Dona

*bob dylan – IO NON SONO QUI – il film

In °°°VISTO DA UNA COMODA POLTRONA°°° on 20/09/2007 at 12:24 pm

                                       

Sembrano sei personaggi in cerca di autore che affrontano vite parallele alla ricerca della risoluzione di un enigma dove aleggiano le figure dei personaggi delle canzoni di Dylan. L’incontro non si concentra però solo nel paese di “enigma” ma le nature si confondono nel treno lento che avanza dietro la curva e nella vecchia chitarra di Woody. E’ geniale tentare di spiegare l’ego stesso di Dylan con sei personaggi differenti mentre l’universo femminile con cui Dylan si confronta è racchiuso in una unica donna in cui si mescolano le figure di Suze e Sara.

 

I film don’t look back, No direction home, Renaldo and Clara, Masked and anonymous, Eat the document, Pat Garret and Billy the Kid, riecheggiamo qua è la come se da ognuno di essi ne esca in realtà un personaggio stesso per la storia e forse da questo emerge anche la passione per il cinema e l’indugiare con continui riferimenti alla filmografia su Dylan più conosciuta.

 

Ne deriva purtroppo che il periodo 65 e 66 è scopiazzato da no direction home e don’t look back, con un idea di già visto soprattutto se raffrontato all’originale.

 

Cosi i sei attori diventano di volta in volta sei attori di diversi film, sei momenti diversi della carriera di Dylan e soprattutto sei aspetti diversi della personalità di Dylan, dove convivono l’animo del saggio, del poeta, della donna, dell’attore, dell’uomo marito, del cantante e dell’anima blues nera e sognatrice.

A parte l’idea di Blanchett donna mi è parso importante che all’interno dell’universo Dylan si abbia voluto trovare lo spazio per rappresentare l’anima nera di Dylan e la sua passione per la musica blues, un Woody da piccolo impersonificato da Leadbelly, anche qui una specie di connubio tra le origini della musica popolare americana, rappresentato dal ragazzo sognatore e “contaballe”.

 

Un progetto ambizioso che non riesce a spiegare in tutto, che qualche volta cede a esagerazioni ma che a volte è meno ermetico delle opere cinematografiche in cui Dylan si cimenta.

 

Si esce dal cinema chiedendosi cosa avrà voluto dire. Una specie di enigma insomma. Come accade del resto in diverse canzoni di Dylan ed in questo l’obiettivo appare ben centrato e ha il pregio comunque di far riflettere e ispirare, che come dice Dylan è il fine ultimo dell’artista.

Michele

Ho conosciuto Bob Dylan solamente circa due anni fa. 

Fino a quel momento il suo nome, per me era legato alla canzone LIKE A ROLLING STONE E non immaginavo quale personaggio o meglio quale poeta fosse. 

L’ho conosciuto attraverso il canto dei grilli in MAIN IN A LONG BLACK COAT , la melodia di violini che si fonde con quella dell’armonica in  DESIRE, la sua voce struggente in  LOVE MINUS ZERO/NO LIMIT ,  la sua ricerca in WHAT GOOD AM I , fino il suo rimettersi in gioco in MODERN TIMES . 

L’ ho conosciuto attraverso la poesia racchiusa nei suoi testi, attraverso la sua voce mai perfetta, scontata e banale, capace di dare l’emozione alle parole a renderle vive. Una poesia che non sempre ho capito ma che ho sentito. 

Non conoscevo la sua vita, i suoi tormenti, le sue gioie, la sua anima nera, i suoi amori se non quello che trasuda dalle note di SARA , non conoscevo il suo viaggiare a bordo di quel treno.

I’ M NOT THERE – IO NON SONO QUI : il film ispirato alla sua vita.  

Difficile per me da capire abituata a certi schemi. 

