Non e’ mai stata tradizione della mia famiglia quella di allestire il presepe, da noi si “faceva l’albero”!
Pero’, chissà da dove, un anno, comparvero delle statuine, cosi’ a caso, e mio padre torno’ dalla valle orgoglioso di un pugno di muschio.
Ve le adagiammo sopra, ma non eravamo soddisfatti cosicché ritagliammo tanti pezzi di cartone colorato in cui aprimmo file di finestre.
Li sistemammo alle spalle del bambinello, al posto di mettere la capanna; del resto mancavano pure il bue e l’asinello.
Ci mettemmo comunque un pezzo di cartone che spiccava su tutti, lo facemmo terminare a punta e quello fu il campanile.
Avevamo qualche pecora ma nessun pastore, decidemmo di rinchiuderle in un recinto di sottili stecchi di nocciolo sfilati dalle fascine.
Il recinto sorse all’ingresso del paese e appena dietro, quasi a strapiombo della piccola collina, aveva preso forma il grande stagno, perche’ di muschio ce n’era proprio poco.
Un’ immensa distesa di stagnola coronata da un rosario di sassolini ad emergere come scogli; ancor ora mi chiedo con quale pretesa si volesse far assomigliare l’argenteo riflesso anche pure alla più bizzarra tonalità d’azzurro che acqua ci ricordi.
Ma non importava, anzi, avevamo ancora qualche ritaglio di cartone che mettemmo oltre lo stagno in un piccolo promontorio in cui, nel complesso, qualche abitazione ci pareva star bene.
Il tocco finale, direbbe l’artista! Quello che ho pensato e rivissuto stasera guardando questa foto.
foto@Dona
Corniglia (Cinque Terre)
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E’ senz’altro uno degli “oggetti” che ha caratterizzato la mia infanzia. Spesso la ritrovo nei miei ricordi, nei miei scritti, spesso nelle mie foto.
“In vetrina”
foto@Dona
2° classificato 14° Concorso Nazionale di Fotografia
CIRCOLO CULTURALE LOMELLINO
Mortara (PC)
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Guardavo dal finestrino di una severa cinquecento, gli occhietti arrivavano appena al bordo del vetro, il naso appiccicato alla fredda guarnizione.
Seduta sul sedile posteriore, liscio e per niente avvolgente, libera dalle allora ancora impensate cinture di sicurezza.
Rannicchiata, infreddolita, non ricordo di essere mai stata avvolta dal tepore del riscaldamento in quella austera vettura.
Persino d’estate, quei rossi sedili, emanavano più frescura di uno dei migliori sistemi di climatizzazione.
Unici spostamenti, in cui venivamo da lei ospitati, erano in rade serate in cui i miei genitori facevano visita ai loro più stretti amici.
Brevi tragitti, su stradupole strette, per lo più di montagna, verso e da un mondo che mi sembrava tanto lontano.
Cercavo di cogliere ogni bagliore che mi potesse riflettere la via, le case, il paesaggio e poi qualche volta c’erano la luna e le stelle.
Come sottofondo il rumore di un fiero motore, incomprensibili discorsi di mamma e papà e il tacito dialogo con il mio orsacchiotto preferito; l’unico che io possedessi per la verità.
Non era stato necessario dargli un nome, non doveva distinguersi da nessun altro.
Eravamo inseparabili e in un certo qual modo lo siamo tutt’ora visto che mi sta guardando con i suoi occhietti di bottone proprio in questo momento, a trentacinque anni di distanza… secondo me capisce che sto parlando di lui!
Era disadorno lui, come la cinquecento che ci portava, come la maggior parte delle cose che esistevano un tempo, nessun fronzolo, nessun vezzo.
Non sapeva piangere, ridere, dire mamma, papà o fare la pipì.
Sapeva però darmi calore e amicizia, sempre.
Ci divertivamo a guardare da quell’appannato finestrino, ci piaceva immaginare dove quella rassicurante andatura ci avrebbe portato.

