Dona

L’ultima lezione – Randy Pausch con Jeffrey Zaslow

In °°°APPENA FINITO DI LEGGERE°°°, °°°PENSIERI E PAROLE°°°, °°°UNA CAREZZA DI PAROLE°°° on 08/11/2008 at 9:56 pm

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Mi e’ stato donato questo libro in primavera, a pochi mesi dalla perdita di mio padre e ancor più a breve distanza dalla morte del padrino dei miei figli. Mi e’ stato regalato dalla moglie, accompagnato da queste parole: “Non pensare che sia un brutto libro, un libro inopportuno troppo pesante per noi che stiamo vivendo questo momento particolare della nostra vita, chi l’ha letto dice che ne ha ricavato grande conforto.”

E si perché si tratta di un libro che parla della morte, vista da chi la sta aspettando come implacabile e destinata méta della sua giovane vita che sarebbe potuta essere ancora prezioso scrigno  da cui attingere;  per se , per sua moglie, i figli ancor in tenera età, per i suoi collaboratori e i suoi studenti. Insomma per un sacco di persone alle quali Randy Pausch, vuole dedicare la sua ultima lezione di vita prima che la morte lo possa prendere tra le sue braccia. Lo fa analizzando le tappe fondamentali che lo hanno reso uomo consapevole e ha tradotto il suo essere in piccole stille di saggezza alle quali ognuno può attingere per trovare un senso alla propria di esistenza. Cose semplici, rivolte a tutti, rivolte anche ai bambini perché  e’ proprio ai suoi figli che vuole lasciare questi messaggi in primis, loro che saranno costretti a crescere senza i buoni e talvolta meno buoni consigli di un padre.

Tra tanti ho scelto come simbolo questo messaggio che io reputo fondamentale come basamento nel credere nell’esistenza altrui, nel rispettarla, nell’accettarla, nel vederla come a nostra somiglianza, per credere ed essere promotori di pace in un mondo dove parlano il potere, la prevaricazione e le armi.

CERCATE IL MEGLIO IN CIASCUNO

Questo e’ un meraviglioso consiglio che mi ha dato una volta Jon Snoddy, il mio eroe alla Disney Imagineering. Mi ha rapito il modo in cui me l’ha detto. “Se hai abbastanza pazienza” ha affermato, “ la gente ti sorprenderà e ti lascerà basito.”
Per come la vedeva lui: quando ti senti frustato dalla gente, quando questa ti fa innervosire, spesso il motivo è che non le hai dato il tempo necessario per sorprenderti.
Jhon mi ha avvertito che a volte questo richiede grande pazienza – addirittura anni.
“Ma alla fine” ha concluso, “le persone ti mostreranno il loro lato migliore. Quasi tutti ne hanno uno. Bisogna sapere aspettare. Verrà fuori.”

Da queste considerazioni mi vien di farne ulteriormente un’ altra:
Cogliendo il lato migliore che ogni persona possiede, si riescono meglio ad accettare quelli peggiori, perché ognuno ne ha e spesso vanno a svalutare quelli buoni.

Ho preso per le mani questo libro solo ora, a distanza di mesi da quando me ne e’ stato fatto dono e non a caso proprio in prossimità del primo anniversario della morte di mio padre.
Nei pensieri  di Pausch ho letto i consigli con i quali lui, da sempre,  mi ha arricchito e anche se nell’andarsene non mi ha lasciato raccomandazioni, trovo spesso riscontro della sua parola.

Dona

  1. *Sempreio: proviamoci e’ un buon motto peche’ nessuno ha la certezza di riuscirci se non si mette in prima persona.

    *Artemisia: anche a me spaventava molto l’idea di leggerlo ma ho aspettao il momento giusto perche’ molte volte e’ il tempo a guidarci verso un giusto cammino.

    *Giulia: verissimo quello che dici, spesso per paure proprie non si sta abbastanza vicino a persone che stanno affrontando le sofferenze degli ultimi giorni di vita e poi ci si sente in colpa. Basterebbe anche solo che non si ripetesse.

    *Marina: risulta talvolta difficile anche a me cercare del buono in certi casi pero’ se’ e’ vero che bisogna concedere tempo penso che ognuno ne abbia diritto anche se esplicitamente non lo chiede.