Un veloce susseguirsi di oniriche ed esagerate scene che il cinema in un certo senso impone e che sottilmente lasciano intendere a chi vuol intendere e che non vuol fermarsi all’apparenza.,  come lui d’altra parte non ha mai fatto

Dona

SCHEDA DEL FILM

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  3. […] blog. La soddisfazione di condividere questo spazio con molti di voi e il constatare che l’ unico post,  che viene visionato tutti i giorni e’ quello dedicato a Bob […]

  4. Devo dire che il cursore che scompare mi fa sentire cieco in una stanza buia! Aggiungo al mio commento precedente che l’attrice che interpreta Dylan è bravissima. Non avevo letto nulla prima di vedere il film ,non ero preparato. Bye bye.

  5. sono sostanzialmente d’accordo, il film ha i seguenti pregi
    alcune buone idee nella sceneggiatura
    buonissima fotografia
    ben girato e attento
    buoni attori
    ottima colonna sonora
    per il resto (non rimane molto) annoia. non racconta Dylan

  6. Io il film l’ho visto e per fortuna non ha intaccato ciò che di Dylan ricordo, ciò che evoca in me, un periodo mitico. Amo la sua musica e le sue canzoni. Ma il film non mi è piaciuto. L’ho trovato pretenzioso, adatto ad un pubblico limitato, non per lo stile narrativo, una formula non originalissima ma sicuramente interessante, ma per tutto ciò che da per scontato e per ciò che non dice. Esce fuori una parte piccola della figura di Bob, intimista, il suo rapporto con i media, con i collaboratori, e si cerca di interpretare anche (forse) lo spirito con il quale Bob raccontava e musicava le storie che lo colpivano facendole diventare ballate. Ecco, se la musica di Bob in quegli anni era un linguaggio d’avanguardia ma universale, il film non lo è.Le sue canzoni non dovevano essere spiegate, alcuni brani del film si. Bellissimo l’intreccio della sceneggiatura delle canzoni, ma si poteva fare di più. Bellisimi alcune soluzioni stilistiche e narrative, sequenze di immagini evocative ed emozionanti, ambienti asettici per raccontare alcuni momenti della sua vita. Bellissima la colonna sonora. Ma nel complesso, ripeto, il film non mi è piaciuto, mi ha annoiato. Un film metafora da rassegna cineclub, con tutto il rispetto per le rassegne ed i cineclub! Ciao, grazie per la visita.

  7. Se si deve scegliere un film per capire il periodo elettrico di Dylan consiglio No direction Home di Scorsese che è però più un documentario. I’m not there è un film che ha all’interno i suoi pregi ma non è facile e non è fatto per passare due ore spensierate.
    Per il resto il 65/66 è un buon periodo di Dylan, per me ve ne sono anche altri ognuno con le sue motivazioni e con una certa dose di genialità dove convivono musicista, cantante e poeta.Come in parte vuole spiegare Haynes. Ed è questo che lo rende speciale, diverso,mai banale. Forse non ha più riscritto Like a rolling stone ma nessuno degli altri è in grado di scrivere una cosa che mi piaccia più di ain’t talking in modern times (che dal punto di vista poetico è anche più complessa) . Prova ad ascoltarla mentri leggi il testo …Ma non voglio convincere nessuno, i gusti e le emozioni sono sempre un fatto personale.

  8. Non l’ho ancora visto.. Mi incuriosisce,ma non so se l’andrò a vedere. Non mi sembra che nenache tu ne sia del tutto convinto. Ciao giulia

  9. Il film ancora non l’ho visto. Per Dylan stravedevo nel suo periodo elettrico (anche se io ci arrivai un pò più tardi: all’epoca avevo dodici anni)
    Da Higway 61 Revisited a Blonde On Blonde e ai Basement Tapes . fu immenso e stravolse il rock. Poi mi piacque sempre di meno e adesso non lo seguo più da tempo. I miei rocker prediletti sonodiventati altri (Young, Springsteen Ben Harper, gli Wilco, i Kinks, i Ramones, i Clash, Tom Verlaine, Janis Joplin, i Nirvana, i Creedence, Hendrix)Ma lo stesso a Dylan torno di tanto in tanto: alcune sue cose continuo ad amarle in maniera viscerale.

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