“Compagna di viaggio”
foto@Dona
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Sono appena tornata dal cinema.
Ci ho accompagnato mia figlia con altre sue tre compagne di classe e la storia e’ l’ultima di Moccia.
Un po’ fuori posto, io e l’altra mamma, qualche fila piu’ avanti.
Forse era meglio rimanere fuori, in equilibrio precario davanti al bancone del bar a sorseggiare un macchiato e sputare sentenze da adulti.
E invece, in sala, mi sento a mio agio, senza bisogno di dover sostenere discorsi idioti, protetta nella comoda seduta, quasi coccolata; mai tanto quanto la ragazzina che mi siede accanto.
Mi stringo nella giacca e mi lascio andare alle mie emozioni di ragazza, quelle che a suo tempo non ho del tutto provato, quelle che ora forse sarebbe tardi provare.
Chissa’, l’altra mamma a fianco, retta sulla poltrona, cosa sta provando. Sorride, lustra di brillantini rubati alla figlia, parrebbe a suo agio.
Forse l’imbarazzo sta piu’ in chi si sente appropriato che in chi sembra essere fuori luogo..
Ma poi cosa importa, cogliamola quest’emozione seppur alla Moccia, perche’ in fondo chi non ha bisogno semplicemente di sentirsi ancora ragazzino, coccolare ed esser coccolato?
Dona
foto@Dona
Categorie: AMORE 14 · CINEMA
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Mi e’ capitato di avere per le mani una vecchia reflex alcuni anni fa, io che di macchine fotografiche non sapevo un’acca (a dire il vero neppure ora ne so poi molto) e son rimasta affascinata dal fatto che quello che vedevi nel mirino, con i dovuti accorgimenti di messa a fuoco, luminosita’ e profondita’ di campo si poteva ottenere su una stampa fotografica.
Non c’era la posibilita’ di vedere prima della stampa il risultato dello scatto per cui dovevi stare molto attenta.
Insomma prestare attenzione su quello che si sta facendo, ci permette di cogliere l’essenza delle cose ed e’ quello che qualche volta con le mie immagini riesco a fare. Quando poi questo, in termine di emozioni riesci a trasmetterlo alle altre persone allora ho la sensazione di aver dato un senso al mio fare.
Il tutto e’ iniziato da quella fotocamera e anche attraverso una serie di amicizie che mi hanno aiutato a capire alcune cose di me che fino a quel momento erano sopite. Un po’ e’ anche stata la ricerca di positivita’ in un momento della mia vita in cui ne intravvedevo poca.
Insomma gli interessi della fotografia e della scrittura hanno creato una piacevole alternativa alla routine e al vuoto che la gente lasciava attorno a me.
Cosi’ alle volte succede che l’acqua diventa cielo

foto@Dona
localita’ Riocavalli Belluno
Categorie: ACQUA · AUTUNNO · BOSCO · CIELO · FOTO · IMMAGINI · RIFLESSI · RIFLESSIONE · °°°FOTORICORDANDO°°° · °°°PENSIERI E PAROLE°°° · °°°TRA FIABA E REALTA'°°° · °°°UNA CAREZZA DI PAROLE°°°
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Da Campo Imperatore (Aq)
Agosto 2009
foto@Dona
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Nonostante i fatti, le polemiche, le lamentele, i ritardi, cio’ detto e cio’ che ancora ci sarà da dire, fa freddo e la natura fa il suo corso.
Categorie: ABRUZZO · AUTUNNO
Messo il tag: ABRUZZO, AUTUNNO

Disegno in copertina di Silvia Zanella
Quante volte ci e’ capitato di alzare gli occhi al cielo sentendo il rumore di un motore di elicottero o altro velivolo e trovarci a salutare come che la nostra mano alzata possa essere vista dal pilota e accompagnare, come una sorta di protezione, il suo volo.
A me e’ capitato ed e’ successo pure ad Olivia Vittoria Brandalise, all’incirca negli anni trenta, quando era poco piu’ di una ragazzina ed andava ad abbeverare le mucche nel territorio Bellunese.
A passarle sopra la testa in quel momento fu nientemeno che la prima aviatrice italiana Gaby Angelini. Passò così bassa che il saluto fu reciproco.
Oliva, naturalmente, non sapeva chi fosse ma ammirò quel piccolo aeroplano e e l’ aviatrice che la salutava.
Di lei si ricordò quando lesse questo avvenimento tra le pagine del libro che fu pubblicato dopo la morte di Gaby.
Oliva si ritrovò personaggio tra quelle pagine del “Diario di Gaby” e proprio a lei e’ ispirato il romanzo “La figlia di nessuno” che scrisse nel corso degli anni e che solo ora, ultra ottantenne, ha deciso di pubblicare.
Io, più che romanzo, lo definirei una favola, di quelle che si leggono ai bambini in cui l’avventura tiene il fiato in sospeso e dove alcuni episodi possono strappare qualche lacrima. In questa storia c’e’ anche una testimonianza di forte fede in Dio che non e’ facile trovare cosi’ preponderate negli scritti contemporanei. E’ cosi’ forte che talvolta ci si sente in imbarazzo scorrere certi passi.
Leggere “La figlia di nessuno”, potrebbe essere un buon insegnamento e non solamente per i bambini…
Siamo attratti da ben altre scritture: ricercate, innovative, accattivanti, scorrevoli, leggere… la semplicità attira poco e la fede e’ obsoleta o da nascondere.
Ora non mi rimane che rintracciare il Diario di Gaby.
Rinoooooo… aiutami tu!
Categorie: BRANDALISE OLIVA MARIA · GABRIELLA ANGELINI · LA FIGLIA DI NESSUNO · RECENSIONI · RIFLESSIONE · °LIBRI · °°°APPENA FINITO DI LEGGERE°°° · °°°PENSIERI E PAROLE°°° · °°°TRA FIABA E REALTA'°°° · °°°UNA CAREZZA DI PAROLE°°°
Messo il tag: AVIAZIONE, BOOK, BOOKS, CASA DI RIPOSO BELLUNO, CULTURA, CULTURE, EVENTI, EVENTS, GABRIELLA ANGELINI, LETTERATURA, LIBRI, MONTAGNA, PENSIERI, PENSIERI E PAROLE, PERSONAL, RECENSIONE, RECENSIONI, RICORDO, RIFLESSIONE, STORIA

