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QUANDO TUTTO E’ PERFETTO

Difficile da credere che ci possa essere qualcosa di perfetto di questi tempi, in cui la sfiducia collettiva generata da una crisi economica che sembra non avere più fine è condita da una discreta dose di maltempo che sovverte quasi l’ordine e il senso delle stagioni. E invece…

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Guardando questa immagine altro non mi viene da dire che in essa tutto è perfetto.
In essa trovo il senso di un momento unico in cui tutto è sospeso.
Sospeso come il fiore aperto e pronto a donare il suo nettare verso la spirotromba della sfinge del galio.
Sospese sono le sue ali che si muovono a circa 200 volte al secondo per permetterle di far rifornimento di fiori in fiore senza mai posarsi.
Sospeso il suo corpo, tozzo ma perfetto, sospese le antenne verso un onirico cielo.
Sospeso il mio respiro di fronte a questo istante in cui la natura, nonostante tutto, nella sua perfezione si concede.

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Emily Dickinson – Se io potrò impedire a un cuore di spezzarsi

Emily Dickinson

Se io potrò impedire a un cuore di spezzarsi

Se io potrò impedire
a un cuore di spezzarsi
non avrò vissuto invano
Se allevierò il dolore di una vita
o guarirò una pena
o aiuterò un pettirosso caduto
a rientrare nel nido
non avrò vissuto invano

If I can stop one heart from breaking

If I can stop one Heart from breaking
I shall not live in vain
If I can ease one Life the Aching
Or cool one Pain
Or help one fainting Robin
Unto his Nest again
I shall not live in Vain

(da Tutte le poesie, Mondadori, n. 919)

Quanta semplicità in queste parole eppur quanta difficolta’ a renderle vive…

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Il bastone

Lui l’ha aspettata dentro, seduto davanti all’altare.
Accanto a se ha il suo bastone, l’unico rimasto ora che lei non lo potrà più essere.
Stavolta e’ stato lui ad accompagnarla e non sarebbe mancato per nessun motivo al mondo, oggi.

In mezzo alla marmaglia di parole, seppur recitate tra grani del rosario, spalmate d’unto in una predica che sa di comizio, sussurrate ad alta voce dalle cornacchie in processione, ci sono solo loro. Tutto il resto sta alle spalle, anche il prete che e’ loro di fronte ad intrattenere la platea.

Devo ammettere che e’ alquanto preparato, e poi, i fiori sono freschi, l’organo spurga bene dalle sue canne e la Clivia si sente come al solito una mezza nota sopra tutte.
Anche quelli della ditta sono sempre impeccabili; ti tolgono un sacco di pensieri, e poi, ora son anche comodi con un ufficio nuovo di zecca al paese.

Ed è così che la gente con leggerezza accompagna, a momenti si spintona per seguire il cuscino di gigli e rose; in fila per una manciata di terra da buttare nella fossa e un frettoloso abbraccio come timbro di presenza.

Lui invece siede ancora di fronte all’altare, solo la schiena leggermente più ricurva. , accanto a se tiene lei, il suo bastone da sempre e tutto il resto finalmente è fuori.
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