    Un caro saluto
    Dona

  2. è vero che quando abbiamo la pazienza di cercare senza pregiudizi troviamo qualche cosa di buono in ogni persona umana. Dovremmo cercare più spesso, o almeno, io dovrei
    grazie anche per l’indicazione del libro
    marina

  3. Qui sono loggata come Emilia perchè ogni tanto scrivo sul blog di viadellebelle donne… ma sono Giulia di “sapervdere.splinder.”
    E’ molto bello quello che scrivi e molto tenero. Forse parlaimo poco di morte, la lasciamo fuori dalla porta anche se appartiene alla vita. E facendo così a volte si rischia di lasciare soli i nostri cari quando se ne vanno, almeno a me è successo così, perchè avevo paura di parlarne. Un abbraccio, Giulia

  4. Ti ringrazio per questo post che tocca due temi molto importanti che andrebbero sempre tenuti presente: l’accettazione della morte come parte della vita e l’accettazione degli altri.
    Molto bello.
    Terro’ presente anche il libro. Cosi’ a primo acchito mi spaventa un po’ l’idea di leggerlo pero’ da quello che ci dici e da quello che leggo nelle pagine che hai linkato penso che debba assolutamente farlo.
    Grazie,
    Artemisia

  5. ciao dona,
    interessante la tua proposta. spesso si vive affamati di farlo e spesso si dimentica di fermarsi a gustare il piatto prelibato che è la vita. poi, quando si avvicina la morte, o meglio l’età in cui la vita si sta giocoforza raccorciando, credo sia normale aver timore della morte. immagino che chi è riuscito a godersi il cammino abbia più facilità ad avvicinarsi serenamente alla morte. ma forse è solo speranza la mia.
    cercare il meglio nel prossimo, ma anche nei piccoli gesti quotidiani, apprezzandoli, non lasciarsi offuscare dai difetti altrui, ma anche dai nostri, è filosofia e saggezza.
    proviamoci😉
    un abbraccio
    dona

  6. *Giorgio: e invece noi nasciamo circondati da gente che ci mostra l’unica possibilità per essere felici e cioe’ la vita, non ci fa conoscere la morte ma ce ne tiene ben lontani,. Fin da piccoli succede questo e diventiamo adulti trascinandoci questa fragilità che facciamo di tutto per mimetizzare…la morte e’ una cosa scomoda e talvolta quasi un tabu’ persino parlarne. Certo caro Giorgio, condivido il tuo pensare.

    *Sileno: Alda Merini in questi versi mi ricorda Etty Illesum, leggerla, nella sua struggente e dolce verita’ mi da sempre una bella emozione. Grazie di averla ricordata.

    *Mio Capitano: grazie della tua visita. Cosi’ e’ stato per questo libro e siccome, a mio avviso, nulla vin per caso, ne ho ulteriore conferma. Ho voluto mettere in evidenza, tra tante, la considerazione in cui bisogna cercare di trovare il meglio in ognuno proprio perche’ vin piu’ facile come dici tu trovare il lato peggiore, fosse anche solo per sentire piu’ facilmente noi stessi migliori.

    un caro saluto a tutti
    Dona

  7. Certo è un libro che devi leggere quando ti senti nello stato d’animo adatto per farlo. Mi è piaciuto dove diceva di cercare il meglio in ciascuno, mentre noi spesso cerchiamo il peggio (e spesso lo troviamo). Ciao

  8. Dopo aver scoperto Alda Merini grazie a Giorgio ; di Alda Merini “Il mio Passato”:
    …Devo liberarmi del tempo
    e vivere il presente giacché non esiste altro tempo
    che questo meraviglioso istante.

  9. Credo che sia essenziale per la nostra felicità riuscire a considerare la morte come fatto naturale che fa parte della vita. Non possiamo giocare con piacere a un gioco (la vita) se non accettiamo tutte le regole del gioco (morte compresa): diventa assurdo. Dobbiamo riuscire a vedere quanto la nostra società ci condiziona negativamente in questo senso. Chi anche inconsciamente ha paura della morte è probabilmente un consumatore accanito di oggetti superflui di ogni tipo, perchè cerca tutti i modi per non pensare alla morte e alle cose “brutte”, per difendersene reattivamente. Essendo belli, giovanili, ricchi e in forma ad ogni età, allontaniamo la morte dai nostri pensieri ma riduciamo il senso della vita a pura accumulazione, in un crescendo senza fine che non ci soddisfa mai del tutto.

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