foto@Dona
Pensa di essere in ospedale ricoverato o per eseguire degli accertamenti oppure anche solo per portare un saluto ad un parente, un conoscente o un amico.
Spesso i corridoi di queste strutture sono deprimenti e le immagini appese ai muri non aiutano molto a ravvivare l’ambiente.
In occasione della ristrutturazione di un reparto cardiologico dell’ospedale di Belluno il personale ha pensato di abbellire le pareti del corridoio con delle foto colorate e possibilmente che portino un sorriso o un emozione ai degenti, anche al personale che vi lavora o a chi vi rimane per il tempo di un saluto.
Ti chiediamo allora di donare una foto stampata, se possibile almeno 30×40… quella che ti piacerebbe vedere se ti capitasse di essere in un ospedale.
La tua foto sara’ incorniciata ed esposta con il tuo nominativo e provenienza.
Per ulteriori informazioni e per sapere l’indirizzo a cui spedire la foto rivolgersi al seguente indirizzo mail
tella1967@libero.it
Un ringraziamento anticipato a tutti coloro che parteciperanno all’iniziativa o anche solo si e’ concesso il tempo di una riflessione.
Dona
Ps: grazie ad Ale che ha gia’ aderito
Categorie: °°°FOTORICORDANDO°°°
Settembre 20, 2009 · 8 Commenti
A riprova di quando sia imbranata col pc, solo stasera ho scoperto la funzione “articolo casuale” nelle informazioni sul blog. Clic… ed ecco cosa e’ comparso, a proposito di passione…
17 giugno 2008
Lentamente srotola la tela al tepore che l’angolo a sud della casa imprigiona, tra gambi di gigli e ceppi di legna da ardere quando il sole arriverà qui stanco.
I suoi movimenti sono misurati come i pensieri scelti che il tempo rimasto per lei seleziona.
Rendono il gesto importante, privo di quella banalità che accomuna.
Del resto si sta parlando della sua vita, della sua passione.
I colori portano il segno del suo tempo, l’odore e’ acre e intenso, non si perde in quello dei gigli che vorrebbe rimanessero a suo ricordo.
Il pennello toglie le imperfezioni ma non cambia il destino neppure di chi lo impugna. Lei artista, lo sa.
L’ho vista dal terrazzo con alle spalle il grande pino. Lui sembrava prendersela tra le ampie fronde, lei il cavalletto i colori e la stoffa.
Sente il peso della fresca oscurità che incalza… ma sembra non curarsene da come le gira le spalle e guarda verso la luce che, seppur per poco, ripenellerà la sua tela.
Dona

foto@Dona
Categorie: ARTE · DALLA MIA CARTELLA DEI COLORI · FOTO · GIGLI · IMMAGINI · PITTURA · °°°FOTORICORDANDO°°° · °°°PENSIERI E PAROLE°°° · °°°TRA FIABA E REALTA'°°°
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Siamo vulnerabili
quanto forte e’ la nostra passione,
come fuscello,
al soffio di una brezza di fine estate.

