, a parte il fatto che sono diventato rosso!
    Eccellenti le risposte, così come io le avrei date, magari gesticolando un po’ per esaltare, risaltare, evidenziare particolari e insiemi.
    Se vieni da queste parti, sei pregata di dirmelo, sarò felice offrirti un caffè e scambiare due parole.

    Rino, lusingato… e non poco.

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