Meccanismi di coppia (parte seconda)

E’ vero, non sono molto partecipe in questo mio spazio di condivisione nel web!

Ed è così che, tra i pochi,  mi perdo qualche commento, come è successo di recente con un interessante e articolato commento di “amourisamore”ad un mio recentissimo post dal titolo “Meccanismi di coppia”

Questo è il commento:

Ottimi spunti di riflessione.
Mi ricollego però ad un pensiero che collide spesso col mio. Ossia sul fatto di prevenire il disagio provocato ai figli da coppie che si separano.
Oggi come in passato, si è radicata la necessità di esprimere la coppia con un figlio/a tralasciando però tutta una serie di ragionamenti che trascendono dal voler costruire una società più evoluta e giusta.
Si parla di individualismo anche nel creare una famiglia. Questo atteggiamento è però accettato e condiviso dal legislatore che nel preservare il diritto di famiglia permette a coloro che per motivi morali o giudiziali non possono e non devono essere esclusi dalla vita del figlio.
La verità è che tutti possono mettere al mondo i figli ma che pochi possono essere capaci di crescerli nel modo corretto. Basti pensare a quante coppie devono attendere l’autorizzazione del tribunale e il meccanismo burocrate per ottenere in affido un bambino/a. Rispettare determinati requisiti fisici e anagrafici, economici e sociali. Mentre diventa tutto più semplice anche a chi è ristretto al 41bis in carcere o per reati minori a poter vivere insieme ai figli e crescerli secondo le loro idee senza che questi vadano in affido o adozione permanente.
Questa sperequazione non viene mai sollevata, ma anzi sostenuta da associazioni no profit che tentano in qualsiasi modo di dare una casa, vicino a quella dei genitori sottoposti a misure coercitive, ai figli e non ad allontanarli per una rieducazione più umana e più sincera.
I figli devono essere cresciuti da persone capaci e coscienti e il fatto che la maggior parte possa metterli al mondo, non li esclude da una responsabilità permanente sulla condotta di essi e dei debiti che contrarranno nei confronti della società.
Non tutte le coppie sono adatte a crescere figli e quelle che lo sono, spesso vengono ostacolate da chi è stato abile a costruire intorno a se una maschera di “persona per bene”.

Devo dire che ho letto e riletto molte volte questo commento in quanto in esso c’è una mescolanza di molti concetti:
– il fatto che sia facile mettere al modo dei figli
– il fatto che non sia facile essere genitori
– che non sia facile avere in affido per tempi lunghi e pratiche burocratiche  ma sembra più facile che genitori che hanno a che fare con la giustizia abbiano la possibilità di continuare a vedere e “crescere” i propri figli (aiutati anche da associazioni no profit) anziché gli stessi possano essere dati in affido
– Quali sono gli ostacoli che trovano le coppie che tu definisci “adatte”  e chi si è messo la maschera di “persona per bene” per ostacolarle?

Ritengo che sia spesso facile fare distinzioni di massa senza entrare nello specifico dei vari casi di chi sta alle parti opposte di una sbarra.
Per quanto possiamo “fare bene” credo che tutti indistintamente possiamo un giorno essere costretti a scontare le “nostre pene”.
Del tuo commento mi tengo cari due concetti:

– per chi riesce, è facile mettere al mondo dei figli –
– non è assolutamente facile essere genitori –

Dona

4 pensieri su “Meccanismi di coppia (parte seconda)

  1. Prima di tutto ringrazio te per averlo scritto e soprattutto per avermi evidenziato alcuni aspetti del mio commento.
    Il tema è molto importante, proprio per questo avevo deciso di renderlo più leggero, senza scendere troppo nei particolari.
    Concordo con te sull’efficacia di questo “universo parallelo” e ovattato che la piattaforma social offre. Permette di esprimersi e condividere con chi è aperto alla discussione, al viaggio mentale, all’apertura.
    Ognuno di noi percepisce un aspetto diverso di ciò che si scrive, evidenziarlo attraverso i commenti e i post è necessario. Sono spunti di riflessione, punti d’incontro, ponti. I muri li vediamo tutti i giorni.

    A presto!

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  2. Grazie di esser tornato a leggere e a commentare questo articolo.
    Non è facile capire ed esser capiti, soprattutto quando il linguaggio o la maniera di scrivere lasciano via via “in sospensione” il lettore. Il tema poi è importante, articolato, a tratti l’ho percepito sofferto. Molto rispetto e delicatezza e la bellezza nell’educazione di potersi esprimere.
    In questo spesso mi piace questo luogo di condivisione, ovattato ma comunque efficace.
    A presto
    Dona

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  3. Nel rileggere il tuo articolo la mia attenzione si è spostata più sulle tue domande, forse costruttive e provocatorie ma in una forma gentile e aperta.

    Il mio pensiero, che ho condiviso nella tua bacheca dei commenti nel precedente post, evidenziava forse delle situazioni limite con cui ho avuto a che fare, seppur indirettamente. Non si trattava certamente di un attacco verso le numerose associazioni no profit che sostengono i minori sottoposti a condizioni familiari complicate e ovviamente non a tutti quei casi particolari in cui è la stessa associazione a fare da tramite nel mitigare le difficoltà familiari causate dalle esigenze di sussistenza.
    Ho specificato delle situazioni in cui la misura coercitiva del 41 bis autorizzasse il contatto con i figli e spesso cresciuti nelle carceri. Mi riferisco anche a quei casi limite in cui intere famiglie costruiscono il proprio personaggio di persona perbene ma che sostanzialmente mirano solo a possedere uno status sociale a discapito di coloro che fanno del proprio meglio per accogliere in famiglia un nuovo membro con tutte le difficoltà burocratiche.
    Evidentemente non sono riuscito a trasmettere il concetto come volevo, ma la mia è stata semplicemente una visione alternativa riportando forse in maniera disarticolata e decontestualizzata, fatti e persone di una ben definita comunità sociale, povera di azioni e di intenzioni dove lo status quo ne fa da padrone e dove l’esaltazione della prepotenza è sinonimo di normalità tutelata dalla legge oltre che dalle persone.

    La sintesi alla fine del tuo articolo l’ho apprezzata e ti ringrazio per aver saputo prendere il meglio da quelle mie righe.

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