foto@Dona
Categorie: DALLA MIA CARTELLA DEI COLORI · IMMAGINI · POESIA · RIFLESSIONE · °APPENA FINITO DI ASCOLTARE · °°°FOTORICORDANDO°°° · °°°PENSIERI E PAROLE°°° · °°°UNA CAREZZA DI PAROLE°°°
Messo il tag: ARTE, ATTUALITA', COLORI, CULTURA, CULTURE, EVENTS, FOTO, FOTOGRAFIA, IMMAGINI, ITALIA, PENSIERI, PENSIERI E PAROLE, PERSONAL, PHOTO, PHOTOGRAPHY, PHOTOS, POESIA, POETRY, RICORDO, RIFLESSIONE, SOCIETA', STORIA
Ieri sera, dopo aver chiuso la finestra, stranamente ho acceso la tv.
Dico stranamente perche’ raramente succede.
In realtà, senza aver posato prima di quel momento il mio pensiero sulle miss, inconsciamente, mi son trovata alla mercè della mia curiosità.
Volevo vedere se la bellezza bellunese fosse stata ancora in gara e mi son tuffata nello spettacolo proprio quando si trovava tra le 5 finaliste.
Accidenti penso: “Non puo’ essere vero, mi tocca guardare!”
E cosi’ assisto alla votazione della giuria di “superesperti” e poi a quella “popolare”; il risultato collima alla perfezione e il mio sopracciglio s’inarca.
Ho gia’ perso la voglia di guardare il resto, ma insomma non posso abbandonare proprio ora la bellezza bellunese che si ritrova, chissà come, tra le tre finaliste.
Ho un certo presentimento! Eppure porta il numero tredici al petto, io ci sono nata il tredici e l’ho ritenuto sempre il mio numero fortunato; portera’ fortuna sicuramente anche a lei.
Ma la prediletta della giuria ha il diciassette che so pure portare fortuna ad una grande fetta di italiani superstiziosi … sara’ una bella lotta, penso. Il 13 contro il 17, pardon per la terza contendente che ho scartato numericamente dal duello!
Cosicche’ mi metto a fantasticare sulle magie del numero tredici e su quel briciolo di orgoglio che cominciava ad insinuarsi in me nella possibilità, attraverso questa frivola affermazione, di dar lustro, attraverso la bellezza, al mio paese.
Ma la giuria di “superesperti” mi riporta di brutto alla reltà. La loro valutazione farà da traino a quella popolare, oramai ne son sicura e con un clic chiudo anche la tv.
Ogni tanto ci provo a guardarla ma e’ sempre così tutto prevedibile…
Sono insoddisfatta, non perche’ il tredici stasera abbia perso un po’ della sua magia nel mio immaginario ma bensì non voglio addormentarmi senza prima aver cambiato gusto.
Mi ritrovo per le mani Hermann Hesse , come “One more cup of coffee”, il caffe’ della staffa prima di posare la testa sul cuscino…
Villalilla
Su colonne bianche e bianchi busti.
In tutti i viali un profumo di lillà,
e nell’aria garrendo le rondini vanno.
Su larghe scalinate dorme il tempo,
ed innevati da acacie sono quelli,
che sulle terrazze si pavoneggiano.
Rannicchiato nel mio angusto cantuccio,
sento cadere le albicocche,
vedo, come sulla sabbia pigramente
si spostano le lunghe ombre delle colonne,
e non so dove è rimasto il tempo,
che nel mio animo sognando sta.
Dal paese lontano giunge fin qui
una danza dispersa e stanca d’amore,
e davanti a me luccica lo splendore del sole
come allora, nella meraviglia trasognata,
il giorno prima della nostra prima notte,
quando l’oleandro fioriva.
Vedo sorgere la tua immagine
in tutta la grandezza del primo amore,
ti vedo passare per il cancello
come allora, -con la timida apprensione,
con le guance bianche e rosse di fanciulla-
il giorno prima della nostra prima notte.
Il mormorio assonnato delle fontane
sonoro nel silenzio si alza,
- come allora! La mia anima continu
a tessere i sogni dei quelle notti
ed assonnata desidera una parola d’amore
e lacrime desidera assonnata.
Da Hesse
Poesie d’amore
E stamattina questo ha visto la mia anima assonnata!
(ascolta)

foto@Dona
15 settembre 2009
Ps: nemmeno il 17 stavolta ha portato una gran fortuna!
Categorie: DALLA MIA CARTELLA DEI COLORI · FOTO · HERMANN HESSE · IMMAGINI · MISS ITALIA · RIFLESSIONE · °°°BOB DYLAN°°° · °°°FOTORICORDANDO°°° · °°°PENSIERI E PAROLE°°° · °°°TRA FIABA E REALTA'°°° · °°°UNA CAREZZA DI PAROLE°°° · °°°VABBE'°°° · °°°VISTO DA UNA COMODA POLTRONA°°°
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