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*Natale?!

All’inizio non l’avevo riconosciuta con quell’enorme copricapo,  lavorato almeno col 6 di ferri.
Piuttosto, ero solita vederla  a ciocche infilzate, variopinte e sparute; alche’, talvolta, ho pensato quale delle due fosse la più bizzarra tra lei e la sua acconciatrice.

Nonostante sia attenta a tener d’occhio una vecchietta pronta con indifferente prontezza a non rispettare la fila, mi accorgo che le mancano le sopracciglia.
Che stia in questo, ora, la sua bizzarria? Punto legaccio in testa e sopracciglia rasate a zero?
Ma poco più sotto, lo sguardo non sostiene, come al solito, il suo abituale sorriso e allora, mentre la vecchietta riesce nel suo intento, penso a quanto “il male” ancora riesca a spaventarmi.
Non e’ pena o compassione la mia, ma solamente consapevolezza di dure tappe da affrontare.

Per contro però,  c’ è sempre la vecchietta che che si e’ fottuta la fila e chissà quante altri momenti d’attesa…
“L’ istinto del giusto” porterebbe a farla retrocedere, ma chi ha in mano la “legge del giusto”?

Sorrido come stamane facevo, guardando i corvi sull’asfalto bere,  da rivoli alimentati dal disgelo  e variegati alla nafta.
Alcuni giorni fa, sullo stesso asfalto, ci facevano cadere le ultime noci per poi andare in picchiata a beccarne il gheriglio.
Ma poi ha nevicato e la coltre resetta le abitudini.

Per un attimo tutto sembra fermarsi e persino la baracca di Baldo sembra valorizzata dal bianco.
Inutile dire che i signori cachi, snobbati o dimenticati che siano, fanno la loro porca figura e danno risalto allo scuretto ricamato di adesivi, già leziosità del capanno.
La pala e’ ancora in appoggio, pare star li da tempo, forse da quando Baldo se n’e’ andato. Del resto la neve entro qualche giorno si scioglierà; perche’ far tanta fatica a volerla toglier di torno secondo comandata esigenza!
Nella concimaia forse bucce d’arancio tra le prime foglie del ceppo di lattuga, di certo non resti di caco…

E ancora sorrido mentre la vecchietta, uscendo con il sacco sulla spalla,  si complimenta per il punto legaccio ‘si ben fatto e augura alla fila un “Sereno Natale”.

Dona

SERENO NATALE A TUTTI
Dona
(Ascolta)

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*Questione di gusto

Ieri sera, dopo aver chiuso la finestra, stranamente ho acceso la tv.
Dico stranamente perche’ raramente succede.
In realtà, senza aver posato prima di quel momento il mio pensiero sulle miss, inconsciamente, mi son trovata alla mercè della mia curiosità.
Volevo vedere se la bellezza bellunese fosse stata ancora in gara  e mi son tuffata nello spettacolo proprio quando si trovava  tra le 5 finaliste.
Accidenti penso: “Non puo’ essere vero, mi tocca guardare!”
E cosi’ assisto alla votazione della giuria di “superesperti” e poi a quella “popolare”; il risultato collima alla perfezione e il mio sopracciglio s’inarca.
Ho gia’ perso la voglia di guardare il resto,  ma insomma non posso abbandonare proprio ora la bellezza bellunese che si ritrova, chissà come, tra le tre finaliste.
Ho un certo presentimento! Eppure porta il numero tredici al petto, io ci sono nata il tredici e  l’ho ritenuto sempre il mio numero fortunato;  portera’ fortuna sicuramente anche a lei.
Ma la prediletta della giuria ha il diciassette che so pure portare fortuna ad una grande fetta di italiani superstiziosi … sara’ una bella lotta, penso. Il 13 contro il 17, pardon per la terza contendente che ho scartato numericamente dal duello!
Cosicche’ mi metto a fantasticare sulle magie del numero tredici e su quel briciolo di orgoglio che cominciava ad insinuarsi in me nella possibilità, attraverso questa frivola affermazione, di dar lustro, attraverso la bellezza, al mio paese.
Ma la giuria di “superesperti” mi riporta di brutto alla reltà. La loro valutazione farà da traino a quella popolare, oramai ne son sicura e con un clic chiudo anche la tv.
Ogni tanto ci provo a guardarla ma e’ sempre così tutto prevedibile…

Sono insoddisfatta, non perche’ il tredici stasera abbia perso un po’ della sua magia nel mio immaginario ma bensì non voglio addormentarmi senza prima aver cambiato gusto.
Mi ritrovo per le mani Hermann Hesse , come “One more cup of coffee”,  il caffe’ della staffa prima di posare la testa sul cuscino…

Villalilla
Su colonne bianche e bianchi busti.
In tutti i viali un profumo di lillà,
e nell’aria garrendo le rondini vanno.
Su larghe scalinate dorme il tempo,
ed innevati da acacie sono quelli,
che sulle terrazze si pavoneggiano.
Rannicchiato nel mio angusto cantuccio,
sento cadere le albicocche,
vedo, come sulla sabbia pigramente
si spostano le lunghe ombre delle colonne,
e non so dove è rimasto il tempo,
che nel mio animo sognando sta.
Dal paese lontano giunge fin qui
una danza dispersa e stanca d’amore,
e davanti a me luccica lo splendore del sole
come allora, nella meraviglia trasognata,
il giorno prima della nostra prima notte,
quando l’oleandro fioriva.
Vedo sorgere la tua immagine
in tutta la grandezza del primo amore,
ti vedo passare per il cancello
come allora, -con la timida apprensione,
con le guance bianche  e rosse di fanciulla-
il giorno prima della nostra prima notte.
Il mormorio assonnato delle fontane
sonoro nel silenzio si alza,
– come allora! La mia anima continu
a tessere i sogni dei quelle notti
ed assonnata desidera una parola d’amore
e lacrime desidera assonnata.
Da Hesse
Poesie d’amore

E stamattina questo ha visto la mia anima assonnata!
(ascolta)

Copia di DSCN2639
foto@Dona
15 settembre 2009

Ps: nemmeno il 17 stavolta ha portato una gran fortuna!

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*Lungo la strada…

Marino Di Fazio – Pittore Ligure

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Mi han chiesto di parlar di poesia, ma cosa può dire una persona come me, che non ha miti a cui aggrapparsi se non l’ ispirazione che la vita le dona.
Avrei potuto spulciare tra i testi dei poeti di cui la scuola, con troppa indifferenza, mi ha nutrito. Forse, finalmente, ne avrei capito il legittimo sapore, che difficilmente si coglie affidando rime a memorie adolescenti.
Potrei citare il testo di più di una canzone ma mancherebbe il canto dei grilli e il suono dell’armonica in “Man in the long black coat” di Bob Dylan oppure la dolce malinconia nella voce di Leonard Cohen in Suzanne o ancora quella frase, icona di una delle poesie, di Dylan Thomas:

La palla che lanciai giocando nel parco
non è ancora scesa al suolo

da “Splendessero lanterne”

E che dire di questo pensiero di Andrea, 10 anni

Oggi un bambino della mia età
ha suonato
alla nostra porta.
Era carico di oggetti inutili,
che nessuno vuole,
e di povertà,
che nessuno accetta.

Queste sono per me emozioni come

…una chiesetta illuminata a guidare il cammino.

…il loro respiro sereno sotto le coperte,

…il pensiero di chi ama.

… l’ odore della terra dove affondano le nostre radici

e l’ immagine che solo a volte, ti tutto ciò, si riesce a catturare.

Così, c’e’ stato un giorno in cui mi sono fermata a guardare,
al di la del vetro, che deforma le percezioni
e spegne il canto dei grilli,
quando la luce dell’imbrunire esalta i colori.

Sulla strada ho trovato un viandante,
era nato il primo giorno d’estate
e cercava calore in ogni dove.

Mi disse: “Oggi hanno messo pioggia,
ma invece e’ uscito il sole.
Ti ho incontrato per la mia strada…
…sei così solare…”

E le parole riempiono i giorni,
i pensieri attraversano le valli.

Ho trovato i sentieri di quando ero bambina,
li ho percorsi attraverso il ricordo.

Ho capito il pianto nascosto di mio padre
e lo smarrimento di chi, perdendolo, e’ rimasto solo.

C’e’ stato un giorno in cui ho aperto al mio cuore
e non ho avuto dubbi,
l’ ho fatto entrare.

Dona

ps: ringrazio Giulia per l’invito.